Ho aperto il mio nuovo Blog!

I meravigliosi giardini botanici di Villa Taranto li trovi nel mio blog www.srake.it

Ciao a tutti. Vi scrivo queste poche righe per dirvi che da qualche mese ho aperto il mio nuovo blog, dove continuo a raccontare i miei viaggi e le mie visite con tantissime foto e tutte le mie impressioni.
Ci sono tutti questi articoli e tutti quelli che ho scritto in questi mesi, dalle 15 foto da scattare a Milano a cosa vedere a Malta in primavera, da cosa visitare a Dubrovnik fino a Pavia (e molti altri). Presto arriverà anche quello su Villa Taranto che è nella foto.
Spero che continuerai a seguirmi su www.srake.it e a leggere i miei nuovi articoli gustandoti le mie foto!
Buona lettura!

Simone @srake

Annunci

Cosa vedere a Palermo in un weekend

La Cattedrale, la Cappella Palatina, Piazza Pretoria e tutto il resto: ecco cosa visitare a Palermo in un weekend

Palermo è una città tipicamente mediterranea: nata attorno al suo porto, è da millenni un via-vai di persone e di popoli differenti, giunti per commerciare o conquistare una terra piena di ricchezze ed un tempo fertilissima (i Romani consideravano la Sicilia il granaio di Roma). Di questo mix di culture Palermo ha tenuto per sé il meglio, mescolando sapientemente gli ingredienti per creare una ricetta unica al mondo; proprio quando ha visto convivere genti molto diverse, la città ha raggiunto l’apice della bellezza: sto parlando della Palermo barocca in mano agli aragonesi-spagnoli e soprattutto la Palermo arabo-normanna (con grandi influenze bizantine), premiata giustamente con il riconoscimento Unesco. Se ci aggiungiamo il passaggio di Caravaggio che lasciò un solco profondissimo, il clima meraviglioso e la laboriosità degli artisti e degli artigiani siculi, oltre che la nostalgia per i tempi in cui la città era la capitale del Regno di Sicilia, si può comprendere benissimo l’anima della città.
Vieni con me tra le vie e i vicoli che ti mostro le sue grandissime bellezze: ecco cosa vedere a Palermo in un weekend!

– Info preliminari
– Giorno 1
– Giorno 2
– Giorno 3
– I dintorni
– Palermo e la mafia
– Conclusioni

Cosa vedere a Palermo in un weekend

Info preliminari

La bellezza barocca dei Quattro Canti, piazza emblema di Palermo
La bellezza barocca dei Quattro Canti, piazza emblema di Palermo

Che si arrivi in traghetto, con un lungo tragitto in auto o con un comodo aereo, Palermo è pronta ad accoglierti e stupirti subito. Sarà per le altissime palme che colpiscono l’attenzione o l’autostrada che costeggia il mare blu con le torri di avvistamento dei corsari che si susseguono, prima di imboccare un lungo vialone di palazzacci orrendi che non finisce più: la meraviglia e le cose brutte, Palermo è una città di grandi contrasti! L’aeroporto Falcone e Borsellino dista 50’ dal centro, con la grande variabile del traffico. Passato il monumento di Piazza Vittorio Veneto, all’improvviso la scena cambia totalmente: come se si fosse a teatro e cambiasse il fondale, dal cemento indiscriminato si passa ad un tratto ad eleganti palazzi, edifici storici ed uno stile coerente; del resto Palermo è un grande teatro a cielo aperto e non per niente qui sono nati i pupi siciliani! Proprio un teatro, il Politeama, apre il centro storico, un dedalo di stradine e vicoli tagliato in 4 quartieri da due grandi strade: la prima è la storica strada che dal porto portava al palazzo regio (e prima ancora all’Alcazar arabo, che ha dato il nome alla strada, il Cassaro come lo chiamano i Palermitani, ora Corso Vittorio Emanuele), la seconda invece una strada voluta a fine ‘500 dal viceré spagnolo da cui ha preso il nome – via Maqueda – dove sono sorti eleganti palazzi nobiliari per ostentare la loro ricchezza; in mezzo ci sono i Quattro Canti, una piazza che è il salotto della città con 4 palazzi barocchi identici e a dominare le statue giganti dei 4 re spagnoli dell’età moderna, da Carlo V a Filippo IV: una meraviglia! Prendere l’hotel nei dintorni è il modo migliore per girare la città.
Infiliamo le scarpe, prendiamo lo zaino: siamo pronti. Andiamo a visitare Palermo!

cosa visitare a Palermo in tre giorni

Giorno 1

Per visitare Palermo bisogna partire da Piazza Pretoria, il gioiello della città con le sue stupende statue
La meravigliosa bellezza di Piazza Pretoria, magnifica da ogni angolazione

Il Cassaro è l’arteria vitale di Palermo, dove sono disposti tutti i principali edifici cittadini e si possono raggiungere tutti gli altri del centro in pochi minuti. Si gira benissimo a piedi, anche perché dai Quattro Canti in su è zona pedonale.
Il punto di partenza obbligatorio per visitare Palermo è lì vicino: Piazza Pretoria, una monumentale fontana con tantissime statue pensata per un giardino fiorentino e ora in mezzo ad una piazza accanto a via Maqueda, rialzata rispetto alla strada in modo da essere ancor più imponente. Un cancello la preserva, ma davanti al Palazzo delle Aquile, sede del Comune, si può entrare e aggirarsi liberamente sui due livelli tra le decine di statue. A chiudere la piazza ci sono due palazzi, la chiesa di San Giuseppe dei teatini e la meravigliosa chiesa di Santa Caterina, con le loro cupole perfette per foto fantastiche. Proprio in quest’ultima continuiamo il tragitto: bisogna girare l’angolo arrivando in Piazza Bellini e salire la scalinata; il costo è 3€, ma sono ben spesi: Santa Caterina è stupenda, una delle chiese più belle di Palermo con i suoi marmi intarsiati di vari colori che decorano le colonne e le cappelle laterali, mentre putti in marmo e decorazioni sfarzose spuntano ovunque; in questo tripudio barocco esaltante ad attirare l’attenzione è l’abside con 5 stupendi candelabri di cristallo che calano magicamente dall’alto e soprattutto gli affreschi del soffitto e della cupola, con sfavillanti colori. Sulla cupola peraltro è possibile salire per un bel panorama su Piazza Pretoria e la città ad un costo aggiuntivo. Dall’ingresso invece si gode una bella vista su Piazza Bellini e i suoi capolavori architettonici: la chiesa di San Cataldo con le cupoline arabe di colore rosso che sembrano apparentemente uscite da un altro mondo e la Chiesa della Martorana. Questa è il primo di 7 siti patrimonio Unesco della città (più Monreale e Cefalù) che visitiamo: il campanile con le palme vicine in stile bizantino è la prima cosa che colpisce; l’interno poi ti rapisce! Ti accoglie un soffitto basso affrescato con storie sulla Gloria di Maria del XVI secolo che fa da contrasto all’oro dei mosaici bizantini della parte centrale, dove il tetto si alza e lo sguardo si perde tra i tasselli colorati che illustrano la vita di Cristo e disegnano gli Angeli e i santi. Un bosco di colonne sorreggono le volte arcuate, dividendo in modo geometrico gli ambienti e lasciandoti a bocca aperta man mano che si procede alla vista del soffitto successivo; aiutano anche i pavimenti, con le loro geometrie marmoree e ricchezza. I punti focali sono due: innanzi tutto l’abside, in stile barocco trionfante con marmi policromi a profusione e statue e stucchi che escono dalle pareti creando un effetto tridimensionale fantastico: anche nelle colonne i putti si affacciano per sorprenderti, come il magnifico tabernacolo in lapislazzuli. Altro punto focale è la cupola centrale, la più alta, con il Cristo che appare a figura intera e seduto sul trono, circondato dagli evangelisti e gli apostoli, tutti in uno sfondo dorato magnifico; le scritte in greco ricordano che le maestranze che eseguirono i mosaici erano bizantine, ma era facilmente intuibile: lo stile è proprio solenne!

La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo
La cupola dorata con il Cristo assiso in trono circondato da angeli della Martorana

Altro patrimonio Unesco è la attigua San Cataldo, che però era chiusa per pranzo. Peccato, ma non ci perdiamo d’animo e ci infiliamo sulla via che costeggia l’università e poi tra i vicoli frizzanti di vita: siamo a Ballarò, un vibrante mercato dove si possono annusare e comprare le specialità locali, con gente di tutte le nazionalità; del resto il quartiere dell’Albergheria era quello arabo!
Poco più in là c’è un altro capolavoro: la Casa Professa o Chiesa del Gesù, la chiesa gesuita della città; l’esterno spoglio dice poco, ma l’interno toglie il fiato! Marmi policromi ovunque, in prevalenza bianchi, neri e rossi che si fondono a stucchi bianchi e decorano le pareti, con putti, animali e angeli a profusione che animano ogni scena. La cosa che più mi ha colpito è che ogni colonna è differente e ogni lapide ha qualcosa che emerge e crea un effetto tridimensionale, come se desse una chiave di lettura all’intero disegno. Il soffitto invece non è così riccamente decorato, soprattutto all’ingresso dove nel 1943 cadde una bomba e quindi il grande dipinto è stato realizzato tra il 1954-56; con un occhio attento si possono notare ancora i danni nei marmi della prima parte dell’edificio. Oltre alle cappelle laterali, tutte ricchissime (tanto che sono difficili da fotografare perché non ci si riesce a concentrare su qualcosa per i troppi dettagli), la parte migliore la riserva l’abside con le storie bibliche: statue a grandezza naturale si stagliano in 2 scene (molto teatrali) con smalto di azzurro intenso per formare il cielo sullo sfondo e tanti putti (a grandezza naturale pure loro!) che assistono alle scene, decorando i fregi e le cornici delle scene. Insomma, una meraviglia da non perdere!

La Casa Professa e il suo barocco trionfante sono da vedere quando si visita Palermo in un weekend
I meravigliosi marmi intarsiati che coprono e decorano tutta la Casa Professa

Visto che adoro vedere le città dall’alto, mi reco alla vicina Torre di san Nicolò di Bari: la salita è semplice e Palermo ti appare con tutti i suoi contrasti: la meraviglia delle tante cupole accanto a palazzi abbandonati, squarci, vuoti e murales e poi palazzi moderni orrendi, le guglie della Cattedrale con dietro le montagne e l’azzurro del male dall’altra parte… In cima, vicino alla grande campana, c’è una scultura moderna che rappresenta Palermo inorridita e arrabbiata per la cattiva gestione; pare che l’artista la rimuoverà quando la situazione migliorerà… nel frattempo continua a rimanere lì! Comunque da qui la vista ti colpisce!!
Un’altra cose che colpisce di Palermo è lo streetfood, assolutamente da provare: piccoli chioschi sorgono ovunque e anche nei bar del centro si può prendere un panino da portar via con le loro specialità, tutto a pochissimo; ad esempio davanti alla Casa Professa mi son fatto consigliare il panino panelle e crocché: crocchette di patate che si sciolgono in bocca e un gustoso strato di farina di ceci fritto (le panelle appunto) dentro al panino… totale 1,50€! Se non basta si può accompagnare con un’arancina ripiena (di tutto ciò che si vuole): quelle di Ke Palle in via Maqueda sono fantastiche!
Il bello dei palermitani poi è che parlano tutti come Ficarra e Picone: quante volte mi sono girato i primi giorni pensando di averli vicini!!! Infatti i due comici ricalcano perfettamente i due accenti che si sentono in città: uno acuto con il finale a salire, come se ogni frase fosse interrogativa, l’altro che trascina le vocali rendendole lunghissime e la s “scivolosa”… Invece della parlata di Montalbano, con i verbi alla fine, nessuna traccia. Ma la particolarità è che il linguaggio siciliano utilizza aggettivi desueti, a volte astrusi: parole italiane che forse hai sentito nei Promessi Sposi o sul dizionario di latino e che nemmeno ti ricordavi potessero esistere, ma che loro usano come normalissime; questo è quello che pare più strano! L’insularità emerge anche in queste cose ed aggiunge fascino al passeggiare tra le vie della città.
Continuando a camminare, arrivo a un grande spiazzo su via Maqueda, con un’edicola liberty sotto un albero: poco più in là, l’imponente Teatro Massimo in stile neoclassico. È il 3º teatro più grande d’Europa e 1° in Italia e da non molto è stato riaperto dopo decenni. Il nome completo sarebbe Teatro Massimo Vittorio Emanuele, visto che “massimo” è un aggettivo generico per tutti i grandi teatri, ma in questo caso è rimasto indelebile. I due leoni davanti alla scalinata sono il simbolo della magnificenza che si può trovare dentro: legno dorato, una grande sala con poltroncine purpuree, fini decorazioni liberty e un immenso affresco sul soffitto della sala. In realtà me lo aspettavo più grande ancora e la guida ci spiega il “trucco”: il palcoscenico che sto calcando è tra i maggiori in circolazione, ma la sala è solo 1.381 posti, molti meno di altri teatri come La Scala; è il dietro le quinte e il soffitto del teatro che sono enormi… praticamente c’è più spazio dietro la scenografia che davanti! Sembra un’officina/falegnameria, visto che c’è un’ampia zona dedicata all’allestimento delle scene. Poi non bisogna parlare di soffitto, ma di più soffitti, almeno 6-7 che consentono di bilanciare i pesi di luci, quinte e scenografie che alza il tetto ben oltre lo sguardo dello spettatore…praticamente il doppio! Questo consente anche di avere un’ottima areazione, oltre a raggiungere un volume da record. La parte più bella è il palco reale, decoratissimo e sontuoso, che in realtà mai ospitò un re, visto che i Savoia non vinsero mai la loro diffidenza verso Palermo; però quei posti sono in vendita come poltroncine normali quindi chiunque può sentirsi un re per una sera! L’ho trovato davvero splendido.

Se ami la lirica, a Palermo non puoi perderti il Teatro Massimo
La magnificenza del Teatro Massimo in tutto il suo splendore

Il pomeriggio è lungo e va sfruttato. Risalendo lungo il Cassaro, sulla sinistra, c’è una piazza meravigliosa che sembra un set di un film: è Piazza Bologni, aperta dalla statua di uno smilzo Carlo V che fa ombra ai tavolini all’aperto nel gradevole clima palermitano e racchiusa da palazzi barocchi che portano tutto il segno dei loro anni, come le rughe di Meryl Streep… danno ancora più fascino! Questo è un ingrediente basilare per capire Palermo: è la nostalgia per i tempi in cui la città era la capitale del Regno di Sicilia, che si riflette nel carattere dei suoi abitanti e appunto nelle facciate decandenti e dimenticate dei palazzi signorili: balconi muti, facciate tristi con l’intonaco che si stacca, pietre annerite… Così è anche al centro della piazza il Palazzo Alliata di Villafranca, un gioiello da scoprire: una sontuosa dimora – in parte rimaneggiata dagli ultimi proprietari – che conserva ancora affreschi, decorazioni dorate e saloni pieni di stucchi magnifici nei soffitti; da non perdere assolutamente il “fumoir” (o sala del fumo) tutta completamente rivestita in pelle rossastra dove i signori si dedicavano all’ozio e la magistrale crocifissione di Van Dyck, maestro fiammingo che soggiornò a Palermo durante la Peste del ‘600 (e misteriosamente non lasciò la città mentre moriva 1/3 della popolazione).
Ultima tappa della giornata, sempre sul Cassaro, la Chiesa del Santissimo Salvatore, che appare risalendo sulla sinistra. La facciata non è appariscente, ma pure l’interno è molto rimaneggiato: tutta colpa delle bombe della guerra che hanno squarciato la cupola causando ingenti danni, come si può vedere appunto dalla cupola che è stata rimessa insieme come un puzzle ma con abbondanti spazi vuoti in cemento. Anche le pareti presentano gravi mutilazioni, ma l’abile restauro ha riportato l’aspetto molto simile a quello che era: una cosa molto intelligente è stata la ricostruzione di tutto il “nuovo” in semplice stucco bianco che contrasta coi marmi policromi (tra cui svetta quello nero) delle decorazioni originali che si possono apprezzare ancora bene in ampie sezioni; su tutte, la grande crocifissione di una delle cappelle con intarsi in marmi morbidi come un lenzuolo e a fianco putti che reggono simboli sulla gloria e il martirio. La chiesa peraltro è a pianta centrale e per l’ottima acustica si possono tenere concerti; altra particolarità è che dal lato esterno della chiesa si può accedere alla cupola per una vista meravigliosa del centro: sembra di avere Palermo ai propri piedi! Il Cassaro, sempre vivo, scorre infatti lì in basso e ti porta con lo sguardo verso il mare oppure alla Cattedrale, di cui pare di poter toccare le guglie! Passeggiando con la fantasia sopra ai tetti marroni e rossi, si arriva a tutte le cupole del centro e alle montagne che abbracciano la città: praticamente si visita Palermo tutta con lo sguardo!
Ritorniamo in strada e la luce comincia a calare: i lampioni si accendono e il cielo diventa di un blu elettrico. In due passi sono arrivato ormai alla Cattedrale che ogni minuto cambia colore, risplendendo sempre di più per i fari che la illuminano mentre le sue torri ancora toccano i raggi solari. Mi siedo in Piazza Sette Angeli ad ammirare questa meraviglia: ragazzi che si abbracciano e si baciano, turisti che si muovono oramai stanchi, palermitani seduti ai tavolini, con le stelle in alto che cominciano ad apparire…

Piazza Bologni sul Cassero è una meraviglia da non perdere visitando palermo in un weekend
L’ora blu in Piazza Bologni, con i lampioni che si accendono e la piazza piena di vita

Di notte Palermo è vivace come non mai. Sarà per il bel clima di fine ottobre, tantissima gente si riversa per strada attorno ai Quattro Canti e via Maqueda, per mangiare o solo passeggiare. Lo faccio anche io, per assaggiare questa atmosfera frizzante e viva…e ovviamente godermi lo streetfood cittadino, da buon palermitano (anche se solo per qualche giorno). Col buio la città diventa di un colore unico, come fosse un fumetto: il nero del cielo si mischia al giallo dei lampioni uniformando i colori degli oggetti, rendendoli così praticamente irriconoscibili; le ombre lunghe fanno il resto. Questo contrasto giallo-nero, tipico una volta, ma ora in via di estinzione coi led, rende ancor di più l’atmosfera della città affascinante, misteriosa e romantica!

cosa visitare a Palermo

Giorno 2

La Cappella Palatina, il più bel gioiello di Palermo!
La preziosa bellezza dei mosaici bizantini della Cappella Palatina

Se la prima giornata è stata piena, anche oggi non sarà da meno! La prima tappa, imperdibile quando si visita Palermo, è il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina. Da secoli sono il cuore politico della città, dove gli Arabi costruirono il loro ‘Al Kasr (sopra le fortificazioni punico-fenicie) su una collina che svettava sul porto; convertito poi dai Normanni, nel corso dei secoli hanno mantenuto le linee arabe e gli influssi europei, mischiati alla forte influenza bizantina e per questo sono patrimonio Unesco. La meraviglia più grande è proprio la Cappella Palatina, un gioiello d’oro pieno di mosaici che rappresenta l’apice di questo mix di culture e influenze, come testimoniato dall’iscrizione in tre lingue (latino, greco e arabo) appena fuori. Questo è un esempio di come civiltà profondamente diverse tra loro – araba, normanna e bizantina – potessero convivere o influenzarsi in un periodo passato alla storia per le Crociate: gli scambi e i commerci invece portarono benefici ben maggiori rispetto a sparute guerre di avventurieri affamati di terre (con la religione come alibi) e dovrebbe far riflettere chi al giorno d’oggi ritiene che Arabi e Cristiani siano totalmente inconciliabili tra loro. Stuoli di angeli e santi, scritte in greco e le storie della Bibbia sullo sfondo d’oro decorano la Cappella, culminanti nei due Cristi – uno nell’abside e l’altro nella cupola principale – fulcro di ogni chiesa bizantina: però qui la pianta è basilicale, come le chiese occidentali, con colonne che dividono le strette navate. Era la chiesa del Palazzo Normanno (da lì il nome “palatina”) a sua volta costruito attorno a due grandi cortili in epoca spagnola che all’interno contiene stanze di varie epoche: si va da altre stanze normanne (come la Sala dei Venti e la Sala di Ruggero), a quelle aragonesi-spagnole come la Sala dei Viceré con i loro ritratti alle pareti, fino a quelle borboniche come la Sala Cinese e la magnifica Sala Pompeiana. Insomma, con pochi passi si fa un bel viaggio nel tempo!

Il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina sono una delle tappe da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Le favolose decorazione settecentesche della Sala Pompeiana di Palazzo dei Normanni

Lasciando l’imponente Palazzo, che si affaccia sulla verdissima Piazza Della Vittoria, prendiamo la strada sulla destra e a 100m troviamo un cancello che chiude un frondoso giardino esotico, un po’ abbandonato a se stesso; oltre si innalza San Giovanni degli Eremiti, chiesa e chiostro ormai spogli e in disuso, ma che con le sue cupoline arabe sono un simbolo della città. Come abbiamo visto già per San Cataldo, l’architettura araba ha lasciato tracce ancora visibili: del resto 2 secoli di dominazione non sono pochi e Palermo era diventata un’importante città islamica; il colore rosso usato per le cupole però è molto dubbio, visto che ne era rimasto solo una traccia e nell’800 questa piccola prova è stata usata per dipingerle tutte di rosso…. ma nel mondo arabo non esistono cupoline rosse! Però va detto che così hanno grande fascino, soprattutto qui che contrastano con il verde del giardino e l’azzurro del cielo! È altrettanto vero che spendere 6€ per vedere una minima traccia di affresco, una chiesa spoglia e un chiostro scoperto in mezzo a un giardino mi pare troppo!
Su di esso spicca un campanile, quello di San Giuseppe Cafasso, da cui si vede bene anche il vicino Palazzo e la più lontana Cattedrale: però sarà che è decentrato, sarà la scala strettissima e ballerina, saranno i soffitti bassi (per cui ti danno un caschetto per accedere)… non mi ha fatto una bella impressione. Solo la vista sulle cupoline rosse è fantastica!

Cerchi l'influenza araba a Palermo? Non perdere la chiesa di San Giovanni degli Eremiti
La fantastica vista delle cupoline rosse dal chiostro di San Giovanni degli Eremiti

È ora di pranzo e voglio mangiare qualcosa di tipico per questo torno ai Quattro Canti e mi immergo nella Vucciria, un altro mercato tipico dove si può comprare e mangiare di tutto, reso celebre dal dipinto di Guttuso; da Piazza San Domenico alle viuzze interne, ci sono tanti ristoranti o invitanti streetfood. Io prendo un mix di fritto (abbondantissimo) e poi un piatto di pasta con sarde e muddica atturrata, ovvero pan grattugiato e finocchietto; devo dire che ai primi bocconi è ottimo, ma poi stanca.
Lì vicino si innalza l’imponente chiesa di San Domenico, che domina la sua piazza con la sua facciata barocca bianca e gialla. Dall’800 è il Pantheon dei grandi Palermitani: qui è sepolto ad esempio Francesco Crispi; non poteva mancare Giovanni Falcone, che qui ha ricevuto l’ultimo saluto ed è sepolto in una tomba minimale, su cui sono posati messaggi di persone ispirate dalla sua grande figura. Per il resto nella chiesa domina il contrasto tra la semplicità delle volte e la ricchezza delle cappelle barocche volute dalle grandi famiglie della città.
Da un grande ordine medievale all’altro: attraversiamo il Cassaro e raggiungiamo l’affascinante Piazza di San Francesco d’Assisi, con l’omonima basilica: sono contenuti affreschi antichi e stucchi di Giacomo Serpotta raffiguranti le 10 virtù francescane, ma purtroppo è in corso una messa quindi esco quasi subito. Poco male, perché a fianco ci sono 2 meravigliosi oratori: a differenza del significato attuale, con “oratorio” a Palermo si indicava un luogo dove si ritrovavano persone laiche legate da una stessa passione (solitamente il culto per un santo) per discutere, riflettere e pregare; quindi a differenza delle chiese, dove l’attenzione deve concentrarsi verso l’abside e la volta, negli oratori le persone si sedevano in cerchio e quindi i luoghi erano abbelliti a 360º: per questo anche le pareti di ingresso sono molto curate! Non fa eccezione l’oratorio dell’Immacolatella, a due passi dalla chiesa di San Francesco, a cui si accede tramite una ripida scalinata: superato il ballatoio con iscrizioni in latino, si entra in una sala dove domina il bianco! Ad esaltarlo, cornici e decorazioni dorate (sempre in stucco), che definiscono gli spazi, le geometrie e sottolineano l’affresco centrale. Anche questa è opera dei Serpotta, una famiglia dedita alle decorazioni in stucco che operò in tutta la Sicilia: a differenza del costosissimo marmo, questa lavorazione era più veloce ed economica, quindi facilitò il tripudio barocco in molte chiese palermitane; così pure gli oratori che facevano collette tra i loro adepti potevano permettersi un capolavoro! Questo è opera di Procopio, l’ultimo della famiglia, che realizzò nel 1726 i medaglioni dei santi e dei padri della chiesa e le altre statue e putti; il suo tocco geniale è stato la realizzazione in stucco di alcune membra (le ali, un paio di gambe e un braccio) dei demoni dell’affresco centrale, che così “escono” dal dipinto e lo rendono tridimensionale: sembra di partecipare in prima persona all’assunzione di Maria in cielo! Bisogna scrutarlo bene per capire… perché non si crede ai propri occhi! Anche qui lo stucco aiuta: col pesante marmo sarebbe stato impossibile.

Visitando Palermo non bisogna perdere le opere in stucco della famiglia Serpotta
Il dettaglio dell’affresco del soffitto dell’oratorio dell’Immacolatella con le ali e le gambe dei demoni in stucco che emergono (fidati!)

Però l’oratorio più bello della città è certamente San Lorenzo, lì accanto, capolavoro di Giacomo Serpotta (il più grande della famiglia). Qui l’ordine consueto di lettura delle decorazioni di un oratorio si ribalta: non si va dalla porta all’abside, ma viceversa perché Giacomo le creò a partire dal quadro che già c’era nell’abside: La natività con i santi Francesco e Lorenzo di Caravaggio; quest’opera lasciò un solco profondissimo nell’arte di Palermo come dimostrano le tele caravaggesche presenti in tantissime chiese cittadine e anche il Serpotta volle omaggiarlo realizzando 8 teatrini con le storie di San Francesco e San Lorenzo e le statue allegoriche delle Virtù con chiara ispirazione berniniana. Tutto culmina nella tela, che assieme al tabernacolo è l’unico elemento colorato dell’oratorio: dai banchi intarsiati in legno in su domina un bianco etereo, paradisiaco… che meraviglia, sembra il set per una pubblicità di detersivi: più bianco non si può! Nei tanti putti sparsi esce il genio dell’autore: invece di scolpirli tutti uguali, rappresentano le espressioni tutte differenti mentre osservano le scene delle vite dei santi; sono bambini umanissimi: ci sono quelli che fanno i capricci, quelli che fanno scherzi, quelli che si meravigliano o si scandalizzano davanti ad un nudo! Un capolavoro nel capolavoro!! Peccato solo non averli potuti fotografare perché qui è severamente vietato. Ci sarebbe dovuto essere un’attenzione simile anche nel 1969, quando qualcuno entrò e si portò via la tela originale di Caravaggio: da allora è sparita, diventando la 2°opera d’arte più ricercata al mondo! Solo un paio di anni fa, grazie a fotografie in bianco e nero e analisi di altri suoi quadri, è stata realizzata la copia che si può vedere, che colma un minimo questo enorme vuoto; vuoto che è pure aumentato, perché in seguito sono state rubate anche diverse figure dei teatrini, lasciandone alcuni sguarniti e privi di senso. Uno stato d’animo di desolazione mi coglie pensando a tutti questi tesori, probabilmente persi per sempre.

L'Oratorio di San Lorenzo è un tesoro assolutamente scoprire per visitare Palermo in un weekend
C’è chi ruba quadri e statue… e chi ruba una foto nell’Oratorio di San Lorenzo

Per completare il “pomeriggio Serpottiano”, raggiungo la vicina chiesa della Gancia (o di Santa Maria degli Angeli): ma quante chiese fantastiche ci sono a Palermo? Questa è legata al convento dei frati minori osservanti, sotto influenza aragonese, e per questo l’interno è sobrio, coi classici candelabri che pendono; però le cappelle regalano piccole gioie e capolavori, come affreschi rinascimentali, dipinti o intarsi marmorei meravigliosi, tra cui compaiono scene bibliche. L’opera Serpottiana qui è nel transetto sinistro, con due putti e due magnifici angeli che reggono una cornice, elegantissimi. La chiesa è a passo da Piazza Marina, un triangolare spiazzo accanto alle mura ed al mare: attorno al ficus centenario pulsa vita a tutte le ore del giorno. Oltrepassando la Porta Felice, arrivo al porto mentre il cielo si dipinge dei colori pastello del tramonto tra le tranquille barche ormeggiate che fluttuano e le famiglie che passeggiano. La costa prosegue con una caletta dove mi soffermo ad osservare le onde: tutto è pulito e nuovo, forse deve essere ancora inaugurato… L’atmosfera è da favola.
Continuo a camminare all’esterno delle mura  e raggiungo un bar all’aperto: sebbene si stia facendo buio e sia autunno inoltrato, ordino una brioche con gelato. Come si fa a non amare la Sicilia!? Una morbida brioche che contiene una montagna di gelato per soli 3€, da gustare vista mare…

Una passeggiata lungo il porto di Palermo è una cosa da fare visitando la città
Il fantastico tramonto color pastello sul porto di Palermo

Quando è già calata la notte cerco un posto dove cenare: torno in Piazza San Francesco d’Assisi dove mi hanno consigliato la Focacceria San Francesco (proprio di fronte alla chiesa) ed è un edificio in stile liberty (molto spartano) che fa cucina popolare siciliana, tra cui il famoso pani ca’ meusa (panino con la milza): lo prendo subito e mi godo la vista della milza che soffrigge e poi viene strizzata per essere inserita nel panino per poi essere “maritata” con ricotta e trucioli di caciocavallo; devo dire che nonostante i caldi consigli ero un po’ scettico, ma invece il gusto è molto interessante! Ne prenderei un altro!!
Per digerire, non c’è cosa migliore di una passeggiata notturna sul Cassaro ad osservare la gente; il bello è che nel weekend anche la parte più bassa della via viene chiusa al traffico e vengono messi i tavolini sulla strada davanti ai vari ristoranti, quindi è possibile cenare sotto le stelle!

Palermo cosa vedere

Giorno 3

Le case e le ville liberty di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
L’entrata di Villa Malfitano Whitaker

Abbiamo già visto tanto, ma c’è ancora tantissimo da vedere, a cominciare dalla Palermo Liberty che è un altro emblema della città al di fuori del centro. In particolare si trova nei nuovi quartieri realizzati nel primo Novecento, dove i ricchi hanno potuto edificare le proprie ville: Mondello, la Favorita e le colline che circondano la città, dove si estendevano i fantastici giardini che un tempo avevano reso famosa Palermo. Per vedere qualche villa approfitto di una intelligente iniziativa che ogni anno viene riproposta felicemente, le Vie dei Tesori, che apre le porte di luoghi solitamente inaccessibili oppure consente di visitarne tanti altri, tutti al modico prezzo di 1€: il problema maggiore è scegliere cosa visitare tra gli oltre 100 luoghi proposti! Anche le ville liberty son molte e io opto per Villa Whitaker Malfitano, una villa a due piani in un enorme giardino, dove si stagliano alcune piante enormi, con i rami lunghi almeno una decina di metri che sembrano labirinti ed altre piante esotiche; la villa, con entrate neoclassiche, all’interno è un tripudio di vetro e ferro battuto… puro stile liberty! Stile che si può ammirare nel vicinissimo Villino Florio, una casetta tra le prime opere liberty d’Italia somigliante ad un castello medievale che però è stata distrutta da un incendio doloso nel 1962: nel piano nobile si può ancora ammirare il camino e le travi originali del soffitto carbonizzate, assieme alla carta da pareti in stile floreale e i dettagli in legno: tutto è stato ricostruito usando foto d’epoca.

Le case e le ville liberty di Palermo sono una meraviglia della Sicilia: un trionfo di vetri, ferro battuto e decorazioni assolutamente da visitare
Il Villino Florio all’Olivuzza visto da fuori

Però del mobilio originale non c’è ovviamente nulla e le sale, di proprietà ora della provincia, sono quasi spoglie; di notevole c’è la vista dai finestroni e dal terrazzo superiore, che dava sull’immenso giardino che arrivava al mare (distante almeno 2km!!), ora desolatamente coperto da condomini e industrie dell’Olivuzza privi di ogni bellezza. Molto interessante anche la storia dei Florio, famiglia d’origine calabrese che si arricchì con il commercio del Marsala e le tonnare (famosa quella di Favignana) tanto da diventare tra le più importanti d’Italia (capito perché il giardino era così enorme?) e con la passione per le corse automobilistiche, tanto che istituirono la Targa Florio che tuttora esiste. Il capofamiglia Vincenzo era pure un donnaiolo per cui la casa prevedeva un’entrata dal retro per le varie accompagnatrici e c’era sempre una stanza a disposizione tra quelle dei servi, con la moglie invece relegata nelle sue stanze; anche la sala al pian terreno – dei giochi e del fumo – era proibita alle donne. Ovviamente non era l’unica dimora che avevano a Palermo: presso il porto c’è pure la Casa Florio all’Arenella (o dei 4 pizzi), anch’essa in stile liberty e visitabile con le vie dei Tesori, ma che non ho avuto il tempo di vedere.
Ma ci sono ancora tante zone di Palermo da esplorare! Camminando un po’ si arriva a Porta Carini con il mercato del Capo in cui mangio qualcosa al volo. Continuando per la via, dove il profumo di verdure si mischia a quello di residui pesce gettati per terra, si raggiunge sulla destra la sorprendente chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo: ancora lampadari di cristalli, ancora statue e meravigliosi marmi policromi ovunque e stucchi, in armonia totale; qui però il colore che rimane impresso è il celeste degli smalti color lapislazzuli nei 4 altari laterali, che raffigurano preziosamente il cielo in paesaggi biblici ideali, con colonne tortili e pavimenti perfetti per prospettiva e dettagli realizzati con minuscoli frammenti di marmo. Tutto da ammirare con gli occhi e non a parole!

Ammira l'arte siciliana nelle chiese di Palermo come la chiesa dell'Immacolata concezione
Una delle 4 scene bibliche con paesaggi ideali in marmo intagliato e il cielo in smalto della chiesa dell’Immacolata concezione al Capo

Riprendendo la via sia arriva dietro la Cattedrale: da strade e vicoli tranquilli si ritorna in pieno Cassaro. Raggiungo i Quattro Canti e mi metto in coda per visitare Palazzo di Rudinì, che anche se abbandonato e molto rimaneggiato, offre una meravigliosa vista proprio sul Cassaro e via Maqueda: sono proprio sotto Filippo II!
Per concludere sulle Vie dei Tesori, è un’iniziativa davvero eccezionale perché permette di valorizzare patrimoni altrimenti inaccessibili e coinvolge guide preparatissime oppure i ragazzi delle scuole di Palermo, istruendoli bene e facendogli vincere la timidezza. Gli unici limiti sono gli orari a volte molto diversi l’uno dall’altro (e tenerne d’occhio e incastrarne 10-15 che ti interessano è difficile) e le code che si formano inevitabilmente in alcuni posti, che i ragazzi faticano a gestire e ti complicano i piani: mi è capitato di attendere almeno 2h e pensare a cosa avrei potuto vedere altrove in quel tempo. Del resto i palermitani hanno 5 weekend per l’iniziativa, tu solo quello!
C’era talmente tanto da ammirare che nei 3 giorni sono arrivato sempre lungo e non sono riuscito ad ammirare la Cattedrale dall’interno e soprattutto dai tetti, che mi han detto essere meravigliosi e io volevo godermi al tramonto. Mi sono davvero mangiato le mani, ma almeno ho un buon motivo per ritornare a Palermo! Lo stesso vale per Santa Cita e l’oratorio del Rosario di San Domenico, dove ci sono altri capolavori del Serpotta, o Palazzo Mirto e Palazzo Abatellis, probabilmente i due migliori musei della città. Ci sono troppe bellezze a Palermo per vederle tutte in un weekend!
Come ultima serata in città, me la voglio godere girando un po’ a zonzo per i vicoli del centro. Ammiro il calare della sera su piazza Pretoria, con i lampioni che prendono vita: è certamente il luogo che mi ha affascinato di più, ci sono passato ogni giorno! Poi mi avvio verso il Teatro Massimo e mi infilo in un vicolo di fronte tanto stretto quanto meraviglioso: è via dell’Orologio e un meraviglioso orologio della chiesa in fondo ti guarda dritto per tutto il percorso, facendo lo slalom tra tavoli di ristoranti, piante, gente che cammina… insomma, la solita pittoresca Palermo! Lo scorcio è da quadro! Infine mi perdo tra i vicoli, ammirando la gente e la vita siciliana. Che c’è di più bello?

Palermo cosa visitare

I dintorni: Monreale e Mondello

Monreale e il suo bellissimo Duomo pieno di mosaici bizantini patrimonio Unesco è da vedere in un weekend a Palermo
Il magnifico Cristo Pantocratore nell’abside del Duomo di Monreale… uno sguardo che lascia senza parole!

Finora ho parlato solo di Palermo città, ma ovviamente la bellezza è sparsa anche nei dintorni. Senza raggiungere Cefalù o San Vito lo Capo, ci sono due bellissimi luoghi vicini in cui ho trascorso la mia ultima giornata.
Cominciamo con Monreale, paese sui monti appena sopra Palermo, che in realtà meriterebbe un giorno intero. Lo si può raggiungere in autobus dalla fermata di Piazza Indipendenza, davanti al Palazzo dei Normanni. Va detto che gli orari sono prettamente indicativi, perché la puntualità non è di casa a Palermo e dopo mezz’ora mi spazientisco io, figuriamoci gli inglesi che ho a fianco: oggi non sono fortunato! Nonostante il viaggio in piedi e schiacciato, ne vale la pena: appena scesi si può godere un panorama su tutta Palermo e il mare di fronte… si respira libertà! Camminando in salita si entra in paese e poco dopo sulla sinistra ecco il Duomo; come gli altri edifici arabo-normanni, fuori non sono appariscenti, ma dentro si è circondati dall’oro delle tessere dei mosaici che ricoprono tutta la chiesa: angeli, santi, ma soprattutto le storie della Bibbia coprono interamente le navate come fossero un libro da leggere, fantastico in ogni dettaglio! E’ molto più grande di quanto sembrava fuori. La luce che entra in diagonale dalle finestre non consente gran foto, ma non importa: questa meraviglia rimane impressa nella mente! Il punto focale di tutte le attenzioni sta nell’abside, con il magnifico Cristo Pantocratore dal sapore orientale che ti fissa negli occhi; per la bellezza, la modernità, i colori, sembra sia stato realizzato ieri! Pagando 4€ è possibile ammirarlo da vicino osservando quanto è enorme visitando l’abside e la cappella Roano con i suoi marmi: bellissimo quello pavimentale con le storie bibliche di Giona mangiato dalla balena! Oltrepassando le due tombe dei re normanni, in fondo alla chiesa si può invece salire sui tetti: un camminamento inizialmente stretto che poi spalanca la vista sul chiostro e su tutta Palermo; qui si possono ammirare i ricami delle decorazioni arabeggianti, le tegole dai colori sgargianti e “spiare” i passanti dall’alto!

Che meraviglia il chiostro di Monreale visto dai tetti del Duomo!
La vista del chiostro di Monreale dai tetti del Duomo

Torniamo a terra, un ultimo sguardo al Cristo e poi usciamo proprio per visitare il chiostro: costa 6€, ma credo siano soldi ben spesi per cercare di ristrutturare questo luogo magico. Un labirinto di colonne decorate con frammenti di vetro colorati e capitelli scolpiti nel marmo con le storie testamentarie ti lasceranno senza parole: sono tutte diverse! Peccato che alcune siano danneggiate e altre abbiano bisogno di restauri e pulizia, ma l’incantesimo di questo luogo è massimo! Si può immaginare il silenzio mentre i frati pregavano o passeggiavano…
Monreale ha altre bellezze, ma ci attende un’altra destinazione: Mondello! Da qui però arrivarci è complicato: bisogna tornare a Palermo, andare allo stadio e da lì prendere uno dei due autobus per la meravigliosa spiaggia, sfiorando il Monte Pellegrino. A parole è facile, ma ci vogliono quasi 2 ore! Così sono già le 15 quando ci arrivo e la fame è enorme; per fortuna mi fermo davanti al Touring Café: gelati e torte (che sembrano deliziose) per la prossima volta, mi gusto un pranzo a buon mercato e una arancina non può mancare! Mi mancherà!
Mondello è un vecchio borgo di pescatori diventato poi nel Novecento una zona “in” di Palermo, con tanti edifici liberty costruiti attorno alla baia: il più famoso ovviamente è lo stabilimento balneare, ora appariscente ristorante che abbraccia la costa. Oggi tira vento e sulla spiaggia non c’è nessuno, ma nei giorni scorsi era tutto pieno! Solo qualcuno a cavallo passeggia e mi affianca mentre vado verso il borgo antico, aperto dalla torre rotonda: poi tantissime case colorate e piccole davanti al molo, con il lungomare moderno dove riposare a guardare il mare…già il profumo e la vista ti rilassa! Un vecchio pescatore in fondo al pontile muove stancamente la sua canna, ma senza fortuna, mentre bambini giocano a calcio nel piazzale spezzando un po’ la quiete. Solo qualche turista passeggia ciondolando la testa e scrutando di continuo il mare.

Mondello, la meravigliosa spiaggia di Palermo
La bellissima spiaggia di Mondello, tranquilla a fine ottobre

Insomma, vento a parte è una favola! Capisco perché è sempre affollato e lo descrivono come la fine del mondo: hanno ragione!
Peccato che il tempo voli: ho un aereo da prendere e conoscendo i tempi dei mezzi palermitani meglio partire con ampio margine. Torno in città, ultimi acquisti, prendo la valigia e via… Mi mancherai Palermo!

 

Palermo e la mafia

Ovviamente la mafia è una delle cose che vengono in mente quando si pensa di visitare Palermo e la Sicilia. Devo dire che qualche timore ce l’avevo anche io, ma in realtà non ho visto né percepito nulla: mi è sembrata una normalissima città, vivace e vivibile come ogni città portuale e mediterranea. Certo, passeggiando tra le vie si nota qualche lapide a ricordo dei morti per mano mafiosa: “Qui è caduto Tizio”, “Qua è terminata la lotta di Caio”, oltre al sentito omaggio alla tomba di Giovanni Falcone nella chiesa di San Domenico. Ma l’enorme murales al porto e la stessa intitolazione dell’aeroporto a Falcone e Borsellino mi sembrano il segno di una città che vuole scrollarsi di dosso quello stereotipo e cercare di mostrarsi al mondo per le bellezze che possiede.

 

Conclusioni:

Ho usato moltissime volte il termine “meraviglia” per indicare le bellezze di Palermo, ma non credo di aver esagerato: visitare Palermo è un’esperienza da fare, una cosa che consiglio assolutamente! Come spero di aver fatto capire, la città è piena di posti eccezionali, ma poi c’è tutto il contorno: un clima stupendo che consente di visitare la città in maniche corte anche in primavera e autunno inoltrato, specialità culinarie squisite e davvero a buon mercato, il fascino mediterraneo delle strade e dei palazzi e la nostalgica gloria passata che traspare ovunque… Infine ci sono loro, i Palermitani, persone fantastiche che girano per la città come attori consumati in un enorme teatro, con le loro espressioni tipiche, i loro sguardi intensi, la loro lingua affascinante.
Insomma… ci siamo capiti? È giunto il momento di fare le valigie! 😉

Un ringraziamento a Rosi (su Instagram @blq74) per le preziose indicazioni.

 

Spero che il mio articolo ti possa essere utile. Fammi sapere che ne pensi lasciando un commento e seguimi sui miei canali social 🙂

 

Ecco altre foto del mio weekend:

Il teatro Politeama è da vedere visitando Palermo in un weekend
Il teatro Politeama apre il centro storico di Palermo
La chiesa di Santa Caterina è da vedere visitando Palermo in un weekend
Il magnifico affresco della volta della chiesa di Santa Caterina
La chiesa di Santa Caterina è da vedere visitando Palermo in un weekend
I meravigliosi marmi policromi di Santa Caterina
La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo in un weekend
Il campanile in stile bizantino della Martorana
La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo in un weekend
Gli affreschi barocchi all’ingresso della chiesa della Martorana
La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo in un weekend
Uno stupendo angelo in mosaico nella chiesa della Martorana
La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo in un weekend
La stupenda vista di Piazza Bellini con la Martorana dietro
Un salto al mercato di Ballarò è da fare visitando Palermo in un weekend
Il vibrante mercato di Ballarò
La Casa Professa e il suo barocco trionfante sono da vedere quando si visita Palermo in un weekend
Le meravigliose cappelle laterali della Casa Professa
Appassionato di arte barocca? Non puoi perderti Palermo e i suoi marmi e statue di Procopio Serpotta
Achab, la moglie Gezabele e la vigna di Nabot di Izreel nell’abside della Casa Professa
Palermo dall'alto è una meraviglia da vedere quando si visita la città in un weekend
La scultura di Palermo arrabbiata sulla Torre di San Nicolò di Bari
Panelle e crocché e lo stretfood meraviglioso di Palermo
Panelle e crocché e lo stretfood palermitano
Palermo dall'alto è una meraviglia da vedere quando si visita la città in un weekend
…non può mancare un’arancina!
Il Teatro Massimo è una meraviglia da vedere quando si visita la città in un weekend
Il Teatro Massimo visto da fuori
Il Palazzo Alliata di Villafranca è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
Le favolose sale del Palazzo Alliata di Villafranca
La chiesa del Santissimo Salvatore è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
La Crocifissione scolpita è una delle poche parti rimaste intatte della Chiesa del SS Salvatore
La chiesa del Santissimo Salvatore è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
La vista dalla cupola del SS Salvatore, con il Cassaro e le guglie della cattedrale
La chiesa del Santissimo Salvatore è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
La vista dal SS Salvatore con la distesa di tetti di Palermo
La vivacità della gente è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
Street photography per le vie di Palermo davanti alla cattedrale
La vivacità della gente è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
L’affascinante luce gialla di Palermo notturna… da fumetto!
Il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina sono una delle tappe da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Le decorazioni bibliche sulle pareti della Cappella Palatina
Il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina sono una delle tappe da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Una vista della Sala dei Venti di Palazzo dei Normanni
Il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina sono una delle tappe da non perdere per visitare Palermo in un weekend
La sala dei Viceré di Palazzo dei Normanni
I siti unesco della Palermo Arabonormanna sono da non perdere per visitare Palermo in un weekend
L’interno delle cupoline rosse di San Giovanni degli Eremiti
I siti unesco della Palermo Arabonormanna sono da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Il panorama dal campanile di San Giuseppe Cafasso
I siti unesco della Palermo Arabonormanna sono da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Una vista delle pittoresche vie di Palermo
La cucina palermitana è sicuramente di alto livello e da provare!
La pasta con sarde e muddica atturrata mangiata alla Vucciria
La Chiesa di San Domenico è una delle tappe per un ottimo tour di Palermo
L’esuberante facciata barocca della chiesa di San Domenico
La Chiesa di San Domenico è una delle tappe per un ottimo tour di Palermo
Una delle tombe degli uomini più illustri di Palermo in San Domenico
Le chiese e gli oratori di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
Il trionfo barocco dell’assunzione della Vergine dell’Oratorio dell’Immacolatella
Le chiese e gli oratori di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
I marmi policromi della Gancia
Le chiese e gli oratori di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
L’elegantissimo angelo serpottiano della Gancia
Palermo e la sua cucina sono una meraviglia della Sicilia
La brioche al gelato dopo il tramonto a fine ottobre: solo a Palermo!
La cucina di Palermo è una meraviglia della Sicilia
Il pani ca’ meusa (sulla destra) della Focacceria San Francesco
Le case e le ville liberty di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
Le decorazioni liberty all’interno del Villino Florio
Le chiese e gli oratori di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
Un particolare della chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo
Le palazzi barocchi di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
La statua di Filippo II vista dal balcone di Palazzo di Rudinì
I palazzi barocchi di Palermo sono una meraviglia della Sicilia: un trionfo di decorazioni
La vista di via Maqueda dal Palazzo di Rudinì
Piazza Pretoria, da vedere quando si visita Palermo
L’oscurità cala su Piazza Pretoria e le sue statue
La pittoresca via dell'Orologio con i tavolini per strada
La pittoresca via dell’Orologio con i tavolini per strada
La vista di Palermo e del mare dai tetti del Duomo di Monreale
La vista di Palermo e del mare dai tetti del Duomo di Monreale
Il Duomo e il chiostro di Monreale sono da vedere visitando Palermo in un weekend!
La fantastica vista della torre del Duomo di Monreale dal chiostro
Ammirare lo stile liberty di Palermo e Mondello
Il bellissimo stabilimento balneare di Mondello, icona del posto
La sola vista di Mondello ti rilassa
La vista rilassante del borgo di Mondello

 

Scoprire le valli Bergamasche in bicicletta

Il miglior modo di scoprire le valli bergamasche in Lombardia è andare in bici

Io amo visitare i posti camminando, su e giù, instancabilmente, ma a volte è bello cambiare e vedere il mondo da altre prospettive. Il mezzo che consente al meglio di immergersi nei luoghi è senza dubbio la bicicletta, soprattutto se si vuole vivere la campagna coprendo discrete distanze, ma essere sempre pronto a fermarsi per una foto, per visitare qualcosa o semplicemente per una pausa o contemplare la bellezza.
Ho avuto la fortuna di partecipare al tour #InBici #InLombardia tra le valli bergamasche e ti racconto la mia esperienza: ecco la mia gita in bicicletta in Val Seriana e Val Brembana.

  1. Clusone
  2. Val Seriana
  3. Val Brembana

Visitare la Val Seriana

1. Clusone

La Torre dell'Orologio, simbolo di Clusone. è assolutamente da vedere visitando il borgo
La Torre dell’Orologio e il Palazzo Comunale, simbolo di Clusone

Clusone è il paese principale dell’alta Val Seriana, facilmente raggiungibile in auto sia da Bergamo sia dal Lago d’Iseo. Grazie a una moderna strada che passa fuori dal centro, il traffico non interessa il paese che quindi appare in tutta la sua bellezza e tranquillità, come in un sonno secolare che ne conserva i dipinti rinascimentali sulle pareti degli edifici e la vita agreste nei dintorni.
Lasciando stare la vecchia strada che è ormai costellata da edifici moderni e un orrendo centro commerciale, imboccando le stradine che risalgono la collina su cui nasce il borgo si entra in un altro mondo: strade fatte di sampietrini (che donano sempre fascino), case colorate con balconi curati e rifiniture in ferro e legno, fiori per decorarle, insegne che sembrano appena uscite dalla macchina del tempo…. Senza dubbio, il cuore del paese è la Piazza dell’Orologio con la meravigliosa Torre dell’Orologio Astronomico, realizzato e disegnato da Pietro Fanzago, che indica ancora con precisione i movimenti degli astri, della Terra, del sole e della luna; a fianco c’è il Palazzo Comunale, anch’esso stupendamente dipinto, che si può ammirare benissimo godendosi un drink nel bar coi tavolini nella piazza. Ma non finisce qui! L’altra grande meraviglia di Clusone è poco più in su, il dipinto della Danza Macabra, che decora anch’essa una parete esterna (e quindi è visibile gratuitamente) dell’Oratorio dei Disciplini, accanto alla basilica di Santa Maria Assunta, con il suo bel portico e la vista meravigliosa sulle montagne. Altro punto da non perdere è la chiesa di Sant’Anna con il suo imponente affresco sulla facciata raffigurante San Cristoforo.

La Danza Macabra raffigurata sulla parte dell'Oratorio dei Disciplini di Clusone è uno dei punti più alti dell'arte in Val Seriana, in provincia di Bergamo
La Danza Macabra raffigurata sulla parete esterna dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone

Ma la bellezza di Clusone è anche la sua anima contadina ancora ben viva, che si può notare dai campi lungo la strada principale (perfetti per uno sfondo per il desktop!) o ancor meglio dalle fattorie sparse che sembrano foglie autunnali disperse attorno all’albero. In bicicletta si raggiungono con facilità e con poche pedalate si può sbirciare dentro un mondo agreste fatto di prati per il pascolo, di odori e profumi e soprattutto di un silenzio in cui volano…solo le mosche! La tranquillità regna sotto al sole: ogni pietra sembra al posto giusto, gli animali ti guardano placidi e si è circondati dalle colline verdeggianti che ti abbracciano; più in fondo la Presolana guarda tutto dall’alto. Pedalare in mezzo ai prati sfiorando vecchie case in pietra è davvero molto piacevole, ma alla fine mette appetito. Per questo torniamo nel borgo per un caldo aperitivo di prodotti locali: formaggi e salumi, accompagnati da marmellata e miele con un ottimo spritz al Ristorante Della Torre è quel che ci vuole! Non sarà Milano, ma è fantastico ugualmente.
Poco dopo è già ora di cena: l’Hotel Ambra ci attende. Anche qui è un tripudio di bontà che si sciolgono in bocca in un’atmosfera molto familiare che mi fa sempre piacere. Le portate si susseguono piacevolmente e non vorrei più alzarmi da quel tavolo, anche se sto per scoppiare: antipasto, cappellacci al ragù, brasato… gran finale con il salame al cioccolato e le merighe con il caffè! Credo che domani rotolerò… per fortuna che la camera è al piano di sopra 😉

Cosa vedere a Clusone

2. Val Seriana

Scoprire la Val Seriana in bicicletta è il modo migliore per un weekend all'insegna della natura
Il gruppo di InLombardia sulla ciclovia della Val Seriana con il campione Giuseppe Guerini

La ciclabile della Val Seriana congiunge Clusone ad Alzano Lombardo, alle porte di Bergamo, in parte ricalcando le tracce della vecchia ferrovia dismessa nel 1967 e scorrendo in gran parte accanto al fiume, anche se ci sono numerosi ponti da attraversare che spezzettano il tragitto, ma regalano belle vedute.
Lasciando Clusone e la Presolana alle nostre spalle, bisogna raggiungere la strada principale per incanalarsi sulla ciclovia che le scorre sulla sinistra prima di entrare nel bosco sfiorando un paio di fattorie e scendere dolcemente in discesa (evitando invece i tortuosi tornanti che fanno le auto). Qui c’è un punto bellissimo: si passa tra una casa nel bosco e una staccionata dove delle vacche e dei bellissimi cavalli pascolano e mangiano a pochi metri; il profumo non è dei migliori, ma viva la natura!
Giungendo a Ponte Nossa si vede finalmente il fiume Serio, che qui scorre placido e passa sotto un addormentato ponte in pietra a due arcate che contraddistingue il paese; pescatori si danno da fare con i loro alti stivali in mezzo, ma noi restiamo sulla riva sinistra e continuiamo in piano passando accanto al centro sportivo e a un bar dove si può fare una sosta. Siamo secondo me nel punto più bello del percorso: nonostante la vecchia statale scorra a fianco, la pista ciclabile è all’aria aperta e piatta, molto ampia e in asfalto, con aree di sosta e giochi per bambini nell’erba vicina, mentre si vede bene scorrere il fiume azzurro tra le rocce oltre la vegetazione cresciuta sulle sponde; sullo sfondo davanti a noi si erge il Costone, imponente monte spelacchiato che cambia colore a seconda dell’ora del giorno e che sembra apparentemente sbarrare la strada; un ponte invece porta la statale sull’altra sponda mentre noi continuiamo e passiamo accanto al Coston Beach, reso mitico per i Bergamaschi grazie alla canzone del Bepi: si può vedere una grande roccia dipinta come un’enorme anatra, mentre nell’ansa del fiume il cemento ricorda come decenni fa le politiche ecologiche non esistevano e tutto era lecito, pure costruire nel fiume per prendere il sole a un metro!
Ora il percorso torna nel bosco, con il Serio che riecheggia sulla sinistra. Pedalare sullo sterrato non è difficile, ma se ha piovuto nei giorni prima bisogna fare lo slalom tra le pozzanghere. Qui c’è poco da vedere e si può passare veloci: merita solo una casa sulla destra che pare trapiantata dal Trentino coi suoi balconi in legno e di certo chi ci abita non ama molto la compagnia!
Superando Mele e puoi raggiungendo Colzate ci sono invece i due punti più critici: prima la ciclovia si interrompe all’improvviso perché c’è una strada all’altezza di un ponte sul fiume, per cui bisogna quasi scendere per fare lo zigzag tra le sbarre che chiudono il passaggio alle moto; poi, entrando in paese, la ciclabile diventa una strada normale e bisogna percorrere una rotonda per poi imboccare il sottopassaggio del ponte per passare sull’altra sponda: peccato che sia strettissimo (se si trova un pedone bisogna fermarsi) e fare un cavatappi terribile… È praticamente impossibile non smontare dalla bicicletta, sembra una prova olimpica della gara di mountain bike!!! Qui certamente potrebbero fare di meglio per sistemarla trovando un percorso alternativo.  Anche perché dopo un breve tratto nel bosco, al ponte successivo la ciclabile torna di nuovo di là! La curva peraltro è stretta e abbastanza pericolosa, visto che le foglie e l’umido rendono molto scivoloso il legno del ponte; va detto però che la vista da qui è una delle migliori della valle.

Percorrere la ciclovia della Val Seriana è un ottimo modo per trascorrere una giornata
La bellissima vista dal ponte con l’acqua del Serio che raggiunge tutte le sfumature del verde

Ora costeggiamo l’abitato di Vertova, passando poi sotto al ponte della statale per seguire l’ansa del Serio; qui la ciclovia è un po’ stretta e sterrata, ma quasi piana. Dopo un’ampia mezzaluna bisogna frenare per fare una curva stretta e oltrepassare di nuovo il fiume: siamo al Parco Buschina a Fiorano al Serio, un posto perfetto per fare una sosta visto che è attrezzato per i ciclisti. Dopo un altro ponte su un canale industriale del fiume, si entra in paese: bisogna percorrere un bel pezzo di strada normale (o marciapiede), passando accanto al cimitero, il centro sportivo, poi via Fratelli Damiani e via Salici prima di riprendere la ciclabile, che ci porta all’ennesimo attraversamento del Serio a Gazzaniga; dopo un altro piccolo tratto di zona industriale – peraltro tranquilla – la ciclabile immersa nel verde raggiunge Albino, sfiorando un centro ippico con meravigliosi cavalli. Anche questa zona è molto bella e si pedala tranquilli fino al retro della stazione di Albino: da questo punto la ciclabile procede fino al Alzano, passando su un paio di splendidi ponti romanici e lambendo delle piccole cascate splendide, ma noi prendiamo la via paese, passando per il suo centro e pedalando in salita. Un po’ di fatica, dopo la tanta discesa, si fa sentire, ma la funivia non è così lontana. Eccola infatti comparire in fondo alla strada! 5 minuti sospesi nel vuoto in funivia sopra le montagne bergamasche e siamo a Selvino e la prospettiva cambia: la Val Seriana appare piccola e distante; pure il clima è sensibilmente più fresco! È un paese a cavallo delle due valli e può essere raggiunto anche con una strada con ben 28 tornanti, ognuno dedicato (2 anni fa in occasione del passaggio del Giro d’Italia) a un ciclista bergamasco: c’è quello di Savoldelli, quello di Ivan Gotti.… e infine del mitico Gimondi! Attenti però a guardare la strada e non al nome del ciclista! Selvino è molto graziosa e sembra provenire da un’altra latitudine: pietre a vista, grandi balconi in legno, moltissimi fiori, strade tranquillissime e pulite… Insomma sembra più di stare in Svizzera che in provincia di Bergamo!
Visto che è già ora di pranzo ci fermiamo al ristorante Il Giardino, vicino alla funivia. Dobbiamo fare il pieno di energie, ma senza appesantirci e per questo prendiamo un piatto unico con un mix di leccornie locali: tortelli al burro, salvia e noci, polenta morbida e scaloppine ai funghi… ho ancora in mente il gusto, che bontà! Il pezzo forte arriva però dopo, con il dolce: per distacco il miglior tiramisù della mia vita, con una crema soffice che quasi volava e si scioglieva in bocca! Ne avrei mangiati 2… o 3! Anzi, 4!!!! Merita il viaggio solo per quello! Ho fatto i miei complimenti allo staff.

Non c'è modo migliore che degustare i piatti tipici in un ristorante durante una gita fuori porta
Il delizioso piatto unico con tortelli, polenta e scaloppine ai funghi. Eccezionale!

Purtroppo dobbiamo lasciare il ristorante; in mezzo al paese c’è una vecchia seggiovia: ricorda un po’ i bei tempi andati visto che oramai nevica pochissimo e la pista è una sola, ma chissà quanti bambini hanno messo e continuano a mettere per la prima volta gli sci qui. Visto che ci sono i cannoni spara-neve funziona ancora e noi la prendiamo, anche se i prati sono verdissimi: in cima infatti ci aspetta il Selvino Adventure Park, un emozionante parco avventura sospeso dove mettere alla prova adrenalina e coraggio (soprattutto per chi soffre di vertigini come me). È per tutte le età: si va dai percorsi facili per bambini a quelli più alti e complessi per adulti. Basta avere l’imbragatura, il caschetto e il moschettone e via! Su e giù da scale in corda, percorsi sospesi, tunnel… fino alla meravigliosa tirolese che ti fa scivolare a grande velocità nel vuoto. Attenti a non mettere le mani sul carrello ma sotto! A volte è bello tornare bambini… (anche se per poche ore).
Tornati in paese, abbiamo bisogno di tranquillità: il posto perfetto per il relax è l’Hotel T’Ami e la sua fantastica SPA! Piccola, ma non manca nulla: si comincia con una doccia calda per lavare le scorie prima di entrare nella sauna e nel bagno turco; poi è il turno della “cascata del mulino“, un’autentica copia in scala ridotta di un mulino in legno che ti fa giungere allo stesso tempo getti caldi e freddi… Da provare! Sorseggiando un drink nelle pause, con la possibilità di sedersi sulle sdraio nella zona relax con le luci soffuse che continuano a cambiare colore (quelli fighi la chiamano cromoterapia!), si arriva al gran finale: la vasca idromassaggio con le essenze di montagna da spargere, che ribolle e ti coccola per 20 minuti portandoti in una bolla spazio temporale in cui si riesce a dimenticare tutto e tutti! Meraviglioso! È perfetto soprattutto per le coppie che vogliono godersi intimità e complicità all’insegna del benessere in una giornata romantica e indimenticabile. Anche perché pure la cenetta può essere romantica: salumi e formaggi locali, casoncelli bergamaschi fatti in casa e involtini di carne e polenta possono essere l’antipasto per una serata mooolto interessante! 😉
Non per me che sono solo soletto, per cui mi avvio a riposare. Mi aspetta lo splendido B&B Il Ghiro, con due sole stanze ma che riescono a far sentire gli ospiti a casa propria per tutte le comodità e la gentilezza della famiglia che lo gestisce.

Visitare la Valle Brembana

3. Val Brembana

Il miglior modo di scoprire la Val Brembana è farlo in bici prendendo la sua ciclovia
Un ponte sopra il fiume Brembo vicino a Piazza Brembana

Scoprire la Val Brembana non è semplice: si rischia di essere abbagliati dalla bellezza di San Pellegrino Terme e non vedere le altre meraviglie disseminate lungo la valle. Il miglior modo per ammirarle è partire dall’alto – da Piazza Brembana – e scendere. La ciclabile è molto bella e sfrutta il tracciato della vecchia ferrovia, gallerie comprese, che danno grandissimo fascino a tutto il percorso; a differenza della Val Seriana, è praticamente tutta sulla riva sinistra del fiume Brembo, quindi scorrevolissima e piacevole, con la natura rigogliosa che ti avvolge pedalando. Unica pecca (piccola) qualche increspatura dell’asfalto ogni tanto, ma facilmente superabile con la bici.
Il tracciato che parte da Piazza Brembana incontra subito un paio di gallerie, molto affascinanti anche da fotografare, ma che sono molto umide e con uno sbalzo termico considerevole (soprattutto col bel tempo): niente di impossibile comunque! Poco dopo, oltrepassato un ponte arcuato che regala una bella vista, si scorge una vecchia casa costruita sotto un enorme masso erratico sporgente; mostra tutti i segni del tempo, ma l’orto di fronte dice che non è abbandonata anche se il vecchio proprietario ci racconta che vive altrove. Però vedere il tetto sporgere da sotto la roccia fa un certo effetto!
Poco lontano c’è la frazione di Lenna, dove si può trovare l’Agriturismo Ferdy, un piccolo paradiso: una casa in muratura con una bellissima vite che si arrampica affianca alcuni pony che brucano l’erba e ci accolgono pacifici, mentre più avanti compare l’agriturismo vero e proprio dove è possibile assaggiare i prodotti tipici della tradizione bergamasca. Il proprietario spiega con molto orgoglio che ha voluto conservare e tramandare la cultura contadina di una volta, proteggendo la biodiversità e i capi di bestiame come la vacca e la capra orobica a rischio estinzione perché negli ultimi decenni gli sono stati preferiti animali che producono più latte; così facendo quasi ovunque è sparita la specificità territoriale che al contrario è un tesoro! Anche nella produzione dei formaggi ci spiega che si rifiuta di utilizzare enzimi comprati (come fanno molti) per lasciar fare solo alla Natura e avere i prodotti come una volta; un processo prezioso, sia perché richiede più tempo sia perché produce meno, ma certamente con qualità più alta. E assaggiando i tre tipi di formaggio che ci fa degustare, tutti con acidità differente, si sente eccome: lo strachì (stracchino), la robiöla (robiola) e la formaggella sono ottimi, così come i salumi.
Oltre alla scuderia di cavalli dove si possono prendere lezioni, fiore all’occhiello dell’agriturismo è la SPA: una chicca in stile rustico ma curato in tutti i particolari e pronta a rilassare e coccolare i suoi ospiti, specialmente le coppie. Persino le pietre usate per costruirle non sono casuali, ma tutte dei dintorni: insomma in questo posto, visitatissimo da stranieri, tutto è orgogliosamente a chilometro 0!

Una delle gemme della Valle Brembana vicino a Bergamo è l'Agriturismo Ferdy
L’edificio principale dell’Agriturismo Ferdy, con il suo stile rustico ma curatissimo

Stare seduti a degustare è bello, ma bisogna tornare a pedalare! Prossima tappa il borgo di Cornello dei Tasso, uno dei borghi più belli d’Italia, raggiungibile dopo una salita e qualche tornante: per fortuna ho la bicicletta elettrica! Al bivio le macchine rimangono nel parcheggio, ma io continuo con la bicicletta lungo il sentiero che porta fin dentro al borgo, passando sotto l’arco. Immediatamente si fa un salto nel tempo, indietro alla fine del Medioevo, quando qui passava l’antica via mercatorum che portava ai Grigioni in Svizzera e Cornello era il primo posto dove era possibile fare mercato dopo Bergamo; per questo le viuzze coperte ora deserte vanno immaginate caoticamente piene di mercanti e merci. Il borgo si chiama così perché era costruito su un colle (Corno) e vi ci abitavano i Tasso, una famiglia divenuta celebre non solo per lo scrittore Torquato (che però probabilmente non visse mai qui), ma perché inventò il moderno sistema postale con staffette poste lungo le strade che permettevano di cambiare il cavallo e averlo sempre fresco e non fermare la comunicazione. La famiglia divenne specialista nella posta e fu al servizio prima della Repubblica di Venezia, poi pure Milano, il papa, Napoli e persino l’imperatore, che per i loro preziosi servigi concesse l’utilizzo dell’aquila imperiale nello stemma della famiglia, così come si può vedere disegnato ancora su un muro del borgo. Altra particolarità del paese era la costruzione su tre livelli: su quello più basso, come detto, si faceva mercato, in quello intermedio c’erano le abitazioni e in cima la chiesa. Per questo è meglio girarlo a piedi, addentrandosi tra i vicoli in pietra e ammirando ogni angolo. Purtroppo l’imponente palazzo dei Tasso, pericolante, fu abbattuto tempo fa, ma si può conoscere tutta la storia della famiglia e della posta nel museo, dove è conservato anche un corno che annunciava l’arrivo del corriere per cambiare il cavallo: il corno è ancora il simbolo delle poste! Ad ogni modo ogni pietra, ogni arco, ogni casa ben tenuta disegnano un piccolo mondo antico che sembra uscito da una fiaba: mancano solo l’oste, i cavalieri ed il drago che minaccia tutti…

Visitare Cornello dei Tasso, borgo più bello d'Italia della Valle Brembana
Il gruppo appena attraversato l’arco di Cornello dei Tasso, sul lastricato dove c’erano tutte le botteghe del mercato

Proseguiamo. Le discese in bici sono sempre come le feste di compleanno da bambino: molto divertenti, ma finiscono presto. Si torna lungo il corso del fiume, anche se in una posizione più rialzata. Superata Oneta, frazione dove c’è il Museo di Arlecchino (maschera bergamasca!), si arriva a San Giovanni Bianco costeggiando la statale; essendo chiusa la galleria ciclopedonale, dobbiamo passare per il paese, di fronte alla chiesa e per il ponte di un affluente del Brembo. La vista è splendida, ma non è il posto per fermarsi visto che siamo sulla strada normale; imboccando subito dopo via Roma andiamo a riprendere la ciclovia che rimane ai piedi delle montagne, tranquilla in mezzo al verde fino a che non passa sopra alla strada statale e si porta sull’altra sponda del fiume, continuando nel verde. È forse il tratto più tranquillo di questa ciclabile: qualche chilometro praticamente piatto in mezzo al bosco con qualche affascinante galleria da attraversare, che ci porta dritti a San Pellegrino Terme: il Grand Hotel è proprio di fronte a noi! Dopo ci torniamo, ma ora lo stomaco borbotta: attraversiamo il ponte e passiamo sul lungofiume in stile parigino e ci fermiamo all’Albergo Ristorante Il Bigio, facendo slalom tra i ragazzi che escono dalla scuola. Qui puoi ordinare a occhi chiusi: qualsiasi portata arrivi è la fine del mondo! Risotto zafferano e liquirizia, poi brasato di carne e polenta, chiusura con macedonia e gelato allo zucchero filato….. Ci siamo capiti? Io vengo a mangiare tutti i giorni qui!!
Con ancora il sapore del gelato nel palato, inforco di nuovo la bici. Scendiamo un po’ più a valle per prendere la strada sulla destra: è una bella salita di almeno 20 minuti, a tratti impegnativa con tornanti e strappetti, ma che regala viste favolose su tutta San Pellegrino e le montagne che la coronano da ambo i lati e sale fino alle Grotte del Sogno. All’altezza di un paio di villette in stile liberty lasciamo la bici e ci avviamo a piedi, scendendo sulla destra dei gradini (con vista) e poi prendendo il sentiero che ci conduce all’ingresso delle grotte. Sono state scoperte da un coraggioso (o un pazzo?!) che, quando trovò un buco nel terreno, decise di entrarci e poi le esplorò tutte, con le loro stalagmiti e stalattiti create dall’acqua che ha scavato la roccia nei millenni e continua a gocciolare. Il clima è quindi umido, ma si sta bene: il caschetto protegge dalle gocce che cadono sulla testa mentre si osservano i laghetti sotterranei o le pieghe prese dalla roccia che sembrano le lenzuola al mattino, circondati dall’eco che si forma ad ogni passo.
Il clou del pomeriggio ci aspetta però a valle, in paese: scendiamo veloci sulle strade praticamente deserte con il sole che comincia a scendere dietro le montagne e creare giochi di luci, arrivando in fretta. Attraversiamo il ponte vecchio sul Brembo e torniamo ai piedi del Grand Hotel: è imperioso! L’insegna un po’ sgangherata e il colore sbiadito però dimostrano tristemente che questo esempio di liberty ai massimi livelli ora è chiuso, ma sono cominciati i lavori per una riapertura futura. Chissà come era interiormente! È dura capirlo, ma possiamo averne un’idea visitando l’altro gioiello del paese: il meraviglioso Casinò di San Pellegrino! Capolavoro del milanese Romolo Squadrelli, è dall’altra parte su una collina rialzata, come a tenere sempre sott’occhio il Grand Hotel; la facciata riccamente decorata però non inganni: fu costruito in soli 20 mesi (!), poco prima della Prima Guerra Mondiale. Ha avuto però un destino sfortunato, perché rimase in funzione solo per pochi anni: con l’autarchia fascista e le prediche accalorate dei preti circa i peccati che vi si compivano, venne presto chiuso per poi essere aperto successivamente per spettacoli e altri intrattenimenti.

Il monumentale Casinò di San Pellegrino, mirabile esempio di stile liberty da non perdere
Il meraviglioso e monumentale scalone del Casinò di San Pellegrino

Ora si può visitare grazie all’ottimo lavoro dell’Associazione Oter, un gruppo di ragazzi che accompagna i visitatori tra le sue bellezze, dall’atrio d’ingresso al monumentale e meraviglioso scalone (all’altezza di tutti i migliori teatri coevi!) e le sale superiori, ricche di dettagli fantastici… li fotograferei tutti, sono pazzo dello stile liberty! Quello che mi piace di più è anche la commistione di materiali (legno, marmi, ferro battuto e vetro) che si fondono in maniera pregevole, spesso aiutati da economici e malleabili stucchi che sostituiscono un materiale prezioso e hanno consentito la veloce realizzazione.
L’estasi artistica suprema è ovviamente nel grande scalone, che deve aver lasciato tutti gli ospiti senza parole! Con i suoi sontuosi tappeti rossi trascina lo sguardo verso l’alto, a partire dalle statue di donne ebbre che sorreggono i lampioni della balaustra, alle colonne e agli stucchi delle pareti, fino agli affreschi di Malerba del soffitto che raffigurano i mesi dell’anno impersonificati dai segni zodiacali e la vetrata centrale con il ferro che raffigura due farfalle. Tutto l’edificio è un’allusione unica all’erotismo e all’ebbrezza: le sensuali statue, i simboli fiori di calla del pavimento, i satiri che rappresentano la tentazione,  i putti e le figure svestite degli affreschi per l’erotismo… perfino le due torrette con le strutture in ferro che gli conferiscono una forma fallica. Del resto chissà cosa facevano i membri del club per rilassarsi e divertirsi nelle salette del primo piano… Nessuno lo sa, perché non è rimasta alcuna documentazione scritta, ma tutto lascia credere che le prediche dei preti fossero fondate e gli eccessi non rimassero raffigurati solamente sulle pareti! Di certo c’è che è rimasto a noi l’edificio, una meravigliosa donna della Belle Époque di 110 anni (portati benissimo) che non smetterei mai di ammirare!
Vengo trascinato fuori a forza perché comincia a imbrunire. Ultima tappa il birrificio Via Priula per una fantastica degustazione: dopo tante fatiche ci sta! Una dopo l’altra le birre scivolano giù con le loro note di rosa e erbe selvatiche… non per nulla sono arrivate sul podio in una competizione in Giappone!
Non poteva chiudersi meglio questo fantastico weekend all’insegna dello sport, della natura, della cucina tipica e della tanta bellezza che ci circonda (ma che spesso sottovalutiamo).

Spero che il mio articolo ti possa essere utile. Fammi sapere che ne pensi lasciando un commento e seguimi sui miei canali social 🙂

Cosa vedere a Bergamo e dintorni

Ecco altre foto di quel fantastico weekend:

Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La fantastica vista dalla basilica di Santa Maria Assunta a Clusone
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Una scalinata che scende verso il centro di Clusone
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
L’aperitivo a base di formaggi, salumi e miele al Ristorante Della Torre
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La preparazione del secondo all’Hotel Ambra di Clusone
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Il fantastico dessert dell’Hotel Ambra di Clusone: salame al cioccolato davvero delizioso!
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Una meravigliosa casa-fattoria tra le colline di Clusone
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La vista dal ponte di Ponte Nossa con i pescatori nel fiume Serio
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Il fiume Serio presso il Coston Beach
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Veronica di LifeinTravel nella parte finale della ciclovia della val Seriana
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La bella vista dalla cima della funivia Selvino-Albino
Selvino-Bergamo-case-balconi-legno
Le belle case curate di Selvino
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Il celestiale e sofficissimo tiramisù del ristorante Il Giardino di Selvino
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La fantastica discesa sulla tirolese del Selvino Adventure Park
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La vista scendendo dalla seggiovia di Selvino
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La stanza della cromoterapia della SPA dell’Hotel T’Ami
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La graziosa camera del B&B Il Ghiro con la maglia InLombardia
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Le affascinanti gallerie della ciclovia della Val Brembana
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
In azione sulla ciclabile immersa nella natura
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Il fiume Brembo in alta val Brembana
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La casa costruita sotto l’immensa parete di roccia
Agriturismo-Ferdy-Lenna-Valle-Brembana-pony-natura
I pony che ti accolgono all’Agriturismo Ferdy
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
I prodotti tipici della degustazione all’Agriturismo Ferdy
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Uno scorcio del bellissimo borgo di Cornello dei Tasso
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Uno dei palazzi del borgo di Cornello dei Tasso con lo stemma affrescato
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La squisita macedonia con gelato allo zucchero filato al Ristorante Il Bigio
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Il bellissimo panorama su San Pellegrino salendo verso le Grotte del Sogno
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La meraviglia all’interno delle Grotte del Sogno sopra San Pellegrino
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La facciata liberty del Grand Hotel di San Pellegrino
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La meravigliosa facciata del Casinò che si alza nel verde
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La vetrata favolosa della sala superiore del Casinò di San Pellegrino
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Gli stucchi con i putti e gli affreschi di Malerba del soffitto del Casinò
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Uno dei fantastici lampadari del Casinò
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Un gran finale di uno splendido weekend. Brindisi al Birrificio Via Priula

 

Guida alle Isole Borromee del Lago Maggiore

Le Isole Borromee: cosa vedere sul Lago Maggiore

In Italia ci sono luoghi che lasciano senza parole e fanno sognare: sogni di visitarli la prima volta oppure di ritornarci, guardando le tantissime foto condivise sui social da chi ci va. Parlo della Costiera Amalfitana, del Salento, delle Cinque Terre… In questa lista non possono assolutamente mancare le Isole Borromee del Lago Maggiore, tre minuscoli lembi di terra e rocce che custodiscono enormi bellezze. Ti sei mai chiesto cosa vedere alle Isole Borromee? Ti guido alla loro scoperta!

  1. Consigli per visitare le Isole Borromee
  2. Isola Bella
  3. Isola dei Pescatori (o Isola Superiore)
  4. Isola Madre
  5. I dintorni
  6. Considerazioni finali

Cosa visitare sul Lago Maggiore

1. Consigli per visitare le Isole Borromee

Sebbene ci siano degli hotel su alcune isole, è normale raggiungerle in battello in mattinata. Ma dove prenderlo? Io consiglio di arrivare in auto fino a Stresa. Il sistema di navigazione del Lago è efficiente e quindi si potrebbe arrivare anche da Arona o da altri paesi del basso lago, ma ci sono due motivi per preferire Stresa (sebbene più lontana): in primis il battello è più lento dell’auto, anche se consentirebbe di godersi dei bei panorami; in secondo luogo è molto costoso: arrivare da Arona o Angera costerebbe 6,80€, invece dei 3,40€ da Stresa (a persona). Tra l’altro Stresa ha molti parcheggi gratuiti sul lungolago.
Siccome noi vogliamo fare il giro completo delle isole, dobbiamo prendere il biglietto di libera circolazione della tratta 5 al costo di 16,90€, risparmiando qualche euro e tempo rispetto al comprare ogni volta i vari biglietti singoli. Ecco, ora abbiamo tutto: possiamo cominciare il nostro giro!

Cosa vedere sul Lago Maggiore

2. Isola Bella

L’Isola Bella è per distacco il gioiello del Lago Maggiore: insomma, il nome non mente. È anche l’isola più vicina alla costa e si può ammirare bene da Stresa, ma è da pazzi accontentarsi di vederla da lontano. Per questo prendiamo il traghetto: a Stresa ci sono ben 2 attracchi e uno vale l’altro. Come orario, consiglio di prendere il primo traghetto disponibile, quello delle 9 di mattina, per cercare di visitare l’isola più sgombra possibile. La traversata è rapida: 5 minuti e una ampia curva e scendiamo. Con mia grande sorpresa, l’isola è già vivace: nella viuzza che costeggia il lago i commercianti sistemano i souvenir e i ristoratori i loro tavoli. Io non mi faccio intrappolare e raggiungo subito la punta dell’isola, dove si innalza l’imponente palazzo Borromeo: l’edificio e i suoi giardini coprono il 90% dell’isola ed erano una delle residenze della prestigiosa famiglia milanese; qui accoglievano gli ospiti lasciandoli senza parole. Ed oggi i loro ospiti siamo noi!

Il Salone Nuovo di Palazzo Borromeo all'Isola Bella è da vedere sul Lago Maggiore
Il meraviglioso soffitto del Salone Nuovo di Palazzo Borromeo, altissimo e in stucco.

Il palazzo è in stile barocco su 5 piani e si vede da chilometri di distanza. Sotto un’arcata c’è la biglietteria e varcato il cancello si entra in una meravigliosa casa-museo: un susseguirsi di sale con tripudi di quadri alle pareti e statue, decori rococò, specchi e stucchi, stemmi della famiglia e persino una sala del trono (sì, anche Napoleone e i re venivano ospitati!). Il posto più bello di tutti è certamente il grande Salone Nuovo: le sue altissime pareti bianche fanno risultare gli stucchi, dove ci sono rappresentati i simboli della famiglia: il cammello, il cedro, i tre cerchi e l’unicorno, con il motto “humanitas” che si ritrova per tutta l’isola; al centro del salone c’è un modellino dell’isola e dai grandi finestroni si possono godere bellissimi panorami del lago.
Dopo altre sale con lampadari traboccanti in vetro, bellissimi quadri, arazzi e decorazioni barocche, si scende una scala e l’ambiente cambia: le tre sale sotterranee sono delle grotte artificiali, grezze, di gusto settecentesco con statue neoclassiche al centro; la luce è poca e viene dal giardino, dove si giunge poco dopo: c’è un breve spiazzo con due scale simmetriche riportano al piano terra, dove si aprono i meravigliosi giardini all’italiana, un luogo incantato! Alberi ad alto fusto ed anche esotici (riconosco dei banani) fanno da sipario mentre in silenzio percorro quei pochi metri: solo la ghiaia scricchiola sotto i miei piedi… Ancora uno, due passi ed eccoci: siamo nel Teatro Massimo, due lembi di erba geometrica circondati da siepi perfettamente tagliate che sono chiuse e suggellate da una trionfale costruzione in pietra scura (l’Anfiteatro) degradante sui lati e costellata di fiori rosa, statue e piccoli obelischi; al centro svetta imperioso l’unicorno dei Borromeo. Un tripudio di bellezza che ti paralizza per la meraviglia!

I giardini dell'Isola Bella sono assolutamente da visitare sul Lago Maggiore
La meraviglia che lascia senza parole del Teatro Massimo dei giardini dell’Isola Bella

Dal vivo è molto più bella che in foto!! Si può anche ammirare dall’alto con le scale gemelle che salgono dai lati e regalano una vista altrettanto magnifica. Più che guardare alle persone che scattano foto a ripetizione, la mia attenzione è attirata da alcuni puntini bianchi che si muovono per il giardino: sono i celebri pavoni bianchi dell’isola, un’attrazione nell’attrazione! Elegantissimi come una sposa che sta per salire sull’altare, sono abituati all’uomo e sfilano tranquilli tra la gente fissandoti negli occhi. Ho dovuto attendere (e non da solo), ma alla fine un maschio comincia a vibrare e apre la sua coda a ventaglio, anche se la femmina non lo degna di uno sguardo; lo faccio io, scatenandomi con le foto! Per favore, guardami!! Sono di qua!

Vuoi conoscere un posto bellissimo? Visita l'Isola Bella sul Lago Maggiore con i suoi pavoni bianchi
Il bellissimo pavone bianco che apre la coda a ventaglio, sotto gli occhi di tutti

Poi salgo i gradini e arrivo su una terrazza, dove si può buttare lo sguardo a 360º intorno: sembra la meravigliosa poppa rialzata di una vascello floreale che è l’Isola Bella! Si può ammirare dall’alto del meraviglioso Anfiteatro, con i fiori rosa e le statue (da qui gigantesche) che ti circondano; la parte nord, con deliziosi fiori bianchi e rossi e ortensie che scendono verso il lago e due pavoni giocano sull’erba verde attorno ad una vasca di ninfee; la parte sud: un vialetto circondato da fiori rossi e alberi ad alto fusto e, oltre il braccio di lago, gli hotel di Stresa sotto le montagne; poi l’est… un altro gioiello! Lo fotografo dall’alto e lo raggiungo svelto per godermelo da vicino.

Cosa vedere sul Lago Maggiore? Di certo i giardini dell'Isola Bella sono da non perdere!
La vista mozzafiato dei giardini degradanti sulla punta dell’Isola Bella, verso Stresa

Tra due torri c’è un giardinetto largo 20-25 metri con una grande vasca circolare di ninfee di tutti i colori, mentre attorno si snoda un labirinto geometrico di siepe bassa, che forma S sinuose e eleganti, e altri fiori rossi; qualche agrume in vaso – primi “abitanti” del giardino dei Borromeo – delimita la zona con una balaustra che guarda romanticamente verso Stresa. Insomma una meraviglia che non vorrei smettere di ammirare, ma la giornata è solo all’inizio, bisogna andare!

Isole Borromee cosa vedere

3. Isola dei Pescatori (o Superiore)

L'Isola dei pescatori è assolutamente da vedere quando si visita il Lago Maggiore
Barche sulla spiaggia dell’Isola dei Pescatori

Questo isolotto, più piccolo del precedente, è decisamente il più pittoresco di tutti. Il nome descrive quello che era: un piccolo borgo di pescatori in mezzo al lago, con la propria chiesa che domina l’abitato arrivando in battello in cinque minuti scarsi dall’Isola Bella. A differenza delle altre isole, qui non ci sono giardini o palazzi (quindi visitarla è gratis) e le vecchie colorate case dei pescatori sono diventate ristoranti per tutte le tasche: si può mangiare con 15€ a bordo lago, oppure godersi la vista sotto un pergolato verde di un hotel-ristorante in stile liberty, assaggiando specialità lacustri. Ad ogni modo, è il luogo perfetto dove pranzare a metà giornata, magari dopo aver girato in mezz’oretta i colorati vicoli del borgo. Da non perdere – come detto – la chiesetta che sbuca all’improvviso e conserva affreschi del ‘500 e il (minuscolo) museo dei pescatori con alcune reti, modellini di barche e spiegazioni sui pesci del lago. Per il resto non c’è altro e bisogna dire che con i tanti turisti sembra la metropolitana negli orari di punta; gli stessi vicoli sono a dire il vero un po’ deludenti perché non molto curati. Dopo aver ammirato il panorama dal viale alberato sulla punta dell’isoletta, torniamo verso l’imbarcadero mentre dei ragazzi fanno felici il bagno nel lago. Un po’ li invidio.

Isole Borromee foto

4. Isola Madre

Visitare l'Isola Madre e le Isole Borromee del Lago Maggiore
Il Palazzo dell’Isola Madre che spunta dai giardini arrivando col traghetto

Come dicono, fare due passi dopo mangiato aiuta a digerire e l’Isola Madre è quindi perfetta: è un grande pezzo di terra tondeggiante e rigoglioso nel bel mezzo del lago (a differenza delle altre due, vicine alla costa), tanto da rischiare di non riconoscerla rispetto alla retrostante Pallanza. Quindi prendiamo il traghetto e, passato Baveno, in 25-30 minuti la dovremmo raggiungere, anche se le imbarcazioni non sono orologi svizzeri e quindi, soprattutto nel pomeriggio, gli orari non sempre vengono rispettati; questa volta ci mettiamo ben 50 minuti!
Dal lago svetta riconoscibile nel verde il Palazzo, imponente e austero, che si erge sopra l’attracco. Con la chiesa a fianco, è l’unico edificio dell’isola, oltre ad un punto ristoro. Tutto il resto è un parco botanico con grandi varietà di piante provenienti da tutto il mondo, che sono riuscite ad attecchire per il clima mite del Lago Maggiore, dopo che inizialmente era nato come frutteto. A differenza dell’Isola Bella, dove tutte le architetture e le piante del giardino sono state piegate e adattate alla forma dell’isola e creare un giardino all’italiana, curatissimo nelle siepi e senza nemmeno un filo d’erba fuori posto, qua ci troviamo di fronte ad un giardino all’inglese: la vegetazione che cresce libera, intervallata qua e là da qualche zona più curata. Ne è un esempio il viale dei rododendri iniziale, una passeggiata di circa 200 metri con molte varietà appoggiate alla parete che costeggia il lago: peccato che non sia maggio per vederli in fiore!
Da lì si arriva ad un bel balcone che guarda verso nord, verso Pallanza che si stende tranquilla di fronte e prendendo una scalinata in pietra si entra nel cuore dell’isola, circondati da due ali di vegetazione fitta, tra cui si aprono misteriosi sentieri; visto che la curiosità è troppo forte, imbocco subito il primo a sinistra. Dopo qualche decina di metri sento un fruscio tra le sterpaglie, dietro una siepe: un animale è a due metri da me! Il fruscio però è forte, non è di certo un passerotto, è molto più grosso! Mi abbasso e eccolo, guardando sotto la siepe: un fagiano coloratissimo sta muovendo le sue zampe tra le foglie e passeggia tranquillo. Anche avvicinandomi un po’ per le foto rimane placido e si allontana lento. Continuando il cammino ne noto un altro, marrone, che si confonde tra le foglie, sulla sinistra, e poco più avanti un altro mi attraversa la strada. Insomma, è pieno di fagiani di tutti i colori e con piume e forme differenti! Con la mia fotocamera mi sembra essere un cacciatore di pokemon… pronto per acchiapparli tutti!!!

L'Isola Madre del Lago Maggiore è perfetta per scattare bellissime foto
Ecco il coloratissimo fagiano che si muoveva tra le foglie!

La mia “caccia” continua seguendo il sentiero che porta ad un grande spiazzo con moltissime gabbie di pappagallini: qui anche pavoni – stavolta blu – trotterellano tranquilli o riposano nell’erba; una bambina di 5-6 anni si avvicina ad uno di loro e gli dice: “Pagone, apri la coda!” Forse se avesse azzeccato il nome l’avrebbe ascoltata!
Poco distante c’è ancora la scalinata in pietra di prima che, dopo altri fagiani e altri pavoni, giunge in uno spiazzo rettangolare: il cortile posteriore del palazzo; lo domina un imponente cipresso dell’Himalaya, con le sue fronte morbide e cadenti, ma imbragato dopo che una tromba d’aria nel 2008 lo aveva abbattuto: un cartello spiega che da allora è in atto un’impresa di ingegneria botanica unica al mondo per tenerlo in vita e in piedi umidificandone di continuo le radici e coinvolgendo i guru del mestiere. Del resto anche in Asia la specie sta sparendo, è molto prezioso ed è il simbolo dell’isola!

Guida alle Isole Borromee del Lago Maggiore: i giardini dell'Isola Madre sono tra le cosa da vedere
L’imponente cipresso dell’Himalaya con le sue fronde cadenti nel cortile posteriore del palazzo

Invece, per assurdo, il Palazzo sembra stare peggio: l’intonaco esterno è scolorato come se fosse abbandonato da anni, anche se dentro invece è ben conservato. Però, una volta varcato l’ingresso con le due eleganti colonne di marmo, l’impressione di essere una casa-museo un po’ polverosa rimane, sarà per le tante teche che conservano giocattoli o memorabilia della famiglia o i cartelli di spiegazioni delle sale che mostrano il passare degli anni. Sembra quasi di visitare la casa della zia alla lontana che mantiene le cose come quando si è sposata! Il percorso però, sala dopo sala, è preciso e porta su e giù per i due piani principali, con la possibilità di bellissime vedute sui giardini esterni. Tutto sommato, l’unica cosa inquietante sono i manichini che, seppur mostrano bene i vestiti d’epoca dei servitori, sembrano pronti per un film horror; ma anche questo è pittoresco!

Vuoi visitare dei giardini meravigliosi? Non perderti le Isole Borromee del Lago Maggiore
I coloratissimi fiori e piante appoggiate al Palazzo nel viale delle Palme dell’Isola Madre

Superate altre sale con dei meravigliosi lampadari in vetro colorato e soffitti affrescati, eccoci di nuovo nel giardino, stavolta davanti. Questo però è curatissimo: scendendo una scalinata in pietra c’è una bellissima vasca tonda con ninfee e fiori di loto all’ombra di quattro palme, mentre dall’altro lato rispetto al palazzo c’è la chiesetta rossa di famiglia (purtroppo chiusa). Qui e nel viale delle palme che si apre di fronte al palazzo niente è fuori posto: edere crescono lungo le scalinate, piante fiorite lungo la base dell’edificio e circondano le finestre e sul muretto che dà sul lago, mentre fiori multicolori abbracciano il prato attorno alle palme; il contrasto con l’azzurro delicato del Lago è meraviglioso! Con quest’immagine impressa mi avvio all’uscita e all’imbarcadero: direzione terra ferma!

Piemonte cosa vedere

5. I dintorni

Ovviamente ci sono molte bellezze lungo le sponde del Lago Maggiore che meriterebbero di essere visitate, su tutte i giardini di Villa Taranto a Pallanza, coloratissimi in tutte le stagioni (ho sentito dire) e la Rocca d’Angera, che si erge imperiosa e il cui biglietto è acquistabile con quello per le isole Borromee. Io però, dopo una passeggiata sul lungolago di Stresa ammirando i grand hotel, consiglio due luoghi molto vicini che completerebbero alla perfezione il tour giornaliero.

Il Parco Villa Pallavicino è assolutamente da vedere in una giornata trascorsa a Stresa sul Lago Maggiore
I bellissimi e tranquilli daini che si possono ammirare da vicino al Parco Villa Pallavicino

Il primo si trova proprio a Stresa e sono i giardini di Villa Pallavicino: lo so, altri giardini! Ma questi sono totalmente diversi: né arte né botanica, qui i grandi protagonisti sono gli animali: infatti nel parco – sotto l’ombrello di alti alberi che alleviano il caldo estivo – ne sono ospitati moltissimi, alcuni dei quali esotici come zebre, lama, fenicotteri, canguri, procioni e tantissimi e coloratissimi pappagalli. Quindi, oltre ai maniaci della fotografia, è consigliabile soprattutto alle famiglie con bambini piccoli, che andranno letteralmente in estasi: nella zona “fattoria” è pure possibile accarezzare le capre e i lama! Io ho apprezzato in particolare la zona dei giardini all’italiana, con fiori profumati, pergolati e statue con lo sfondo azzurro del Lago; la Villa invece è esclusa dalle visite.

Orta San Giulio è uno dei borghi più belli d'Italia e un luogo meraviglioso da visitare
Il romantico tramonto con le luci tenui sul Lago d’Orta e l’Isola di San Giulio

Altro luogo degno di nota è Orta San Giulio, perla piemontese e uno dei borghi d’Italia che dista mezz’oretta da Stresa. Lasciata l’auto all’ingresso del borgo, bisogna scendere la collina tra case in pietra e le vie strette fino ad arrivare a Piazza Motta, il cuore del borgo con i suoi edifici medievali affrescati e le case colorate e da dove si può ammirare una romantica vista dell’isola di San Giulio in mezzo al Lago d’Orta. Sembra uno scenario da film, con il campanile e le case colorate che si innalzano tra le acque, ma è tutto reale! Con il suo antico monastero, l’isola è raggiungibile in battello e visitabile, ma tutto il borgo merita, a partire dalla chiesa di Santa Maria Assunta. Anche prendere un aperitivo in piazza in attesa del tramonto è un’ottima idea, sia che lo si voglia ammirare dalle sponde del lago o salire fino al Sacro Monte in auto per goderselo dall’alto, ammirando il capolavoro della Natura sposarsi col capolavoro umano. Ad ogni modo, Orta San Giulio non deluderà!

Cosa vedere in Piemonte

6. Considerazioni finali

Io ho visto sia i giardini di Villa Pallavicino che Orta San Giulio, approfittando della lunga giornata estiva, ma sono stato molto tirato e praticamente – Piazza Motta a parte – non ho visitato il borgo ed è un gran peccato. Se rimane tempo dopo la visita delle isole ti consiglio quindi di scegliere solo una destinazione, anche a seconda di chi viaggia con te ed i suoi gusti.
Tornando alle isole, anche senza alcun addetto, giardinieri esclusi, non ci si può perdere, perché hanno un’ottima organizzazione: basta seguire il percorso guidato per vedere tutto, sia nel palazzo Borromeo che nei giardini, anche se all’Isola Madre una mappa dei giardini potrebbe aiutare per notare le piante esotiche e i viali curati come quello dei glicini che altrimenti potrebbe sfuggire. Riguardo ai costi, è vero che si spende molto tra i biglietti e i traghetti, ma ne vale certamente la pena: come detto, sono luoghi che fanno sognare… Chiudendo gli occhi si può immaginare la regina d’Italia che viene ospitata nell’elegante palazzo oppure vedere Cenerentola che perde la sua scarpetta all’Isola Bella… Sono luoghi che devono essere assolutamente visitati almeno una volta e io non vedo l’ora di ritornarci in primavera!

Spero che il mio articolo ti possa essere utile. Fammi sapere che ne pensi lasciando un commento e seguimi sui miei canali social 🙂

 

Ecco altre foto della giornata:

Una delle meraviglie dell'Italia da vedere è il Palazzo Borromeo dell'Isola Bella
Gli stemmi in stucco sulle pareti che ti accompagnano salendo lo scalone di Palazzo Borromeo
Il Palazzo dell'Isola Bella è da vedere assolutamente visitando il Lago Maggiore
La magnifica collezione di dipinti nella galleria General Berthier del Palazzo dell’Isola Bella
Certamente uno dei posti più belli del Nord Italia, i giardini dell'Isola Bella sono assolutamente da vedere
Un’altra magnifica vista dei Giardini dell’Isola Bella, verso nord
Cosa visitare in Piemonte? Certamente i giardini meravigliosi dell'Isola Bella sul Lago Maggiore
La meravigliosa vista dei giardini dell’Isola Bella dalla cima dell’Anfiteatro
Cosa vedere sul Lago Maggiore? Isola Bella, Isola Madre e l'Isola dei Pescatori
Il borgo di Baveno visto dal battello
Guida alle isole Borromee: ecco cosa vedere e cosa mangiare
Cameriere in azione por portare il pranzo sul lungolago dell’Isola dei Pescatori
Cosa visitare sull'Isola dei Pescatori? La sua chiesa decorata è da vedere
L’interno decorato della chiesa dell’Isola dei Pescatori
Cosa visitare sul Lago Maggiore? L'isola dei Pescatori è da non perdere
Una delle pittoresche vie dell’Isola dei Pescatori
In Piemonte le Isole Borromee con i loro palazzi e giardini sono da vedere
Gli inquietanti manichini in uno dei corridoi del Palazzo dell’Isola Madre
Guida alle Isole Borromee: sull'Isola Madre bisogna visitare il Palazzo
I giocattoli o memorabilia legati al teatro della famiglia esposti nel palazzo
Guida alle Isole Borromee: ti porto alla loro scoperta!
Un soffitto decorato del palazzo dell’Isola Madre con il suo lampadario in vetro
Visitare le Isole Borromee: ecco il cortile dell'Isola Madre
La vasca con le ninfee e fiori del cortile del Palazzo dell’Isola Madre
il Lungolago di Stresa con i suoi lussuosi Grand Hotel è da vedere sul Lago Maggiore
Uno dei lussuosi Grand Hotel del lungolago di Stresa
A Stresa il bellissimo Parco Villa Pallavicino con i suoi animali è una grande attrazione del Lago Maggiore
Villa Pallavicino a Stresa con il suo circostante giardino che guarda il lago
A Stresa il bellissimo Parco Villa Pallavicino con i suoi animali è una grande attrazione del Lago Maggiore
Il simpatico ara blu e gialla nella sua gabbia
A Stresa il bellissimo Parco Villa Pallavicino con i suoi animali è una grande attrazione del Lago Maggiore
La zona dei “giardini” del Parco Villa Pallavicino
Uno dei Borghi più belli del Piemonte è Orta San Giulio, con il suo lago e le meravigliosa Piazza Motta
I bellissimi palazzi colorati di Piazza Motta a Orta San Giulio
Uno dei Borghi più belli del Piemonte è Orta San Giulio, con il suo lago e le meravigliosa Piazza Motta
La vista mozzafiato sull’Isola di San Giulio dal Sacro Monte di Orta San Giulio

 

Scoprire la parte alta del Lago di Como

Il borgo medievale di Corenno Plinio è una meraviglia da scoprire nella parte alta del Lago di Como

Non è una sorpresa che io amo il Lago di Como, con i suoi paesi arrampicati sull’acqua, i suoi colori e i suoi panorami unici. Dopo il giro sul Lago di Lecco, continuo l’esplorazione del Lario: ecco come trascorrere e cosa vedere in una splendida giornata nella parte alta del Lago di Como!

Itinerario:

1. Bellano

2. La Scenic Route 65

3. Corenno Plinio

4. L’Abbazia di Piona

5. Colico e le sue fortezze

Cosa vedere sul Lago di Como

1. Bellano

Un posto assolutamente da non perdere sul Lago di Como è l'orrido di Bellano
Le acque colore smeraldo del torrente Pioverna nell’Orrido di Bellano

Arrivare sul Lago di Como da Milano è facile: per raggiungere il versante lecchese basta prendere la Statale 36 che passa proprio sotto a Lecco e poi costeggia il lago tra molti chilometri in galleria e alcuni squarci di meraviglia con il lago a sinistra. Dopo molti km, la prima fermata è proprio quella che mi interessa: rapida giravolta sulla rampa e si prende la strada per scendere a Bellano: all’incrocio con la provinciale tengo la destra e raggiungo la piccola piazza San Giorgio dove parcheggio. Qui c’è la bella chiesa dei santi Nazaro e Celso (che merita una visita rapida) e soprattutto è a 50 metri dall’ingresso dell’orrido di Bellano, una delle meraviglie del Lario. Orrido non vuol dire che è brutto: al contrario! Il torrente Pioverna nei millenni ha scavato la roccia creando una roboante meraviglia che si può ammirare dal percorso sospeso che passa stretto e rasente le pareti, con gocce che ti cadono persino in testa. Comunque è sicurissimo: anche io che soffro di vertigini non ho affatto paura. Il tragitto è breve e con i raggi di sole che si infiltrano è ancora più bello; il cuore è la cascata che fragorosamente sgorga dalla parete di fronte e rimbomba tra le strette rocce del canyon. Una meraviglia da vedere ma anche sentire!

Lago di Como Cosa vedere in un giorno

2. La Scenic Route 65

Uno dei panorami migliori del Lago di Como si può vedere dalla Scenic Route 65 sopra Perledo
La meravigliosa vista dal primo belvedere della Scenic Route 65 dopo Perledo

Torno all’auto e faccio una piccola marcia indietro verso sud seguendo la provinciale 72: appena prima di Varenna al bivio giro per entrare in paese e poco dopo a sinistra per Perledo imboccando la provinciale 65 panoramica – denominata da poco anche Scenic Route 65 – che si inerpica sulla montagna con molti tornanti, prima lentamente, poi sempre più stretti e in pendenza. Più si sale e più la vista migliora, soprattutto dopo aver passato Perledo: tra guard-rail vicini e alberi, ogni tanto si apre una vista fantastica. Devo aspettare però un pochino per potermi fermare in un punto sicuro sulla destra, una terrazza panoramica con 2-3 parcheggi e una vista spettacolare di 180º sul lago: da destra si vede la parte alta del Lario con Menaggio e la sponda comasca, sotto c’è il castello di Vezio (che da qui sembra piccolino e basso) e a sinistra si vede la diramazione con Bellagio sulla punta e più avanti la penisola di villa Balbianello e il resto, con le montagne che fanno da corona al Lago e sembrano vicinissime da poterle toccare. Un panorama meraviglioso che sarei rimasto ad ammirare per ore. Se chiudo gli occhi c’è l’ho ancora bene impresso nella mente!

Lago di Como cosa fare

3. Corenno Plinio

Una delle chicche del Lago di Como è il piccolo borgo di Corenno Plinio, assolutamente da vedere
Il porticciolo di Corenno Plinio con le case che si affacciano sul Lago

La strada continuerebbe a salire fino al passo di Agueglio e mi han detto che c’è un altro meraviglioso belvedere più in alto, ma sarà per la prossima volta. Torno indietro, riscendendo verso il lago e oltrepasso Bellano e poi Dervio: obiettivo è il suggestivo borgo di Corenno Plinio. Lascio l’auto nella prima via che c’è e mi incammino: dopo 50 metri trovo una stradina in sassi che scende con gradini ripidi sulla sinistra; dove porterà? Nel dubbio la prendo senza esitazione 😉 È lunga e raggiunge addirittura la riva del lago, che si spalanca davanti a me dietro ad un meraviglioso oleandro rosso che sognavo di fotografare dopo averlo visto in una foto: che bella sorpresa! Tutte le case sul Lario però sono splendide: sono in pietra viva e con le piante che si arrampicano o coccolano i muri, regalando ombra e creando un’atmosfera da fiaba; c’è qualche sedia con un tavolino all’aperto e dopo un altro grande oleandro si apre la riva con alcune canoe sulla spiaggia sassosa e il porticciolo con piccole barche ormeggiate dietro ai muri costruiti nel lago. Mi ci incammino per ammirare la riva da lì e alzo lo sguardo: lo spettacolo è fantastico! Gli edifici sono costruiti addossati uno all’altro e uno che sovrasta l’altro appoggiandosi al costone roccioso che sale dal lago, un po’ come fosse una favela in stile medievale. Accanto alle case, anche risalendo per le altre stradine del borgo, ci sono piante o vasi di fiori, ortensie o gerani, cactus o piante aromatiche che danno un tocco meraviglioso: mi sembra di stare fuori dal tempo! Inoltre – sarà che è ora di pranzo – sembra un set cinematografico perché non c’è in giro nessuno: si sente solo talvolta qualche voce che esce da una finestra o sfrigolare qualcosa sui fornelli.
Quando ho oramai percorso quasi tutte le viuzze incontro una donna che – anche se non parla italiano e io sono provato dai tantissimi gradini – mi indica con la mano un posto: seguo il consiglio e girando un angolo si pare una terrazza panoramica sul lago, sotto al castello di Corenno che compare imponente dietro alle sue mura; davanti a me c’è tutta la riviera comasca fino a Gravedona col suo Palazzo Gallio. Il castello purtroppo è di privati e si può solamente girare attorno alle mura, con un sentiero che si perde poco dopo nel bosco. Torno sui miei passi al livello della mia auto, che scorgo 200m dritta di fronte a me: il borgo è davvero piccolo, una bomboniera! Attorno a una piazza alberata (che inizialmente non avevo visto e dove si può parcheggiare liberamente) si innalza la chiesa di San Tommaso di Canterbury: sulla facciata ci sono tre splendidi monumenti funerari dette “Arche degli Andreani” da nome della famiglia di feudatari che popolarono il castello, mentre all’interno si trovano affreschi del Trecento-Cinquecento.

Sono le 14:00 inoltrate e mi è venuta una gran fame. Chiedo un consiglio a due persone che chiacchierano nella piazza e mi indicano sicuri la Taverna del Castello che si trova girando l’angolo, appena sotto al castello. Nonostante qualche scudo medievale posticcio sui muri, il locale è moderno e la cucina non è male, soprattutto le scaloppine coi funghi e patate: colma la mia gran fame. Così torno contento all’auto e riprendo la strada verso nord.

Lago di Como cosa visitare

4. L’Abbazia di Piona

Uno dei posti più misteriosi e mistici del Lago di Como è l'abbazia di Piona
Il meraviglioso chiostro medievale dell’Abbazia di Piona

Sono pochi chilometri prima di prendere una strada che sale a sinistra, girando attorno ad un rilievo e regalando una gran vista: siamo sulla penisola dell’Olgiasca che si proietta nel lago. Dopo 300 metri la strada torna a scendere, si stringe ed entra in un bosco: il silenzio avvolge l’auto e l’atmosfera si fa mistica, sto per raggiungere l’abbazia di Piona! La statua di San Benedetto mi accoglie all’ingresso per poi parcheggiare nel cortile successivo. Superando due aiuole dove l’erba è tagliata da un robot elettrico per non turbare la riflessione dei monaci cistercensi, ci si trova subito davanti la chiesa; la facciata in pietra dice poco, ma entrando si fa un salto nel tempo: due leoni fanno da base alle acquasantiere all’entrata, mentre gli affreschi rimaneggiati dell’abside mostrano tutto il loro splendore secolare. Peccato che non sia rimasto nulla sulle restanti pareti.
Il luogo però che lascia a bocca aperta è senz’altro il meraviglioso chiostro: le sue colonne e le arcate proteggono dalla luce del sole estivo e si può solo immaginare quante volte quelle pietre siano solcate dai monaci, magari per andare a prendere l’acqua nel pozzo al centro, magari per riflettere, magari per andare al cenobio. Peccato solo che a causa dei turisti quest’atmosfera si sia perduta: non regna il silenzio come mi sarei aspettato e nemmeno il mercatino coi biscotti e souvenir del monastero aiuta in questo, né la folla in attesa di un matrimonio che si è radunata fuori alla chiesa; il resto del giardino, con una copia della statua della Madonna di Lourdes e un viale alberato che scende verso un belvedere sul lago, è leggermente migliore, anche se sono deluso perché non sembra di stare in un luogo sacro, come recita il cartello all’ingresso. Peccato.

Lago di Como cosa vedere

5. Colico e le sue fortezze

La fortezza di Montecchio Nord è uno dei punti imperdibili della parte alta del Lago di Como
I cannoni originali della Fortezza di Montecchio Nord con il Lago alle spalle

Riprendendo la strada, faccio pochi chilometri e arrivo a Colico: destinazione la Fortezza di Montecchio Nord. Le indicazioni sono precise e ci arrivo facilmente, salendo qualche tornante. Camminando per raggiungerlo dopo aver lasciato la macchina poco sotto, noto sulla sinistra una casa privata con un daino che bruca l’erba tranquillo e indisturbato a pochi metri: anche io lo voglio nel mio giardino!
Si vede che oggi è il mio giorno fortunato: nella fortezza c’è una rievocazione storica e sono tutti in divisa! Ovviamente della Prima Guerra mondiale, perché fu costruita (assieme a molte altre) in fretta e furia tra il 1913-14 intuendo la guerra imminente; però questa è l’unica rimasta e ha ancora due cannoni originali che si muovono alzandosi e abbassandosi! Wow! Il responsabile, nella calotta dove si muore di caldo, ci mostra con orgoglio come funzionano e come venivano maneggiati, spiegando che aveva scopi difensivi, ovvero sbarrare la possibile avanzata asburgica verso Milano distruggendo ponti e obiettivi sensibili nel raggio di 14km per rallentare i nemici; non aveva un punto di osservazione, ma le vedette si appostavano e comunicavano dalle due montagne che sovrastano Colico, il monte Berlinghera e il monte Legnone, che si vedono altissime salendo in cima alla fortezza e passeggiando accanto alle canne dei 4 cannoni, prima di ammirare il panorama favoloso sul Pian di Spagna con il fiume Adda e il fiume Mera che si gettano nel lago di Como. In realtà, come sappiamo, nella prima guerra mondiale i cannoni non servirono, ma nella Seconda fermarono la colonna tedesca che risaliva la sponda comasca dopo la cattura di Mussolini a Dongo. Comunque pregevole iniziativa la rievocazione storica: ha reso la visita molto interessante (anche per la preparazione delle guide) e dato grandi spunti fotografici, ma chissà che caldo hanno avuto con più di 30° e le divise lunghe!!!

Un posto assolutamente da non perdere sul Lago di Como è il Forte di Fuentes a Colico e la sua meravigliosa vista
Il meraviglioso panorama dal Forte di Fuentes con il Pian di Spagna e il fiume Adda che si getta nel Lago di Como

Riprendo ancora la strada. Ultima tappa di oggi il Forte di Fuentes, per completare le 6 stelle del Lario lecchese. Dal nome, si può capire che fu costruito nel ‘600 dagli spagnoli che governavano la Lombardia per difendersi e sbarrare la strada per Milano ai minacciosi Grigioni svizzeri (che però non attaccarono mai), in modo simile alla fortezza. Era una vera cittadella per 300 soldati di guarnigione con piazza d’armi, chiesa e palazzo del governatore, costruita sopra una collina che domina il Pian di Spagna (che lasciando l’auto alla base si fa sentire nelle gambe). Peccato solo che sia stato distrutto per ordine di Napoleone nel 1796 per ingraziarsi gli Svizzeri che lo consideravano pericoloso, nonostante fosse già in disuso; per questo rimangono gli scheletri degli edifici che fanno solo intuire l’imponenza originaria. Però si può immaginare il formicolio dei soldati in caserma, passare per la vecchia porta d’ingresso e godere di una vista dall’alto della collina, con l’Adda color verde cristallino che scivola vicino alla riserva naturale: panorama eccezionale anche qui!
Salendo per vedere la parte alta del forte, girando un angolo, qualcosa si è mosso fulmineo scappando da me: non ho fatto in tempo a scattare una foto perché sono stato colto di sorpresa, ma a una decina di metri son riuscito a scorgere benissimo il pelo rosso e lucido di una volpe, con la coda voluminosa e morbida mossa con eleganza in quei due secondi che l’ho potuta ammirare prima che sparisse nel bosco; che incontro magnifico, mi ha riempito di gioia!! Così non ho badato nemmeno alla pochezza della parte alta, senza nemmeno un punto panoramico sulle Alpi attorno. Non importa e ridiscendo felice la collina, per prendere l’auto e raggiungere il centro di Colico.
Sono le 18:30 e ho sete: un aperitivo vista lago è quello che ci vuole! Spritz con pizzette e patatine al Blue River, osservando la gente che passa (tra cui si distinguono nettamente i tedeschi dagli italiani!) e le barche pacifiche che solcano le acque, con il sole ancora alto. Tutto talmente bello che ne ordino un altro per non spezzare questo incantesimo 😉

Una volta terminato, una passeggiata sul bel lungolago di Colico con la brezza fresca sul volto che fa dimenticare gli afosi giorni passati, accompagnato a pochi metri da una coppia felice di svassi che fluttuano tra le onde guardandomi. Cosa c’è di meglio per chiudere questa fantastica giornata?

Cosa vedere nella parte alta del Lago di Como

Ecco altre foto della bellissima giornata:

L'orrido di Bellano è una dei punti più belli del Lago di Como
La cascata che sgorga dalla roccia nell’Orrido di Bellano
L'orrido di Bellano è una delle attrazioni principali del Lago di Como
La parte alta dell’Orrido di Bellano
Una delle meraviglie nascoste del Lago di Como è Corenno Plinio
Il bell’oleandro rosso al termine della stradina di Corenno Plinio
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è Corenno Plinio
La bellissima vista da una casa sul lago di Corenno Plinio
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è Corenno Plinio
Le barche sulla spiaggia sassosa sulla riva di Corenno Plinio
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è Corenno Plinio
Vita quotidiana: le meravigliose stradine di Corenno Plinio con due signore che chiacchierano
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è l'abbazia di Piona
Un’altra foto del chiostro dell’Abbazia di Piona
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è l'abbazia di Piona
Il meraviglioso panorama che si ammira dal belvedere dell’abbazia di Piona
Una delle meraviglie da visitare della parte alta del Lago di Como è la fortezza di Montecchio Nord
Il soldati in divisa per la rievocazione storica sul tetto della fortezza di Montecchio Nord
Una delle meraviglie da visitare della parte alta del Lago di Como è la fortezza di Montecchio Nord
Con questo caldo un momento di pausa e tranquillità è meritato
Una delle meraviglie da visitare della parte alta del Lago di Como è il forte di Fuentes
La piazza d’armi del Forte Fuentes con i resti delle caserme sulla destra e il Palazzo del Governatore sul fondo

 

 

Modena, una fantastica scoperta

Cosa visitare a Modena? Scopri una città ideale per passare un weekend
La Torre Ghirlandina, simbolo di Modena, che svetta tra le vie del centro

Recentemente ho avuto la fortuna di visitare Modena e ho scoperto una meravigliosa città che mi ha ricordato per tanti versi la mia Bergamo, anche se esteticamente opposte (Modena difatti è tutta piatta); entrambe però si trovano all’ombra di una grande città turistica – rispettivamente Milano e Bologna – e vicine a mete balneari quali i laghi lombardi e la Riviera Romagnola: per questo milioni di persone ci transitano vicino in autostrada e pochissime si fermano a visitarle. Ti spiego però è un errore, mostrandoti cosa visitare in un weekend nella città emiliana.

Assolutamente da non perdere:

  • il Duomo e la Ghirlandina
  • le vie color pastello
  • la strepitosa cucina emiliana
  • il cuore rombante di Modena: i motori
  • la tranquillità e i campi dorati attorno la città
  • le meraviglie della provincia: castelli, ville e Maranello

Cosa vedere a Modena

Arrivare in città

Uscito dall’autostrada e presa la strada per la città, subito una cosa salta all’occhio: rispetto alla mia Lombardia dove gli spazi sono limitati e da decenni le costruzioni spuntano come funghi le une attaccate alle altre, qui di terreni ce ne sono a profusione e gli edifici sono molto distanziati, conservando molti alberi e prati attorno; per questo i quartieri residenziali che fanno da corona alla città sono il regno della tranquillità (perfino in un weekend caotico), anche grazie ai campi dorati rimasti qua e là. Una tranquillità felice, fatta di giardini pubblici, l’edicola all’angolo dove scambiare due chiacchiere, gente serena. Nulla a che fare con il caos della vicina e formicolante Bologna.
Io continuo ad addentrarmi all’interno per raggiungere il centro storico, che salta facilmente all’occhio da una mappa di Modena: è un pentagono di chiara impronta medievale con case compatte e strade raggomitolate tra loro, che si discosta nettamente dalle strade lineari dei dintorni. Le due parti sono divise da una circonvallazione interna a doppio senso dove è facile trovare parcheggio a pagamento; io voglio risparmiare anche quei due soldi e posteggio in una delle stradine residenziali poco più all’esterno.
Modena è una città di media grandezza, ma il modo migliore per girarla è a piedi, perché in 15 minuti si può passare da una parte all’altra del centro; insomma, tutti i punti di interesse sono raggruppati e facilmente raggiungibili. Altro mezzo perfetto per muoversi è la biciclettaqui usatissima – come si può apprezzare immediatamente passeggiando tra le vie. Vie che sono delle bomboniere dai colori pastello che mi sono sbizzarrito a fotografare: colori caldi delle case che vanno dal rosso al giallo e contrastano con le imposte grigio chiaro, regalando un fascino fantastico e delicato.

Le 10 cose da vedere a Modena

Il cuore di Modena

La Cattedrale è assolutamente da visitare in un weekend a Modena
La facciata del Duomo appare all’improvviso da via Sant’Eufemia

Camminando arrivo nel cuore della città: Piazza Grande con la magnifica cattedrale al suo centro, meravigliosa da tutti e 4 i lati. È un capolavoro dell’arte romanica patrimonio Unesco e simbolo della città; iniziata alla fine dell’XI secolo, la cattedrale poté ospitare già nel 1106 le spoglie del patrono San Geminiano grazie al magistrale lavoro dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo. Le particolarità legate al Duomo sono 2: innanzitutto fu voluto dai cittadini modenesi in un momento di vuoto di potere (senza vescovo e con papato e impero che si contendevano la città), cosa assolutamente inedita; in secondo luogo fu realizzato fuori dalle mura romane e per questo spostò il baricentro cittadino della vecchia Mutina, sfruttandone pietre la costruzione (cosa consueta nel medioevo, si pensi al Colosseo spogliato dai Romani). Quello che vediamo ora è un edificio modificato più volte nel corso dei secoli, innanzitutto dai maestri campionesi (provenienti da Campione d’Italia) che per 3 secoli decorarono l’esterno e l’interno e realizzarono il primo livello della meravigliosa Ghirlandina, il campanile/torre civica (anche questo assolutamente inedito) che svetta sui tetti rossi della città e si vede perfino dall’autostrada. Amando le viste dall’alto non mi faccio pregare e ci salgo immediatamente: purtroppo si può arrivare solo fino al primo livello, dove ci sono delle grate (vincolate dai beni culturali) fastidiose per scattare fotografie;  la vista però è splendida e merita certamente la salita. La Cattedrale invece è bellissima fuori quanto dentro: l’opera scultorea è eccezionale ed è praticamente una Bibbia illustrata in pietra, da ammirare e rimirare nei dettagli.
Con il biglietto unico per la Ghirlandina è compreso pure il Palazzo Comunale ed il museo del Duomo con i suoi tesori, posto lì accanto: tra lapidi antiche e corredi liturgici, un giro l’ho fatto volentieri.

Dove mangiare a Modena

Pranzare in Emilia

Cosa bisogna provare a Modena? Certamente i primi della cucina emiliana: tortelli, lasagne, gnocchi
Il tris di primi ordinato Da Enzo

Si è fatta però ora di pranzo e non esiste luogo come l’Emilia per un amante dei primi piatti come me. Anche Modena è conosciuta per la sua cucina e quindi cerco una trattoria che faccia al caso mio: Da Enzo è perfetto! Quando ho addentato il primo tortello del tris di primi che ho ordinato con l’esplosione di sapori mi è venuta la pelle d’oca dalla gioia. Lo ammetto, mi sono emozionato! Le forchettate si sono susseguite lente per cercare di assaporarle il più possibile (e perché le porzioni sono sempre troppo minute per me); una macedonia con gelato suggella un pasto indimenticabile.

 

Le tradizioni di Modena

L'aceto balsamico tradizionale è uno dei prodotti da provare a Modena
L’aceto balsamico tradizionale, prodotto di cui i Modenesi vanno orgogliosi

Torno felice tra le vie di Modena e continuo a visitare la città; già che sono nella parte nord del centro raggiungo il vecchio Palazzo Ducale (ora accademia militare) che appare bellissimo sotto i porticati della via di fronte, tra i tavolini di un bar. Il vecchio palazzo degli Estensi è splendido e imponente: peccato solo che non abbia prenotato per visitarlo! Mi accontento dei giardini ducali che ci sono dietro, anche se deludenti: pochi fiori, aiuole non curate ed un solo punto fotografico decente. Non importa, ora mi dirigo al Palazzo comunale, come detto incluso nel biglietto per la Ghirlandina; prima visito l’Acetaia comunale nel sottotetto, dove un esperto mi spiega con trasporto come viene prodotto l’aceto balsamico tradizionale. È un processo lungo e complicatissimo: ci vogliono almeno 12 anni (ma meglio ancora 25) e una batteria di 5 o 9 botti di legno di varia grandezza in cui il mosto va lasciato fermentare d’estate per poi in inverno travasarne la quantità assorbita dalla botte/evaporata dalla botte leggermente più grande accanto, che a sua volta avrà subito lo stesso fenomeno; per colmare l’ultima si utilizza mosto fresco. Così facendo la botte più piccola diventa quella più preziosa, l’unica che produrrà l’aceto balsamico tradizionale. A completare il tutto non poteva esserci che un assaggio dell’aceto: quello invecchiato di 12 anni è parecchio “acetato”, ma come aveva detto l’esperto quello di 25 è delicato, vellutato!  Con in bocca quel particolare sapore, scendo le scale e visito il Palazzo Comunale, con i suoi meravigliosi affreschi, soffitti in legno dorato passando accanto a impiegati e zigzagando tra invitati ad un matrimonio con lo sposo coi capelli verdi (giuro che ero sobrio!). C’è pure chi mi guarda male perché mi sdraio per fotografare meglio il soffitto! Un po’ di pulizia extra ai pavimenti non fa male 😉

Cosa visitare a Modena

Gran finale di giornata

La Cattedrale e la Ghirlandina sono assolutamente da visitare a Modena
La Cattedrale e la torre Ghirlandina, splendide al tramonto viste da Piazza Grande

Tornando tra le vie, mi godo la città girovagando un po’ a zonzo per il centro. Ci sarebbe ancora molto da vedere, ma la chiesa di Sant’Agostino con le tombe dei duchi è chiusa a causa del terremoto di pochi anni fa, la chiesa di San Pietro rimane dall’altra parte della città, mentre sono stanco per le splendide Gallerie Estensi e quindi riposo un po’ soffermandomi nel lapidario. Si è fatto tardi e il sole comincia a calare: mi dirigo verso Piazza Grande ad osservare i raggi obliqui accarezzare il Duomo ed esaltarne le forme, cambiando sfumature ogni 5 minuti anche grazie a delle candide nuvolette che si sono formate; la Ghirlandina, più alta, rimane alla luce più a lungo, ma poi pure lei saluta controvoglia il sole.
È ora di cena e nonostante qualche difficoltà a trovare un posto libero, alla fine un ristorante di solo pesce mi accoglie: al Ristorante Aurora ordino spaghetti allo scoglio e il mio palato si esalta per il gusto intenso e vivo dei frutti di mare, mentre la pasta si scioglie in bocca. Tutto è freschissimo ed evitando il congelamento il sapore è eccellente! Un po’ di polipo con patate come secondo fresco completa la mia cena: sono soddisfattissimo: sembrava di mangiare in riva al mare! Un’altra passeggiata tra le vie del centro illuminate a led e poi via verso la macchina: domani mi aspetta un’altra giornata intensa!

 

Paesi che vai, usanza che trovi

Il risveglio pigro per via delle fatiche di ieri è spazzato via pensando a cosa mi aspetta: l’adrenalina sale e mi preparo veloce. Oggi evito il centro: Modena Nord. Trovo parcheggio tra le vie e cerco un bar per fare colazione; è domenica e con mia grande sorpresa fatico a trovarne uno aperto! Vicino al museo Maserati uno apre alle 10: mi tocca aspettare mezz’ora! Per fortuna la barista mi fa entrare prima, spiegandomi che è normale che i bar rimangano chiusi la domenica; io le dico che dalle mie parti la colazione al bar di domenica è un rito irrinunciabile! Comunque le brioches appena sfornate sono la fine del mondo!!

 

Dove la passione ebbe inizio

Il Museo Enzo Ferrari a Modena è una delle attrazioni principali di Modena
Un istante del video che celebra la vita e i successi di Enzo Ferrari

Esco e giro l’angolo: la mia destinazione è vicina. Scorgo copertura di un edificio giallo canarino che somiglia al cofano di una vettura: questo è il Museo Enzo Ferrari di Modena! È di recente apertura, per cui tutto è scintillante e in ordine. Qui il mitico Enzo Ferrari è nato e cresciuto, perché c’era l’officina del padre come recita l’insegna dipinta sull’edificio: “officina meccanica Alfredo Ferrari“. La casa ora ospita un’esposizione di motori – la vera passione del Drake – mentre l’edificio a forma di cofano, molto più grande, è uno scrigno di tesori: un salone immenso racchiude una ventina di Ferrari, dai primi esemplari alle ultime supercar stradali fiammanti della casa del cavallino rampante, di tutti i colori e forme. Ci sono pure le mitiche Testarossa, F40 e F50: sono cresciuto con i loro modellini facendole “sgommare” per casa e imitando il rumore con la bocca! Wroooom…. quanti ricordi!
Il momento di massima emozione però è quando improvvisamente calano le luci e viene proiettato gigante sulla parete un meraviglioso video con la storia di Ferrari, dalle sue avventure da pilota alla carriera da patron di scuderia dell’Alfa Romeo, fino alla fondazione della propria casa e della mitica Scuderia Ferrari; i filmati, i suoni, le vecchie interviste proiettate sono intrise di passione e gloria, intervallate da canzoni da danno un grande trasporto: quando è partita “Vincerò” cantata da Pavarotti devo dire che mi sono emozionato tantissimo! Sarò mica uno dalla lacrima facile?!

Visitare il Museo Enzo Ferrari a Modena

Red Passion

Per gli amanti dei motori il Museo Ferrari di Maranello da vedere assolutamente
La meravigliosa sala delle vetture di F1 del Museo Ferrari di Maranello

Mi ricompongo perché la giornata è ancora lunga: riprendo la macchina e vado in campagna. Ad una ventina di km seguendo la SS12 c’è l’altrettanto mitica Maranello, dove tutto profuma di Ferrari: per entrare nel paese c’è sulla destra la fabbrica, poi un cavallino rampante in un’aiuola… e molto altro! La mia destinazione è il Museo Ferrari, incluso nel biglietto collettivo, luogo imperdibile per ogni ferrarista (e non solo). Anche i tanti turisti (soprattutto stranieri) la pensano come me. All’ingresso una Ferrari F1 è appesa al muro, come fosse un quadro. Beh, in effetti è un’opera d’arte!
Il museo, oltre a dare la possibilità di provare il simulatore per testare una F1, illustra i passaggi con cui viene realizzata una Ferrari, dalla realizzazione dei modelli in legno ai telai; a contornare il tutto le frasi motivazionali e ispiratrici di Enzo Ferrari. La sala principe è quella dedicata ai modelli di F1, praticamente uno per decennio, dove domina il rosso Ferrari delle macchine di Graham Hill, di Lauda, di Prost, di Schumacher o del mito Villeneuve, il preferito di mio zio; scatto una foto e gliela mando subito! Non sono mai stato in un posto così: si può nettamente percepire la gloria e la passione da farmi venire la pelle d’oca! In un angolo ci sono i trofei delle vittorie dei GP, mentre nella vetrina sottostante i modellini di tutte le vetture di F1 e una galleria dedicata ai 9 piloti campioni del mondo col Cavallino Rampante, da Ascari a Schumacher e Raikkonen, l’ultimo della serie (speriamo per poco).
La parte finale del museo ospita qualche altra F1 recente e i modelli stradali, che ho già visto bene a Modena; un dipendente della Ferrari che spiega con molta gentilezza e disponibilità qualche aneddoto legato al mondo Ferrari: ad esempio mi dice che i modelli esposti sono praticamente tutti di privati, perché Ferrari vendeva auto per poter correre (e non il contrario come succede solitamente) e quindi non ha mai tenuto i vecchi modelli ma li ha sempre rivenduti per poter sviluppare le nuove vetture; succede attualmente anche alle F1 degli anni passati, che vengono messe tutte all’asta! Poi mi ha spiegato come avviene la vendita delle Ferrari: non sono per tutti! Non per il prezzo – come penserai – ma perché ci sono liste selezionatissime di clienti e l’ultimo modello di supercar lo possono comprare solo quelli che hanno già comprato un super modello negli ultimi 10 anni, che però a sua volta era acquistabile solo se si era preso una Ferrari nei 20 anni prima… Insomma, i nuovi ricchi come gli sceicchi non le possono prendere e si devono accontentare dei modelli base, ovvero robaccia 😉  Io penso che mi accontenterei volentieri anche del modello più scarso che c’è! Ultimo aneddoto, bisbigliato con grande orgoglio, riguarda chi ultimamente ha comprato una Ferrari: Rosberg e… Hamilton, arcirivale rosso in F1, che quindi è dovuto venire a Maranello perché una Ferrari non si compra online, bisogna venire di persona a scegliere gli interni; peccato che non ci siano prove fotografiche!

 

Arte a trompe l’oeil

Il Palazzo Ducale di Sassuolo è da vedere quando si visita Modena
Uno dei bellissimi soffitti del Palazzo Ducale di Sassuolo dipinti con l’illusione trompe l’oeil

Anche se sono quasi le 15:00 devo mangiare e ho grande fame; mi fermo quindi in un bar appena fuori dal museo. Non sarà granché, lo so, ma ho troppa fame! Le lasagne sono scaldate, ma mangiare con 5-6 Ferrari attorno, pronte per un test drive, non è da tutti i giorni!
Io però ho altro per la testa e prendo la strada per Sassuolo, a pochi km, fermandomi nella piazza principale dove c’è un grande parcheggio. Prendendo la via sulla destra ci si trova davanti al gioiello di Sassuolo, il Palazzo Ducale. Chiamato anche “La Delizia Estense“, è una sfarzosa dimora estiva fatta realizzare da Francesco I d’Este per sfuggire al caldo estivo di Modena, da pochi decenni capitale del ducato. Entrando non si può nemmeno immaginare che sia stato un castello medievale trasformato: il cortile esterno che ti abbraccia, il suo scalone e le sale ti portano in un capolavoro barocco che lascia a bocca aperta. La cosa più bella è che gli ambienti sono stati pensati per le decorazioni, quindi architettura e pittura si integrano perfettamente e creano degli effetti trompe l’oeil eccezionali, bellissimi da vedere e da fotografare perché l’illusione sembra reale: Jean Boulanger, pittore di corte, si è proprio superato! Queste sale e saloni sono una meraviglia, uno più bello dell’altro! Mi è piaciuta meno invece la parte denominata “monochromatich light” dove agli stucchi si alternano tele monocromatiche contemporanee (ma ognuno ha i suoi gusti).

Ci sarebbe molto altro da vedere nei dintorni, con paesi e castelli bellissimi meritevoli di una visita, ma si è fatto tardi e devo rientrare dopo questo intenso weekend. Prendo l’autostrada sfiorando i campi dorati che lambiscono le strade e mi accompagnano per un po’. Un altro segno della tranquillità che regala Modena, che contrasta con il rombo dei motori, il chiacchiericcio di Piazza Grande e dei ristoranti, ma si fonde perfettamente come il grana sulla pasta. Grazie Modena, a presto!

 

Ecco altre foto di questo weekend:

I campi di grano attorno a Modena sono bellissimi da fotografare durante un'escursione
I campi dorati che circondano Modena e le regalano un’atmosfera bucolica
Il palazzo ducale estense di Modena è una delle attrazioni più belle della città
Il bellissimo Palazzo Ducale Estense che appare dalle arcate e i tavolini della Caffetteria Giusti
Un leone stiloforo scolpito dai maestri campionesi nella Cattedrale di Modena
Uno dei leoni stilofori del portale sud della Cattedrale di Modena
Visitare il palazzo ducale di Modena e i suoi soffitti dipinti
Uno dei soffitti dipinti e dorati del Palazzo Comunale di Modena
Il panorama più bello di Modena si vede dalla Ghirlandina
La meravigliosa vista dalla Ghirlandina sopra i tetti di Modena verso il Palazzo Ducale
Un angolo del lapidario estense
Un angolo del lapidario estense
A Modena è da visitare il Museo Enzo Ferrari con le sue vetture
Le favolose supercar Ferrari esposte nel salone del Museo Enzo Ferrari di Modena
Un dettaglio del cofano di una Ferrari esposta al Museo di Modena: ovviamente rosso Ferrari
Un dettaglio del cofano di una Ferrari esposta al Museo di Modena: ovviamente rosso Ferrari!
Il dipendente Ferrari snocciola ai turisti i suoi aneddoti "rossi"
Il dipendente Ferrari snocciola ai turisti i suoi aneddoti “rossi”
Cosa visitare a Sassuolo? Il Palazzo Ducale
Un altro soffitto con l’illusione ottica del Palazzo Ducale di Sassuolo

 

Un weekend sportivo sul Lago d’Iseo

Il Lago di Iseo è una destinazione perfetta per un weekend sportivo in Lombardia
Predore con Villa Lanza in primo piano visti dal Lago

Amo molto visitare le città e i borghi d’Italia, scoprendo chiesette o fotografando piazze, ma ogni tanto mi piace cambiare e…. perché no? trascorrere un weekend all’insegna dello sport e del movimento a contatto della natura. Recentemente ho scoperto che il Lago d’Iseo è un posto perfetto per tutto questo!

Itinerario:

  • Giorno 1: biciclettata e degustazione in Franciacorta
  • Giorno 2: sport acquatici sul Lago
  • Giorno 3: escursione a Monte Isola

Giorno 1 – Biciclettata e degustazione in Franciacorta

Le vigne e le cantine della Franciacorta sono una delle mete preferite della Lombardia
Scorcio tra i filari delle vigne della Franciacorta

Dopo mezza giornata di lavoro, mi avvio sul lago d’Iseo: è a poco più di un’ora da Milano e molto vicino all’autostrada A4, quindi facilmente raggiungibile. La mia base sarà il sud del Lago, al Costa Verde Natura, un nuovissimo villaggio a Clusane d’Iseo con tutti i comfort e a zero impatto ambientale che fornisce tutti i mezzi necessari per le escursioni, biciclette comprese. Ne prendo una e usciamo per la prima avventura, una biciclettata tra le vigne della Franciacorta. La zona è prevalentemente pianeggiante quindi adatta a tutti, anche a quelli fuori allenamento: la cosa più difficile è scegliere la cantina dove riposarsi e degustare il famoso prosecco tra le tantissime e prestigiose della zona. Il percorso ciclabile non è invece dei migliori, passando spesso su marciapiedi condivisi coi pedoni e nemmeno di nuova pavimentazione, per poi spingersi su sentieri sterrati tra le vigne. Dopo 30-40 minuti di pedalata molto tranquilla arriviamo a destinazione: cantina Bersi Serlini. Una brillante spiegazione ci illustra i vari processi con cui si ottiene il vino, la differenza tra vino millesimato (di un’annata precisa) e riserva (miscelando più vendemmie) e che il Franciacorta è perfetto per tutte le portate, basta non scontrare i gusti: quindi niente più Brut con le torte, il dolce chiama il dolce!! La cosa che più mi ha colpito è la cura maniacale per tutti i dettagli e i tanti anni necessari per avere una bottiglia, minimo 4-5. Dopo questa fatica, degustazione: 2-3 bicchieri di prosecco accompagnati da parmigiano e salame è quel che ci vuole!
Ritornato al villaggio un bel tuffo in piscina mi rinfresca e mi dà le energie per la serata, una romantica cena con vista lungolago al Belleville di Paratico : peccato che io non sia in dolce compagnia! Però un maestoso tramonto color rosa mi lascia senza parole (ma pieno di foto). Un ottimo hamburger e una birra chiudono alla grande la giornata; ora riposo, domani sarà una lunga giornata!

Giorno 2 – Sport acquatici sul Lago

Il miglior posto per fare sport acquatici in Lombardia è il lago di Iseo
I kayak pronti all’azione al Costa Verde Natura

Sveglia presto, oggi giornata intensa! Ci infiliamo subito nei kayak del villaggio Costa Verde Natura e costeggiamo il lago in direzione ovest, fino al Caffè Bohèm, dove gustare un’ottima colazione per fare il pieno di energie. Poi riprendiamo le canoe lasciate sul lungolago di Paratico e proseguiamo a pagaiare lungo la costa bergamasca, da Sarnico in su. Motoscafi e cigni, barche a vela e anatre ci fanno compagnia per un’ora e più di piacevole sforzo sotto al sole. Per fortuna è quasi mezzogiorno e il lago è piatto: è il momento in cui cambia il vento da quello mattutino che spira da nord a quello pomeridiano che va al contrario; solo le barche increspano il lago aumentando la difficoltà della pagaiata, ma oramai siamo arrivati al Cocca Hotel, dove lasciamo i kayak e iniziamo la seconda parte dell’avventura: dal pontile saliamo su un motoscafo che solca rapido le acque del lago. Dopo poco ci porta a destinazione: una splendida barca a vela di 9 metri con la quale risalire verso nord ammirando i panorami e le bellezza del Lago d’Iseo dal suo cuore, con la leggera brezza che ci accarezza e non fa sentire il caldo. Sulla destra appare Montisola in tutta la sua maestosità e Tavernola con il cementificio (orrendo) sulla sinistra, poi Zone con le sue piramidi di roccia e il Trentapassi con le sue scanalature che una leggenda dice siano nate quando l’Angelo, che viveva sul versante bergamasco, trascinò il Diavolo giù dal monte, che cercò invano di opporsi aggrappandosi con le sue unghie; infine sotto il sole a picco superiamo Riva di Solto con il suo orrido e la punta delle croci bergamasche, dove il lago si restringe. Poco dopo arriviamo al quartier generale di SportAction: un tuffo dalla loro barca è quel che ci vuole per raggiungere la riva, mentre cellulare e zaino vengono portati a terra con un gommone. È giunto il momento di mangiare e dopo un prosecco come aperitivo (d’obbligo), un pranzo fresco e a base di pesce del lago è tutto quello che ci vuole; l’ottima macedonia con gelato è la ciliegina sulla torta.
Torniamo velocemente al villaggio, la giornata non è ancora finita. Doccia rapida e via, direzione Sulzano: andiamo a ricordare The Floating Piers! Il paese è in fermento, ma non è nulla a che vedere con l’anno scorso, quando c’era un caos incredibile; nonostante qualche bancarella sul lungolago, tutto sommato è tranquillo. Ci aggiriamo per le vie e i cartelloni e le reti arancioni appese ricordano il grande evento del 2016. Celebriamo la giornata con un buon mojito in piazza al bar L’imbarcadero: ci voleva! Intanto il lago si dipinge di colori magici con il sole che tramonta dietro le montagne e tramuta tutto in oro, come fosse Re Mida. Con una breve passeggiata ammiriamo le persone che camminano tra i vicoli come uscite da un quadro di Klimt. Peccato solo che il tranquillo pontile che ho visto in tante foto abbia due barche ormeggiate che rovinano i miei piani, ma qualche buono scatto riesco a farlo. Alla fine risaliamo le vie del paese per raggiungere la Trattoria Cacciatore: un tavolo all’aperto, ottime specialità locali e una vista favolosa dall’alto accompagnano la nostra cena, con le tenebre che vengono ad abbracciarci e le luci che si accendono e disegnano i profili delle coste del lago e Monte Isola di fronte a noi. Che spettacolo!

Giorno 3 – Escursione a Monte Isola

Monte Isola è uno dei borghi più belli da visitare in Lombardia
Barche attraccate a Monte Isola

Ultimo giorno, ultime fatiche. Siamo stanchi ma oggi ci aspetta un’altra meraviglia: Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa e uno dei Borghi più belli d’Italia! Dopo cornetto e cappuccino (d’obbligo) torniamo a Sulzano dove partono i traghetti per l’isola. Attraversata in barca veloce e piacevole, con il profilo di Peschiera Maraglio che si avvicina sempre più: una foto è d’obbligo! Appena sbarcati le nostre alternative sono 3: la camminata in salita fino al monastero in cima al monte, una passeggiata per raggiungere la spiaggia dall’altra parte dell’isola (la più bella lì) oppure la visita del borgo di Peschiera; visto che sono stanco ma soprattutto adoro i borghi, non c’è gara: ultima alternativa! Il lungolago è grazioso e con il sole di oggi il Sebino è di un eccezionale azzurro cristallino che mi fa impazzire; paperelle e cigni riposano tranquilli mentre ogni tanto si sente un motorino o un’ape di un abitante che passa. La mente va al Floating Piers e al suo caos, anche perché anche qui ci sono molte reti arancioni che ricordano l’evento, ma adesso l’isola di San Paolo è lontana al largo, solitaria. I fiori dei ristoranti e sulle case sono i protagonisti e non mi stanco di fotografarli, prima di infilarmi in una vietta per raggiungere la chiesa principale, in un apprezzabile stile barocco ben conservato. Dopo aver riposato un po’ sotto l’ombra di un albero e aver visto dove costruiscono/riparano le barche e creano le reti da pesca, andiamo a mangiare: il prosecco con salame di Monte Isola e formaggio per aperitivo è ovviamente scontato, poi la polenta con le migole (le “briciole”, perché carne per fare il salame scartata e cotta deliziosamente in piccoli pezzi) e il pesce essiccato del Lago, altra specialità locale che il ristorante Isola dei sapori ci porta con orgoglio; il pesce essiccato è troppo duro per i miei gusti, ma il resto è tutto eccellente!
Un gelato suggella meravigliosamente il pasto, prima di riprendere la barca e tornare sulla terra ferma. È ora di prendere le valigie e tornare a casa, ho fatto il pieno di verde e blu!!

 

Ecco altre foto del weekend:

Iseo è uno dei paesi da visitare sul Lago di Iseo
Iseo è uno dei paesi più belli del Lago
Visitare una cantina è una ottima idea visitando la Franciacorta
Le famose bollicine del prosecco Franciacorta
Il Lago di Iseo è una destinazione perfetta per gli amanti della natura
Il favoloso tramonto rosa ammirato a Paratico
Colazione al Caffè Bohèm a Paratico
L’ottima colazione del Caffè Bohèm
Il Lago di Iseo è perfetto per un weekend sportivo in Lombardia
In azione con il kayak vicino alla costa del Lago
La Barca a vela è da provare sul Lago d'Iseo
Il meraviglioso panorama che si ammira navigando in barca a vela sul Lago
Il Lago di Iseo è una destinazione molto romantica al tramonto
Il tramonto dorato ammirato sul lungolago di Sulzano
Il lago di Iseo ha panorami bellissimi da vedere
Il favoloso panorama all’imbrunire dalla Trattoria Cacciatore di Sulzano
Monte Isola è uno dei borghi più belli della Lombardia
Il borgo di Peschiera Maraglio visto raggiungendo Monte Isola
Il Lago di Iseo è una destinazione perfetta per un weekend in Lombardia
I bellissimi balconi fioriti di Monte Isola