Ho aperto il mio nuovo Blog!

I meravigliosi giardini botanici di Villa Taranto li trovi nel mio blog www.srake.it

Ciao a tutti. Vi scrivo queste poche righe per dirvi che da qualche mese ho aperto il mio nuovo blog, dove continuo a raccontare i miei viaggi e le mie visite con tantissime foto e tutte le mie impressioni.
Ci sono tutti questi articoli e tutti quelli che ho scritto in questi mesi, dalle 15 foto da scattare a Milano a cosa vedere a Malta in primavera, da cosa visitare a Dubrovnik fino a Pavia (e molti altri). Presto arriverà anche quello su Villa Taranto che è nella foto.
Spero che continuerai a seguirmi su www.srake.it e a leggere i miei nuovi articoli gustandoti le mie foto!
Buona lettura!

Simone @srake

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Cosa vedere a Palermo in un weekend

La Cattedrale, la Cappella Palatina, Piazza Pretoria e tutto il resto: ecco cosa visitare a Palermo in un weekend

Palermo è una città tipicamente mediterranea: nata attorno al suo porto, è da millenni un via-vai di persone e di popoli differenti, giunti per commerciare o conquistare una terra piena di ricchezze ed un tempo fertilissima (i Romani consideravano la Sicilia il granaio di Roma). Di questo mix di culture Palermo ha tenuto per sé il meglio, mescolando sapientemente gli ingredienti per creare una ricetta unica al mondo; proprio quando ha visto convivere genti molto diverse, la città ha raggiunto l’apice della bellezza: sto parlando della Palermo barocca in mano agli aragonesi-spagnoli e soprattutto la Palermo arabo-normanna (con grandi influenze bizantine), premiata giustamente con il riconoscimento Unesco. Se ci aggiungiamo il passaggio di Caravaggio che lasciò un solco profondissimo, il clima meraviglioso e la laboriosità degli artisti e degli artigiani siculi, oltre che la nostalgia per i tempi in cui la città era la capitale del Regno di Sicilia, si può comprendere benissimo l’anima della città.
Vieni con me tra le vie e i vicoli che ti mostro le sue grandissime bellezze: ecco cosa vedere a Palermo in un weekend!

– Info preliminari
– Giorno 1
– Giorno 2
– Giorno 3
– I dintorni
– Palermo e la mafia
– Conclusioni

Cosa vedere a Palermo in un weekend

Info preliminari

La bellezza barocca dei Quattro Canti, piazza emblema di Palermo
La bellezza barocca dei Quattro Canti, piazza emblema di Palermo

Che si arrivi in traghetto, con un lungo tragitto in auto o con un comodo aereo, Palermo è pronta ad accoglierti e stupirti subito. Sarà per le altissime palme che colpiscono l’attenzione o l’autostrada che costeggia il mare blu con le torri di avvistamento dei corsari che si susseguono, prima di imboccare un lungo vialone di palazzacci orrendi che non finisce più: la meraviglia e le cose brutte, Palermo è una città di grandi contrasti! L’aeroporto Falcone e Borsellino dista 50’ dal centro, con la grande variabile del traffico. Passato il monumento di Piazza Vittorio Veneto, all’improvviso la scena cambia totalmente: come se si fosse a teatro e cambiasse il fondale, dal cemento indiscriminato si passa ad un tratto ad eleganti palazzi, edifici storici ed uno stile coerente; del resto Palermo è un grande teatro a cielo aperto e non per niente qui sono nati i pupi siciliani! Proprio un teatro, il Politeama, apre il centro storico, un dedalo di stradine e vicoli tagliato in 4 quartieri da due grandi strade: la prima è la storica strada che dal porto portava al palazzo regio (e prima ancora all’Alcazar arabo, che ha dato il nome alla strada, il Cassaro come lo chiamano i Palermitani, ora Corso Vittorio Emanuele), la seconda invece una strada voluta a fine ‘500 dal viceré spagnolo da cui ha preso il nome – via Maqueda – dove sono sorti eleganti palazzi nobiliari per ostentare la loro ricchezza; in mezzo ci sono i Quattro Canti, una piazza che è il salotto della città con 4 palazzi barocchi identici e a dominare le statue giganti dei 4 re spagnoli dell’età moderna, da Carlo V a Filippo IV: una meraviglia! Prendere l’hotel nei dintorni è il modo migliore per girare la città.
Infiliamo le scarpe, prendiamo lo zaino: siamo pronti. Andiamo a visitare Palermo!

cosa visitare a Palermo in tre giorni

Giorno 1

Per visitare Palermo bisogna partire da Piazza Pretoria, il gioiello della città con le sue stupende statue
La meravigliosa bellezza di Piazza Pretoria, magnifica da ogni angolazione

Il Cassaro è l’arteria vitale di Palermo, dove sono disposti tutti i principali edifici cittadini e si possono raggiungere tutti gli altri del centro in pochi minuti. Si gira benissimo a piedi, anche perché dai Quattro Canti in su è zona pedonale.
Il punto di partenza obbligatorio per visitare Palermo è lì vicino: Piazza Pretoria, una monumentale fontana con tantissime statue pensata per un giardino fiorentino e ora in mezzo ad una piazza accanto a via Maqueda, rialzata rispetto alla strada in modo da essere ancor più imponente. Un cancello la preserva, ma davanti al Palazzo delle Aquile, sede del Comune, si può entrare e aggirarsi liberamente sui due livelli tra le decine di statue. A chiudere la piazza ci sono due palazzi, la chiesa di San Giuseppe dei teatini e la meravigliosa chiesa di Santa Caterina, con le loro cupole perfette per foto fantastiche. Proprio in quest’ultima continuiamo il tragitto: bisogna girare l’angolo arrivando in Piazza Bellini e salire la scalinata; il costo è 3€, ma sono ben spesi: Santa Caterina è stupenda, una delle chiese più belle di Palermo con i suoi marmi intarsiati di vari colori che decorano le colonne e le cappelle laterali, mentre putti in marmo e decorazioni sfarzose spuntano ovunque; in questo tripudio barocco esaltante ad attirare l’attenzione è l’abside con 5 stupendi candelabri di cristallo che calano magicamente dall’alto e soprattutto gli affreschi del soffitto e della cupola, con sfavillanti colori. Sulla cupola peraltro è possibile salire per un bel panorama su Piazza Pretoria e la città ad un costo aggiuntivo. Dall’ingresso invece si gode una bella vista su Piazza Bellini e i suoi capolavori architettonici: la chiesa di San Cataldo con le cupoline arabe di colore rosso che sembrano apparentemente uscite da un altro mondo e la Chiesa della Martorana. Questa è il primo di 7 siti patrimonio Unesco della città (più Monreale e Cefalù) che visitiamo: il campanile con le palme vicine in stile bizantino è la prima cosa che colpisce; l’interno poi ti rapisce! Ti accoglie un soffitto basso affrescato con storie sulla Gloria di Maria del XVI secolo che fa da contrasto all’oro dei mosaici bizantini della parte centrale, dove il tetto si alza e lo sguardo si perde tra i tasselli colorati che illustrano la vita di Cristo e disegnano gli Angeli e i santi. Un bosco di colonne sorreggono le volte arcuate, dividendo in modo geometrico gli ambienti e lasciandoti a bocca aperta man mano che si procede alla vista del soffitto successivo; aiutano anche i pavimenti, con le loro geometrie marmoree e ricchezza. I punti focali sono due: innanzi tutto l’abside, in stile barocco trionfante con marmi policromi a profusione e statue e stucchi che escono dalle pareti creando un effetto tridimensionale fantastico: anche nelle colonne i putti si affacciano per sorprenderti, come il magnifico tabernacolo in lapislazzuli. Altro punto focale è la cupola centrale, la più alta, con il Cristo che appare a figura intera e seduto sul trono, circondato dagli evangelisti e gli apostoli, tutti in uno sfondo dorato magnifico; le scritte in greco ricordano che le maestranze che eseguirono i mosaici erano bizantine, ma era facilmente intuibile: lo stile è proprio solenne!

La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo
La cupola dorata con il Cristo assiso in trono circondato da angeli della Martorana

Altro patrimonio Unesco è la attigua San Cataldo, che però era chiusa per pranzo. Peccato, ma non ci perdiamo d’animo e ci infiliamo sulla via che costeggia l’università e poi tra i vicoli frizzanti di vita: siamo a Ballarò, un vibrante mercato dove si possono annusare e comprare le specialità locali, con gente di tutte le nazionalità; del resto il quartiere dell’Albergheria era quello arabo!
Poco più in là c’è un altro capolavoro: la Casa Professa o Chiesa del Gesù, la chiesa gesuita della città; l’esterno spoglio dice poco, ma l’interno toglie il fiato! Marmi policromi ovunque, in prevalenza bianchi, neri e rossi che si fondono a stucchi bianchi e decorano le pareti, con putti, animali e angeli a profusione che animano ogni scena. La cosa che più mi ha colpito è che ogni colonna è differente e ogni lapide ha qualcosa che emerge e crea un effetto tridimensionale, come se desse una chiave di lettura all’intero disegno. Il soffitto invece non è così riccamente decorato, soprattutto all’ingresso dove nel 1943 cadde una bomba e quindi il grande dipinto è stato realizzato tra il 1954-56; con un occhio attento si possono notare ancora i danni nei marmi della prima parte dell’edificio. Oltre alle cappelle laterali, tutte ricchissime (tanto che sono difficili da fotografare perché non ci si riesce a concentrare su qualcosa per i troppi dettagli), la parte migliore la riserva l’abside con le storie bibliche: statue a grandezza naturale si stagliano in 2 scene (molto teatrali) con smalto di azzurro intenso per formare il cielo sullo sfondo e tanti putti (a grandezza naturale pure loro!) che assistono alle scene, decorando i fregi e le cornici delle scene. Insomma, una meraviglia da non perdere!

La Casa Professa e il suo barocco trionfante sono da vedere quando si visita Palermo in un weekend
I meravigliosi marmi intarsiati che coprono e decorano tutta la Casa Professa

Visto che adoro vedere le città dall’alto, mi reco alla vicina Torre di san Nicolò di Bari: la salita è semplice e Palermo ti appare con tutti i suoi contrasti: la meraviglia delle tante cupole accanto a palazzi abbandonati, squarci, vuoti e murales e poi palazzi moderni orrendi, le guglie della Cattedrale con dietro le montagne e l’azzurro del male dall’altra parte… In cima, vicino alla grande campana, c’è una scultura moderna che rappresenta Palermo inorridita e arrabbiata per la cattiva gestione; pare che l’artista la rimuoverà quando la situazione migliorerà… nel frattempo continua a rimanere lì! Comunque da qui la vista ti colpisce!!
Un’altra cose che colpisce di Palermo è lo streetfood, assolutamente da provare: piccoli chioschi sorgono ovunque e anche nei bar del centro si può prendere un panino da portar via con le loro specialità, tutto a pochissimo; ad esempio davanti alla Casa Professa mi son fatto consigliare il panino panelle e crocché: crocchette di patate che si sciolgono in bocca e un gustoso strato di farina di ceci fritto (le panelle appunto) dentro al panino… totale 1,50€! Se non basta si può accompagnare con un’arancina ripiena (di tutto ciò che si vuole): quelle di Ke Palle in via Maqueda sono fantastiche!
Il bello dei palermitani poi è che parlano tutti come Ficarra e Picone: quante volte mi sono girato i primi giorni pensando di averli vicini!!! Infatti i due comici ricalcano perfettamente i due accenti che si sentono in città: uno acuto con il finale a salire, come se ogni frase fosse interrogativa, l’altro che trascina le vocali rendendole lunghissime e la s “scivolosa”… Invece della parlata di Montalbano, con i verbi alla fine, nessuna traccia. Ma la particolarità è che il linguaggio siciliano utilizza aggettivi desueti, a volte astrusi: parole italiane che forse hai sentito nei Promessi Sposi o sul dizionario di latino e che nemmeno ti ricordavi potessero esistere, ma che loro usano come normalissime; questo è quello che pare più strano! L’insularità emerge anche in queste cose ed aggiunge fascino al passeggiare tra le vie della città.
Continuando a camminare, arrivo a un grande spiazzo su via Maqueda, con un’edicola liberty sotto un albero: poco più in là, l’imponente Teatro Massimo in stile neoclassico. È il 3º teatro più grande d’Europa e 1° in Italia e da non molto è stato riaperto dopo decenni. Il nome completo sarebbe Teatro Massimo Vittorio Emanuele, visto che “massimo” è un aggettivo generico per tutti i grandi teatri, ma in questo caso è rimasto indelebile. I due leoni davanti alla scalinata sono il simbolo della magnificenza che si può trovare dentro: legno dorato, una grande sala con poltroncine purpuree, fini decorazioni liberty e un immenso affresco sul soffitto della sala. In realtà me lo aspettavo più grande ancora e la guida ci spiega il “trucco”: il palcoscenico che sto calcando è tra i maggiori in circolazione, ma la sala è solo 1.381 posti, molti meno di altri teatri come La Scala; è il dietro le quinte e il soffitto del teatro che sono enormi… praticamente c’è più spazio dietro la scenografia che davanti! Sembra un’officina/falegnameria, visto che c’è un’ampia zona dedicata all’allestimento delle scene. Poi non bisogna parlare di soffitto, ma di più soffitti, almeno 6-7 che consentono di bilanciare i pesi di luci, quinte e scenografie che alza il tetto ben oltre lo sguardo dello spettatore…praticamente il doppio! Questo consente anche di avere un’ottima areazione, oltre a raggiungere un volume da record. La parte più bella è il palco reale, decoratissimo e sontuoso, che in realtà mai ospitò un re, visto che i Savoia non vinsero mai la loro diffidenza verso Palermo; però quei posti sono in vendita come poltroncine normali quindi chiunque può sentirsi un re per una sera! L’ho trovato davvero splendido.

Se ami la lirica, a Palermo non puoi perderti il Teatro Massimo
La magnificenza del Teatro Massimo in tutto il suo splendore

Il pomeriggio è lungo e va sfruttato. Risalendo lungo il Cassaro, sulla sinistra, c’è una piazza meravigliosa che sembra un set di un film: è Piazza Bologni, aperta dalla statua di uno smilzo Carlo V che fa ombra ai tavolini all’aperto nel gradevole clima palermitano e racchiusa da palazzi barocchi che portano tutto il segno dei loro anni, come le rughe di Meryl Streep… danno ancora più fascino! Questo è un ingrediente basilare per capire Palermo: è la nostalgia per i tempi in cui la città era la capitale del Regno di Sicilia, che si riflette nel carattere dei suoi abitanti e appunto nelle facciate decandenti e dimenticate dei palazzi signorili: balconi muti, facciate tristi con l’intonaco che si stacca, pietre annerite… Così è anche al centro della piazza il Palazzo Alliata di Villafranca, un gioiello da scoprire: una sontuosa dimora – in parte rimaneggiata dagli ultimi proprietari – che conserva ancora affreschi, decorazioni dorate e saloni pieni di stucchi magnifici nei soffitti; da non perdere assolutamente il “fumoir” (o sala del fumo) tutta completamente rivestita in pelle rossastra dove i signori si dedicavano all’ozio e la magistrale crocifissione di Van Dyck, maestro fiammingo che soggiornò a Palermo durante la Peste del ‘600 (e misteriosamente non lasciò la città mentre moriva 1/3 della popolazione).
Ultima tappa della giornata, sempre sul Cassaro, la Chiesa del Santissimo Salvatore, che appare risalendo sulla sinistra. La facciata non è appariscente, ma pure l’interno è molto rimaneggiato: tutta colpa delle bombe della guerra che hanno squarciato la cupola causando ingenti danni, come si può vedere appunto dalla cupola che è stata rimessa insieme come un puzzle ma con abbondanti spazi vuoti in cemento. Anche le pareti presentano gravi mutilazioni, ma l’abile restauro ha riportato l’aspetto molto simile a quello che era: una cosa molto intelligente è stata la ricostruzione di tutto il “nuovo” in semplice stucco bianco che contrasta coi marmi policromi (tra cui svetta quello nero) delle decorazioni originali che si possono apprezzare ancora bene in ampie sezioni; su tutte, la grande crocifissione di una delle cappelle con intarsi in marmi morbidi come un lenzuolo e a fianco putti che reggono simboli sulla gloria e il martirio. La chiesa peraltro è a pianta centrale e per l’ottima acustica si possono tenere concerti; altra particolarità è che dal lato esterno della chiesa si può accedere alla cupola per una vista meravigliosa del centro: sembra di avere Palermo ai propri piedi! Il Cassaro, sempre vivo, scorre infatti lì in basso e ti porta con lo sguardo verso il mare oppure alla Cattedrale, di cui pare di poter toccare le guglie! Passeggiando con la fantasia sopra ai tetti marroni e rossi, si arriva a tutte le cupole del centro e alle montagne che abbracciano la città: praticamente si visita Palermo tutta con lo sguardo!
Ritorniamo in strada e la luce comincia a calare: i lampioni si accendono e il cielo diventa di un blu elettrico. In due passi sono arrivato ormai alla Cattedrale che ogni minuto cambia colore, risplendendo sempre di più per i fari che la illuminano mentre le sue torri ancora toccano i raggi solari. Mi siedo in Piazza Sette Angeli ad ammirare questa meraviglia: ragazzi che si abbracciano e si baciano, turisti che si muovono oramai stanchi, palermitani seduti ai tavolini, con le stelle in alto che cominciano ad apparire…

Piazza Bologni sul Cassero è una meraviglia da non perdere visitando palermo in un weekend
L’ora blu in Piazza Bologni, con i lampioni che si accendono e la piazza piena di vita

Di notte Palermo è vivace come non mai. Sarà per il bel clima di fine ottobre, tantissima gente si riversa per strada attorno ai Quattro Canti e via Maqueda, per mangiare o solo passeggiare. Lo faccio anche io, per assaggiare questa atmosfera frizzante e viva…e ovviamente godermi lo streetfood cittadino, da buon palermitano (anche se solo per qualche giorno). Col buio la città diventa di un colore unico, come fosse un fumetto: il nero del cielo si mischia al giallo dei lampioni uniformando i colori degli oggetti, rendendoli così praticamente irriconoscibili; le ombre lunghe fanno il resto. Questo contrasto giallo-nero, tipico una volta, ma ora in via di estinzione coi led, rende ancor di più l’atmosfera della città affascinante, misteriosa e romantica!

cosa visitare a Palermo

Giorno 2

La Cappella Palatina, il più bel gioiello di Palermo!
La preziosa bellezza dei mosaici bizantini della Cappella Palatina

Se la prima giornata è stata piena, anche oggi non sarà da meno! La prima tappa, imperdibile quando si visita Palermo, è il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina. Da secoli sono il cuore politico della città, dove gli Arabi costruirono il loro ‘Al Kasr (sopra le fortificazioni punico-fenicie) su una collina che svettava sul porto; convertito poi dai Normanni, nel corso dei secoli hanno mantenuto le linee arabe e gli influssi europei, mischiati alla forte influenza bizantina e per questo sono patrimonio Unesco. La meraviglia più grande è proprio la Cappella Palatina, un gioiello d’oro pieno di mosaici che rappresenta l’apice di questo mix di culture e influenze, come testimoniato dall’iscrizione in tre lingue (latino, greco e arabo) appena fuori. Questo è un esempio di come civiltà profondamente diverse tra loro – araba, normanna e bizantina – potessero convivere o influenzarsi in un periodo passato alla storia per le Crociate: gli scambi e i commerci invece portarono benefici ben maggiori rispetto a sparute guerre di avventurieri affamati di terre (con la religione come alibi) e dovrebbe far riflettere chi al giorno d’oggi ritiene che Arabi e Cristiani siano totalmente inconciliabili tra loro. Stuoli di angeli e santi, scritte in greco e le storie della Bibbia sullo sfondo d’oro decorano la Cappella, culminanti nei due Cristi – uno nell’abside e l’altro nella cupola principale – fulcro di ogni chiesa bizantina: però qui la pianta è basilicale, come le chiese occidentali, con colonne che dividono le strette navate. Era la chiesa del Palazzo Normanno (da lì il nome “palatina”) a sua volta costruito attorno a due grandi cortili in epoca spagnola che all’interno contiene stanze di varie epoche: si va da altre stanze normanne (come la Sala dei Venti e la Sala di Ruggero), a quelle aragonesi-spagnole come la Sala dei Viceré con i loro ritratti alle pareti, fino a quelle borboniche come la Sala Cinese e la magnifica Sala Pompeiana. Insomma, con pochi passi si fa un bel viaggio nel tempo!

Il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina sono una delle tappe da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Le favolose decorazione settecentesche della Sala Pompeiana di Palazzo dei Normanni

Lasciando l’imponente Palazzo, che si affaccia sulla verdissima Piazza Della Vittoria, prendiamo la strada sulla destra e a 100m troviamo un cancello che chiude un frondoso giardino esotico, un po’ abbandonato a se stesso; oltre si innalza San Giovanni degli Eremiti, chiesa e chiostro ormai spogli e in disuso, ma che con le sue cupoline arabe sono un simbolo della città. Come abbiamo visto già per San Cataldo, l’architettura araba ha lasciato tracce ancora visibili: del resto 2 secoli di dominazione non sono pochi e Palermo era diventata un’importante città islamica; il colore rosso usato per le cupole però è molto dubbio, visto che ne era rimasto solo una traccia e nell’800 questa piccola prova è stata usata per dipingerle tutte di rosso…. ma nel mondo arabo non esistono cupoline rosse! Però va detto che così hanno grande fascino, soprattutto qui che contrastano con il verde del giardino e l’azzurro del cielo! È altrettanto vero che spendere 6€ per vedere una minima traccia di affresco, una chiesa spoglia e un chiostro scoperto in mezzo a un giardino mi pare troppo!
Su di esso spicca un campanile, quello di San Giuseppe Cafasso, da cui si vede bene anche il vicino Palazzo e la più lontana Cattedrale: però sarà che è decentrato, sarà la scala strettissima e ballerina, saranno i soffitti bassi (per cui ti danno un caschetto per accedere)… non mi ha fatto una bella impressione. Solo la vista sulle cupoline rosse è fantastica!

Cerchi l'influenza araba a Palermo? Non perdere la chiesa di San Giovanni degli Eremiti
La fantastica vista delle cupoline rosse dal chiostro di San Giovanni degli Eremiti

È ora di pranzo e voglio mangiare qualcosa di tipico per questo torno ai Quattro Canti e mi immergo nella Vucciria, un altro mercato tipico dove si può comprare e mangiare di tutto, reso celebre dal dipinto di Guttuso; da Piazza San Domenico alle viuzze interne, ci sono tanti ristoranti o invitanti streetfood. Io prendo un mix di fritto (abbondantissimo) e poi un piatto di pasta con sarde e muddica atturrata, ovvero pan grattugiato e finocchietto; devo dire che ai primi bocconi è ottimo, ma poi stanca.
Lì vicino si innalza l’imponente chiesa di San Domenico, che domina la sua piazza con la sua facciata barocca bianca e gialla. Dall’800 è il Pantheon dei grandi Palermitani: qui è sepolto ad esempio Francesco Crispi; non poteva mancare Giovanni Falcone, che qui ha ricevuto l’ultimo saluto ed è sepolto in una tomba minimale, su cui sono posati messaggi di persone ispirate dalla sua grande figura. Per il resto nella chiesa domina il contrasto tra la semplicità delle volte e la ricchezza delle cappelle barocche volute dalle grandi famiglie della città.
Da un grande ordine medievale all’altro: attraversiamo il Cassaro e raggiungiamo l’affascinante Piazza di San Francesco d’Assisi, con l’omonima basilica: sono contenuti affreschi antichi e stucchi di Giacomo Serpotta raffiguranti le 10 virtù francescane, ma purtroppo è in corso una messa quindi esco quasi subito. Poco male, perché a fianco ci sono 2 meravigliosi oratori: a differenza del significato attuale, con “oratorio” a Palermo si indicava un luogo dove si ritrovavano persone laiche legate da una stessa passione (solitamente il culto per un santo) per discutere, riflettere e pregare; quindi a differenza delle chiese, dove l’attenzione deve concentrarsi verso l’abside e la volta, negli oratori le persone si sedevano in cerchio e quindi i luoghi erano abbelliti a 360º: per questo anche le pareti di ingresso sono molto curate! Non fa eccezione l’oratorio dell’Immacolatella, a due passi dalla chiesa di San Francesco, a cui si accede tramite una ripida scalinata: superato il ballatoio con iscrizioni in latino, si entra in una sala dove domina il bianco! Ad esaltarlo, cornici e decorazioni dorate (sempre in stucco), che definiscono gli spazi, le geometrie e sottolineano l’affresco centrale. Anche questa è opera dei Serpotta, una famiglia dedita alle decorazioni in stucco che operò in tutta la Sicilia: a differenza del costosissimo marmo, questa lavorazione era più veloce ed economica, quindi facilitò il tripudio barocco in molte chiese palermitane; così pure gli oratori che facevano collette tra i loro adepti potevano permettersi un capolavoro! Questo è opera di Procopio, l’ultimo della famiglia, che realizzò nel 1726 i medaglioni dei santi e dei padri della chiesa e le altre statue e putti; il suo tocco geniale è stato la realizzazione in stucco di alcune membra (le ali, un paio di gambe e un braccio) dei demoni dell’affresco centrale, che così “escono” dal dipinto e lo rendono tridimensionale: sembra di partecipare in prima persona all’assunzione di Maria in cielo! Bisogna scrutarlo bene per capire… perché non si crede ai propri occhi! Anche qui lo stucco aiuta: col pesante marmo sarebbe stato impossibile.

Visitando Palermo non bisogna perdere le opere in stucco della famiglia Serpotta
Il dettaglio dell’affresco del soffitto dell’oratorio dell’Immacolatella con le ali e le gambe dei demoni in stucco che emergono (fidati!)

Però l’oratorio più bello della città è certamente San Lorenzo, lì accanto, capolavoro di Giacomo Serpotta (il più grande della famiglia). Qui l’ordine consueto di lettura delle decorazioni di un oratorio si ribalta: non si va dalla porta all’abside, ma viceversa perché Giacomo le creò a partire dal quadro che già c’era nell’abside: La natività con i santi Francesco e Lorenzo di Caravaggio; quest’opera lasciò un solco profondissimo nell’arte di Palermo come dimostrano le tele caravaggesche presenti in tantissime chiese cittadine e anche il Serpotta volle omaggiarlo realizzando 8 teatrini con le storie di San Francesco e San Lorenzo e le statue allegoriche delle Virtù con chiara ispirazione berniniana. Tutto culmina nella tela, che assieme al tabernacolo è l’unico elemento colorato dell’oratorio: dai banchi intarsiati in legno in su domina un bianco etereo, paradisiaco… che meraviglia, sembra il set per una pubblicità di detersivi: più bianco non si può! Nei tanti putti sparsi esce il genio dell’autore: invece di scolpirli tutti uguali, rappresentano le espressioni tutte differenti mentre osservano le scene delle vite dei santi; sono bambini umanissimi: ci sono quelli che fanno i capricci, quelli che fanno scherzi, quelli che si meravigliano o si scandalizzano davanti ad un nudo! Un capolavoro nel capolavoro!! Peccato solo non averli potuti fotografare perché qui è severamente vietato. Ci sarebbe dovuto essere un’attenzione simile anche nel 1969, quando qualcuno entrò e si portò via la tela originale di Caravaggio: da allora è sparita, diventando la 2°opera d’arte più ricercata al mondo! Solo un paio di anni fa, grazie a fotografie in bianco e nero e analisi di altri suoi quadri, è stata realizzata la copia che si può vedere, che colma un minimo questo enorme vuoto; vuoto che è pure aumentato, perché in seguito sono state rubate anche diverse figure dei teatrini, lasciandone alcuni sguarniti e privi di senso. Uno stato d’animo di desolazione mi coglie pensando a tutti questi tesori, probabilmente persi per sempre.

L'Oratorio di San Lorenzo è un tesoro assolutamente scoprire per visitare Palermo in un weekend
C’è chi ruba quadri e statue… e chi ruba una foto nell’Oratorio di San Lorenzo

Per completare il “pomeriggio Serpottiano”, raggiungo la vicina chiesa della Gancia (o di Santa Maria degli Angeli): ma quante chiese fantastiche ci sono a Palermo? Questa è legata al convento dei frati minori osservanti, sotto influenza aragonese, e per questo l’interno è sobrio, coi classici candelabri che pendono; però le cappelle regalano piccole gioie e capolavori, come affreschi rinascimentali, dipinti o intarsi marmorei meravigliosi, tra cui compaiono scene bibliche. L’opera Serpottiana qui è nel transetto sinistro, con due putti e due magnifici angeli che reggono una cornice, elegantissimi. La chiesa è a passo da Piazza Marina, un triangolare spiazzo accanto alle mura ed al mare: attorno al ficus centenario pulsa vita a tutte le ore del giorno. Oltrepassando la Porta Felice, arrivo al porto mentre il cielo si dipinge dei colori pastello del tramonto tra le tranquille barche ormeggiate che fluttuano e le famiglie che passeggiano. La costa prosegue con una caletta dove mi soffermo ad osservare le onde: tutto è pulito e nuovo, forse deve essere ancora inaugurato… L’atmosfera è da favola.
Continuo a camminare all’esterno delle mura  e raggiungo un bar all’aperto: sebbene si stia facendo buio e sia autunno inoltrato, ordino una brioche con gelato. Come si fa a non amare la Sicilia!? Una morbida brioche che contiene una montagna di gelato per soli 3€, da gustare vista mare…

Una passeggiata lungo il porto di Palermo è una cosa da fare visitando la città
Il fantastico tramonto color pastello sul porto di Palermo

Quando è già calata la notte cerco un posto dove cenare: torno in Piazza San Francesco d’Assisi dove mi hanno consigliato la Focacceria San Francesco (proprio di fronte alla chiesa) ed è un edificio in stile liberty (molto spartano) che fa cucina popolare siciliana, tra cui il famoso pani ca’ meusa (panino con la milza): lo prendo subito e mi godo la vista della milza che soffrigge e poi viene strizzata per essere inserita nel panino per poi essere “maritata” con ricotta e trucioli di caciocavallo; devo dire che nonostante i caldi consigli ero un po’ scettico, ma invece il gusto è molto interessante! Ne prenderei un altro!!
Per digerire, non c’è cosa migliore di una passeggiata notturna sul Cassaro ad osservare la gente; il bello è che nel weekend anche la parte più bassa della via viene chiusa al traffico e vengono messi i tavolini sulla strada davanti ai vari ristoranti, quindi è possibile cenare sotto le stelle!

Palermo cosa vedere

Giorno 3

Le case e le ville liberty di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
L’entrata di Villa Malfitano Whitaker

Abbiamo già visto tanto, ma c’è ancora tantissimo da vedere, a cominciare dalla Palermo Liberty che è un altro emblema della città al di fuori del centro. In particolare si trova nei nuovi quartieri realizzati nel primo Novecento, dove i ricchi hanno potuto edificare le proprie ville: Mondello, la Favorita e le colline che circondano la città, dove si estendevano i fantastici giardini che un tempo avevano reso famosa Palermo. Per vedere qualche villa approfitto di una intelligente iniziativa che ogni anno viene riproposta felicemente, le Vie dei Tesori, che apre le porte di luoghi solitamente inaccessibili oppure consente di visitarne tanti altri, tutti al modico prezzo di 1€: il problema maggiore è scegliere cosa visitare tra gli oltre 100 luoghi proposti! Anche le ville liberty son molte e io opto per Villa Whitaker Malfitano, una villa a due piani in un enorme giardino, dove si stagliano alcune piante enormi, con i rami lunghi almeno una decina di metri che sembrano labirinti ed altre piante esotiche; la villa, con entrate neoclassiche, all’interno è un tripudio di vetro e ferro battuto… puro stile liberty! Stile che si può ammirare nel vicinissimo Villino Florio, una casetta tra le prime opere liberty d’Italia somigliante ad un castello medievale che però è stata distrutta da un incendio doloso nel 1962: nel piano nobile si può ancora ammirare il camino e le travi originali del soffitto carbonizzate, assieme alla carta da pareti in stile floreale e i dettagli in legno: tutto è stato ricostruito usando foto d’epoca.

Le case e le ville liberty di Palermo sono una meraviglia della Sicilia: un trionfo di vetri, ferro battuto e decorazioni assolutamente da visitare
Il Villino Florio all’Olivuzza visto da fuori

Però del mobilio originale non c’è ovviamente nulla e le sale, di proprietà ora della provincia, sono quasi spoglie; di notevole c’è la vista dai finestroni e dal terrazzo superiore, che dava sull’immenso giardino che arrivava al mare (distante almeno 2km!!), ora desolatamente coperto da condomini e industrie dell’Olivuzza privi di ogni bellezza. Molto interessante anche la storia dei Florio, famiglia d’origine calabrese che si arricchì con il commercio del Marsala e le tonnare (famosa quella di Favignana) tanto da diventare tra le più importanti d’Italia (capito perché il giardino era così enorme?) e con la passione per le corse automobilistiche, tanto che istituirono la Targa Florio che tuttora esiste. Il capofamiglia Vincenzo era pure un donnaiolo per cui la casa prevedeva un’entrata dal retro per le varie accompagnatrici e c’era sempre una stanza a disposizione tra quelle dei servi, con la moglie invece relegata nelle sue stanze; anche la sala al pian terreno – dei giochi e del fumo – era proibita alle donne. Ovviamente non era l’unica dimora che avevano a Palermo: presso il porto c’è pure la Casa Florio all’Arenella (o dei 4 pizzi), anch’essa in stile liberty e visitabile con le vie dei Tesori, ma che non ho avuto il tempo di vedere.
Ma ci sono ancora tante zone di Palermo da esplorare! Camminando un po’ si arriva a Porta Carini con il mercato del Capo in cui mangio qualcosa al volo. Continuando per la via, dove il profumo di verdure si mischia a quello di residui pesce gettati per terra, si raggiunge sulla destra la sorprendente chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo: ancora lampadari di cristalli, ancora statue e meravigliosi marmi policromi ovunque e stucchi, in armonia totale; qui però il colore che rimane impresso è il celeste degli smalti color lapislazzuli nei 4 altari laterali, che raffigurano preziosamente il cielo in paesaggi biblici ideali, con colonne tortili e pavimenti perfetti per prospettiva e dettagli realizzati con minuscoli frammenti di marmo. Tutto da ammirare con gli occhi e non a parole!

Ammira l'arte siciliana nelle chiese di Palermo come la chiesa dell'Immacolata concezione
Una delle 4 scene bibliche con paesaggi ideali in marmo intagliato e il cielo in smalto della chiesa dell’Immacolata concezione al Capo

Riprendendo la via sia arriva dietro la Cattedrale: da strade e vicoli tranquilli si ritorna in pieno Cassaro. Raggiungo i Quattro Canti e mi metto in coda per visitare Palazzo di Rudinì, che anche se abbandonato e molto rimaneggiato, offre una meravigliosa vista proprio sul Cassaro e via Maqueda: sono proprio sotto Filippo II!
Per concludere sulle Vie dei Tesori, è un’iniziativa davvero eccezionale perché permette di valorizzare patrimoni altrimenti inaccessibili e coinvolge guide preparatissime oppure i ragazzi delle scuole di Palermo, istruendoli bene e facendogli vincere la timidezza. Gli unici limiti sono gli orari a volte molto diversi l’uno dall’altro (e tenerne d’occhio e incastrarne 10-15 che ti interessano è difficile) e le code che si formano inevitabilmente in alcuni posti, che i ragazzi faticano a gestire e ti complicano i piani: mi è capitato di attendere almeno 2h e pensare a cosa avrei potuto vedere altrove in quel tempo. Del resto i palermitani hanno 5 weekend per l’iniziativa, tu solo quello!
C’era talmente tanto da ammirare che nei 3 giorni sono arrivato sempre lungo e non sono riuscito ad ammirare la Cattedrale dall’interno e soprattutto dai tetti, che mi han detto essere meravigliosi e io volevo godermi al tramonto. Mi sono davvero mangiato le mani, ma almeno ho un buon motivo per ritornare a Palermo! Lo stesso vale per Santa Cita e l’oratorio del Rosario di San Domenico, dove ci sono altri capolavori del Serpotta, o Palazzo Mirto e Palazzo Abatellis, probabilmente i due migliori musei della città. Ci sono troppe bellezze a Palermo per vederle tutte in un weekend!
Come ultima serata in città, me la voglio godere girando un po’ a zonzo per i vicoli del centro. Ammiro il calare della sera su piazza Pretoria, con i lampioni che prendono vita: è certamente il luogo che mi ha affascinato di più, ci sono passato ogni giorno! Poi mi avvio verso il Teatro Massimo e mi infilo in un vicolo di fronte tanto stretto quanto meraviglioso: è via dell’Orologio e un meraviglioso orologio della chiesa in fondo ti guarda dritto per tutto il percorso, facendo lo slalom tra tavoli di ristoranti, piante, gente che cammina… insomma, la solita pittoresca Palermo! Lo scorcio è da quadro! Infine mi perdo tra i vicoli, ammirando la gente e la vita siciliana. Che c’è di più bello?

Palermo cosa visitare

I dintorni: Monreale e Mondello

Monreale e il suo bellissimo Duomo pieno di mosaici bizantini patrimonio Unesco è da vedere in un weekend a Palermo
Il magnifico Cristo Pantocratore nell’abside del Duomo di Monreale… uno sguardo che lascia senza parole!

Finora ho parlato solo di Palermo città, ma ovviamente la bellezza è sparsa anche nei dintorni. Senza raggiungere Cefalù o San Vito lo Capo, ci sono due bellissimi luoghi vicini in cui ho trascorso la mia ultima giornata.
Cominciamo con Monreale, paese sui monti appena sopra Palermo, che in realtà meriterebbe un giorno intero. Lo si può raggiungere in autobus dalla fermata di Piazza Indipendenza, davanti al Palazzo dei Normanni. Va detto che gli orari sono prettamente indicativi, perché la puntualità non è di casa a Palermo e dopo mezz’ora mi spazientisco io, figuriamoci gli inglesi che ho a fianco: oggi non sono fortunato! Nonostante il viaggio in piedi e schiacciato, ne vale la pena: appena scesi si può godere un panorama su tutta Palermo e il mare di fronte… si respira libertà! Camminando in salita si entra in paese e poco dopo sulla sinistra ecco il Duomo; come gli altri edifici arabo-normanni, fuori non sono appariscenti, ma dentro si è circondati dall’oro delle tessere dei mosaici che ricoprono tutta la chiesa: angeli, santi, ma soprattutto le storie della Bibbia coprono interamente le navate come fossero un libro da leggere, fantastico in ogni dettaglio! E’ molto più grande di quanto sembrava fuori. La luce che entra in diagonale dalle finestre non consente gran foto, ma non importa: questa meraviglia rimane impressa nella mente! Il punto focale di tutte le attenzioni sta nell’abside, con il magnifico Cristo Pantocratore dal sapore orientale che ti fissa negli occhi; per la bellezza, la modernità, i colori, sembra sia stato realizzato ieri! Pagando 4€ è possibile ammirarlo da vicino osservando quanto è enorme visitando l’abside e la cappella Roano con i suoi marmi: bellissimo quello pavimentale con le storie bibliche di Giona mangiato dalla balena! Oltrepassando le due tombe dei re normanni, in fondo alla chiesa si può invece salire sui tetti: un camminamento inizialmente stretto che poi spalanca la vista sul chiostro e su tutta Palermo; qui si possono ammirare i ricami delle decorazioni arabeggianti, le tegole dai colori sgargianti e “spiare” i passanti dall’alto!

Che meraviglia il chiostro di Monreale visto dai tetti del Duomo!
La vista del chiostro di Monreale dai tetti del Duomo

Torniamo a terra, un ultimo sguardo al Cristo e poi usciamo proprio per visitare il chiostro: costa 6€, ma credo siano soldi ben spesi per cercare di ristrutturare questo luogo magico. Un labirinto di colonne decorate con frammenti di vetro colorati e capitelli scolpiti nel marmo con le storie testamentarie ti lasceranno senza parole: sono tutte diverse! Peccato che alcune siano danneggiate e altre abbiano bisogno di restauri e pulizia, ma l’incantesimo di questo luogo è massimo! Si può immaginare il silenzio mentre i frati pregavano o passeggiavano…
Monreale ha altre bellezze, ma ci attende un’altra destinazione: Mondello! Da qui però arrivarci è complicato: bisogna tornare a Palermo, andare allo stadio e da lì prendere uno dei due autobus per la meravigliosa spiaggia, sfiorando il Monte Pellegrino. A parole è facile, ma ci vogliono quasi 2 ore! Così sono già le 15 quando ci arrivo e la fame è enorme; per fortuna mi fermo davanti al Touring Café: gelati e torte (che sembrano deliziose) per la prossima volta, mi gusto un pranzo a buon mercato e una arancina non può mancare! Mi mancherà!
Mondello è un vecchio borgo di pescatori diventato poi nel Novecento una zona “in” di Palermo, con tanti edifici liberty costruiti attorno alla baia: il più famoso ovviamente è lo stabilimento balneare, ora appariscente ristorante che abbraccia la costa. Oggi tira vento e sulla spiaggia non c’è nessuno, ma nei giorni scorsi era tutto pieno! Solo qualcuno a cavallo passeggia e mi affianca mentre vado verso il borgo antico, aperto dalla torre rotonda: poi tantissime case colorate e piccole davanti al molo, con il lungomare moderno dove riposare a guardare il mare…già il profumo e la vista ti rilassa! Un vecchio pescatore in fondo al pontile muove stancamente la sua canna, ma senza fortuna, mentre bambini giocano a calcio nel piazzale spezzando un po’ la quiete. Solo qualche turista passeggia ciondolando la testa e scrutando di continuo il mare.

Mondello, la meravigliosa spiaggia di Palermo
La bellissima spiaggia di Mondello, tranquilla a fine ottobre

Insomma, vento a parte è una favola! Capisco perché è sempre affollato e lo descrivono come la fine del mondo: hanno ragione!
Peccato che il tempo voli: ho un aereo da prendere e conoscendo i tempi dei mezzi palermitani meglio partire con ampio margine. Torno in città, ultimi acquisti, prendo la valigia e via… Mi mancherai Palermo!

 

Palermo e la mafia

Ovviamente la mafia è una delle cose che vengono in mente quando si pensa di visitare Palermo e la Sicilia. Devo dire che qualche timore ce l’avevo anche io, ma in realtà non ho visto né percepito nulla: mi è sembrata una normalissima città, vivace e vivibile come ogni città portuale e mediterranea. Certo, passeggiando tra le vie si nota qualche lapide a ricordo dei morti per mano mafiosa: “Qui è caduto Tizio”, “Qua è terminata la lotta di Caio”, oltre al sentito omaggio alla tomba di Giovanni Falcone nella chiesa di San Domenico. Ma l’enorme murales al porto e la stessa intitolazione dell’aeroporto a Falcone e Borsellino mi sembrano il segno di una città che vuole scrollarsi di dosso quello stereotipo e cercare di mostrarsi al mondo per le bellezze che possiede.

 

Conclusioni:

Ho usato moltissime volte il termine “meraviglia” per indicare le bellezze di Palermo, ma non credo di aver esagerato: visitare Palermo è un’esperienza da fare, una cosa che consiglio assolutamente! Come spero di aver fatto capire, la città è piena di posti eccezionali, ma poi c’è tutto il contorno: un clima stupendo che consente di visitare la città in maniche corte anche in primavera e autunno inoltrato, specialità culinarie squisite e davvero a buon mercato, il fascino mediterraneo delle strade e dei palazzi e la nostalgica gloria passata che traspare ovunque… Infine ci sono loro, i Palermitani, persone fantastiche che girano per la città come attori consumati in un enorme teatro, con le loro espressioni tipiche, i loro sguardi intensi, la loro lingua affascinante.
Insomma… ci siamo capiti? È giunto il momento di fare le valigie! 😉

Un ringraziamento a Rosi (su Instagram @blq74) per le preziose indicazioni.

 

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Ecco altre foto del mio weekend:

Il teatro Politeama è da vedere visitando Palermo in un weekend
Il teatro Politeama apre il centro storico di Palermo
La chiesa di Santa Caterina è da vedere visitando Palermo in un weekend
Il magnifico affresco della volta della chiesa di Santa Caterina
La chiesa di Santa Caterina è da vedere visitando Palermo in un weekend
I meravigliosi marmi policromi di Santa Caterina
La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo in un weekend
Il campanile in stile bizantino della Martorana
La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo in un weekend
Gli affreschi barocchi all’ingresso della chiesa della Martorana
La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo in un weekend
Uno stupendo angelo in mosaico nella chiesa della Martorana
La chiesa della Martorana è assolutamente da vedere visitando Palermo in un weekend
La stupenda vista di Piazza Bellini con la Martorana dietro
Un salto al mercato di Ballarò è da fare visitando Palermo in un weekend
Il vibrante mercato di Ballarò
La Casa Professa e il suo barocco trionfante sono da vedere quando si visita Palermo in un weekend
Le meravigliose cappelle laterali della Casa Professa
Appassionato di arte barocca? Non puoi perderti Palermo e i suoi marmi e statue di Procopio Serpotta
Achab, la moglie Gezabele e la vigna di Nabot di Izreel nell’abside della Casa Professa
Palermo dall'alto è una meraviglia da vedere quando si visita la città in un weekend
La scultura di Palermo arrabbiata sulla Torre di San Nicolò di Bari
Panelle e crocché e lo stretfood meraviglioso di Palermo
Panelle e crocché e lo stretfood palermitano
Palermo dall'alto è una meraviglia da vedere quando si visita la città in un weekend
…non può mancare un’arancina!
Il Teatro Massimo è una meraviglia da vedere quando si visita la città in un weekend
Il Teatro Massimo visto da fuori
Il Palazzo Alliata di Villafranca è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
Le favolose sale del Palazzo Alliata di Villafranca
La chiesa del Santissimo Salvatore è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
La Crocifissione scolpita è una delle poche parti rimaste intatte della Chiesa del SS Salvatore
La chiesa del Santissimo Salvatore è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
La vista dalla cupola del SS Salvatore, con il Cassaro e le guglie della cattedrale
La chiesa del Santissimo Salvatore è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
La vista dal SS Salvatore con la distesa di tetti di Palermo
La vivacità della gente è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
Street photography per le vie di Palermo davanti alla cattedrale
La vivacità della gente è una delle grandi bellezze da scoprire a Palermo in un weekend
L’affascinante luce gialla di Palermo notturna… da fumetto!
Il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina sono una delle tappe da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Le decorazioni bibliche sulle pareti della Cappella Palatina
Il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina sono una delle tappe da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Una vista della Sala dei Venti di Palazzo dei Normanni
Il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina sono una delle tappe da non perdere per visitare Palermo in un weekend
La sala dei Viceré di Palazzo dei Normanni
I siti unesco della Palermo Arabonormanna sono da non perdere per visitare Palermo in un weekend
L’interno delle cupoline rosse di San Giovanni degli Eremiti
I siti unesco della Palermo Arabonormanna sono da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Il panorama dal campanile di San Giuseppe Cafasso
I siti unesco della Palermo Arabonormanna sono da non perdere per visitare Palermo in un weekend
Una vista delle pittoresche vie di Palermo
La cucina palermitana è sicuramente di alto livello e da provare!
La pasta con sarde e muddica atturrata mangiata alla Vucciria
La Chiesa di San Domenico è una delle tappe per un ottimo tour di Palermo
L’esuberante facciata barocca della chiesa di San Domenico
La Chiesa di San Domenico è una delle tappe per un ottimo tour di Palermo
Una delle tombe degli uomini più illustri di Palermo in San Domenico
Le chiese e gli oratori di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
Il trionfo barocco dell’assunzione della Vergine dell’Oratorio dell’Immacolatella
Le chiese e gli oratori di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
I marmi policromi della Gancia
Le chiese e gli oratori di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
L’elegantissimo angelo serpottiano della Gancia
Palermo e la sua cucina sono una meraviglia della Sicilia
La brioche al gelato dopo il tramonto a fine ottobre: solo a Palermo!
La cucina di Palermo è una meraviglia della Sicilia
Il pani ca’ meusa (sulla destra) della Focacceria San Francesco
Le case e le ville liberty di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
Le decorazioni liberty all’interno del Villino Florio
Le chiese e gli oratori di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
Un particolare della chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo
Le palazzi barocchi di Palermo sono una meraviglia della Sicilia
La statua di Filippo II vista dal balcone di Palazzo di Rudinì
I palazzi barocchi di Palermo sono una meraviglia della Sicilia: un trionfo di decorazioni
La vista di via Maqueda dal Palazzo di Rudinì
Piazza Pretoria, da vedere quando si visita Palermo
L’oscurità cala su Piazza Pretoria e le sue statue
La pittoresca via dell'Orologio con i tavolini per strada
La pittoresca via dell’Orologio con i tavolini per strada
La vista di Palermo e del mare dai tetti del Duomo di Monreale
La vista di Palermo e del mare dai tetti del Duomo di Monreale
Il Duomo e il chiostro di Monreale sono da vedere visitando Palermo in un weekend!
La fantastica vista della torre del Duomo di Monreale dal chiostro
Ammirare lo stile liberty di Palermo e Mondello
Il bellissimo stabilimento balneare di Mondello, icona del posto
La sola vista di Mondello ti rilassa
La vista rilassante del borgo di Mondello

 

Cosa vedere a Brescia in un giorno

La meravigliosa Piazza della Loggia, salotto e simbolo di Brescia

Le città della Lombardia sono spesso sottovalutate come destinazioni turistiche, a differenza delle vicine città del Veneto (peraltro splendide), ma invece hanno una storia importante e grandi bellezze tutte da scoprire e scovare. Oggi ti porto tra le vie e le piazze di Brescia, che è po’ Milano, un po’ Bergamo e un po’ Verona: seguimi per capire il perché e scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!

  1. Un po’ di storia
  2. Brescia e… le sue piazze
  3. Brescia e… le vestigia romane
  4. Brescia e… i Longobardi
  5. Brescia e… il suo castello
  6. Brescia e… le sue chiese

Cosa vedere a Brescia in un giorno 

1. Un po’ di storia

Visitare Brescia è come ripercorrere a piedi la storia attraverso i secoli: Romani, Longobardi, Veneziani sono passati da qui
Turisti che pranzano all’aperto tra i palazzi del centro storico

Abitata sin dall’età del bronzo, tra il VII e il V secolo a.C. fu occupata dai Celti Cenomani, che cominciarono a vivere sotto il monte Cidneo; furono loro ad entrare in contatto coi Romani nel II secolo e a romanizzarsi lentamente, tanto da creare sul Capitolium un tempio per due dei, quello romano e quello celtico, ed aiutare a combattere i Galli in Francia con le truppe di Giulio Cesare; parenti del grande Romano abitavano proprio a Brescia! Durante la guerra civile romana, la città si schierò con Vespasiano che si impose e volle premiarla costruendo un grande tempio, quello che si può vedere ancora oggi: si legge ancora il nome dell’imperatore sul frontone rimasto; va detto che molti bresciani furono arruolati dallo sfidante Vitellio e morirono in battaglia: sono state trovate molte lapidi di genitori che piangono i figli e alcuni di loro nemmeno sapevano come si chiamassero, perché per entrare nell’esercito dovevano prima diventare cittadini romani e quindi essere “battezzati” con il pre-nomen, nome e cognome romani, totalmente differenti dal nome celtico.
Con la caduta dell’impero divenne un’importante città longobarda: due dei re barbari erano di Brescia, tra cui Desiderio – l’ultimo – che istituì il monastero di San Salvatore concedendogli beni e terreni che lo fecero prosperare per cinque secoli. Nel 1426, strappata alla signoria dei Visconti di Milano, con Bergamo passò sotto il dominio dei Veneziani che lasciarono il segno con la meravigliosa Piazza della Loggia.
Insomma, Brescia è come un fossile dove si possono leggere le impronte cristallizzate di ogni dominazione: basta saperle cogliere!

Cosa non perdere a Brescia

2. Brescia e… le sue piazze

Visitare Brescia: non perdere piazza Paolo VI con il Duomo Vecchio, il Duomo Nuovo e il Broletto
La meravigliosa vista di Piazza Paolo VI con il Duomo Vecchio, il Duomo Nuovo e il Broletto

Elemento imperdibile e caratterizzante della città sono le 3 piazze principali di Bresciatotalmente diverse tra loro anche se adagiate una vicino all’altra. Partiamo dalla più bella, emblema e orgoglio cittadino, piazza della Loggia, meraviglia veneziana con eleganti arcate coronate da uno splendido orologio nella parete est, altre arcate intarsiate di resti romani e una loggia rinascimentale nel lato sud e chiusa con il fantastico palazzo della Loggia a ovest: marmi bianchi, frontoni e statue da ammirare nei dettagli e che risplendono nel sole estivo. È il salotto della città, dove scattare foto da cartolina.
50 metri più a sud invece si apre Piazza della Vittoria, realizzata in epoca fascista da Marcello Piacentini abbattendo un quartiere medievale: è lo stesso architetto che ha lavorato a Bergamo, anche se qui lo stile è totalmente razionalista, con torri e colonne squadrate e caratteri romani e puliti; i simboli fascisti e il ritratto del duce sono però spariti da decenni. A chiudere la piazza il primo grattacielo costruito in Italia, abbastanza bizzarro e poco più alto di un condominio attuale: come sono cambiati i tempi!
La terza invece – 100 metri più in là – è la piazza medievale e cristiana: piazza Paolo VI dove è sorto il vecchio Duomo cittadino e accanto il più imponente Duomo Nuovo con la sua facciata bianca e la cupola altissima. Sono entrambi ben preservati: se quello nuovo dentro dice poco, a parte un monumento a ricordo di Paolo VI (papa bresciano) e le simmetrie della sua volta, il Vecchio Duomo a pianta circolare è una meraviglia dell’XI secolo che fu usata come riferimento per successive chiese (ad esempio a Mantova) e che conserva al piano inferiore mosaici, dipinti e affreschi e una bella cripta. Accanto c’è poi il Broletto con la sua alta torre, mentre dall’altro lato palazzi colorati fanno da sfondo a bar con i tavolini all’aperto dove prendersi un drink godendosi la giornata e la tranquillità.

Brescia visite guidate

3. Brescia e… le vestigia romane

I resti romani di Brescia sono uno dei più interessanti di tutto il mondo antico
I resti del Tempio Capitolino o Capitolium eretto da Vespasiano e simbolo di Brescia

Ci sarebbe una quarta piazza celebre a Brescia, in parte cancellata dai secoli: è la piazza del Foro Romano, cuore dell’antica Brixia e ben riconoscibile nell’odierna Piazza del Foro, anche se totalmente diversa. Quello che è rimasto è il tempio Capitolino o Capitolium, costruito sotto il monte Cidneo e rialzato rispetto agli edifici che lo circondano in modo da essere imponente; lo è tuttora che sono rimaste in piedi solo 7 colonne e la sede stradale è 3-4 metri più alta di quella antica: pensa a come era prima! Non per nulla è stato designato Patrimonio Unesco.
Lo si può ammirare dalla via dei musei, ma è da pazzi non entrare nel complesso archeologico per goderselo da vicino. Il migliore modo è farlo con la realtà aumentata, ovvero degli occhiali che con pochi euro in più ti portano indietro nel tempo mostrando la bellezza e l’imponenza degli edifici come erano 2000 anni fa; muovendo lo sguardo a 360º puoi vedere la piazza ricrearsi davanti ai tuoi occhi, accompagnato dalla spiegazione delle cuffie. Insomma, è una guida turistica individuale che ti porta per mano tra i resti archeologici e ricostruisce magicamente la piazza e l’attiguo teatro: la consiglio assolutamente, anche perché in 20-30 minuti ti fa fare il tour e poi si ha tutto il tempo per fotografare e ammirare bene i resti attuali (che con le lenti scure si vedono poco).
Altra cosa da non perdere – esclusa dalla realtà aumentata – e che secondo me è la meraviglia più grande di tutte, è il santuario repubblicano del I secolo a.C. conservato al di sotto, per il quale bisogna prenotare un orario in biglietteria: due sale climatizzate sotterranee che ripercorrono brevemente la storia del sito (dai resti dell’età del bronzo e celtici ritrovati, tra cui un pettine) e appunto ciò che non è stato distrutto dai Romani stessi per la costruzione del tempio Capitolino; è una piccola saletta ritrovata casualmente e dai colori sgargianti: rosso pompeiano, ambra vivace, viola e i finti marmi lasciano senza parole e – come ho sentito dire da un turista – sembrano esser stati dipinti ieri! Pare di stare a Pompei! Le decorazioni ricreano marmi preziosi e tende per ampliare lo spazio un po’ angusto, ma meraviglioso.
Resti romani in realtà rimangono sotto tutti gli edifici di quest’area, come ad esempio la cantina di palazzo Martinengo che era una cella del lato lungo del Foro usato poi dai Longobardi che reimpiegarono i marmi caduti dai frontoni per costruire a loro volta: questo fu un fenomeno diffusissimo in età medievale; si pensi che si possono trovare i resti della Basilica civile che chiudeva il lato sud del Foro “intrappolati” nel muro in Piazzetta Giovanni Labus, dietro ad edifici costruiti nel corso del Trecento.

visitare Brescia a piedi

4. Brescia e… i Longobardi

Visitare il Museo di Santa Giulia e la chiesa di Santa Maria in Solario a Brescia
Il bellissimo affresco della cupola della chiesa superiore di Santa Maria in Solario con il cielo stellato e Dio Padre al centro

Dopo il fugace dominio Goto, nel 568 da est arrivarono i Longobardi che si installarono presto a Brescia costruendo capanne tra i templi romani in rovina. Nei 200 anni di dominio però ebbero modo di affinare la loro cultura e mischiarsi con i Latini, creando il mix da cui discendiamo (e il nome Lombardia ne è la prova). Testimonianza di ciò è la fondazione del monastero di San Salvatore – denominato poi Santa Giulia quando vennero traslate le spoglie della santa – voluto da Desiderio, ultimo re Longobardo per le nobili figlie; al monastero vennero concessi privilegi e terre del nord Italia con le quale potevano mantenersi e che garantirono prestigio e ricchezza, rintracciabile e ben visibile anche ora nella bellezza della basilica di San Salvatore, nel coro delle Monache e nella chiesa di Santa Maria in Solario. Tre ambienti distinti e di età diverse che mantengono un fascino senza tempo, sia nel cielo stellato con al centro Dio, sia negli affreschi rinascimentali, sia nella Croce di Desiderio, costellata di pietre preziose e monili romani incastonati per creare un oggetto prezioso usato probabilmente per le processioni religiose.
Accanto a tutto ciò, negli ambienti che ospitavano il monastero si trova il museo della città: dai resti dell’età del bronzo e ferro, alle monete dei Celti, ai tantissimi resti Romani trovati in città e provincia – comprese due domus scavate e scoperte con i mosaici pavimentali ancora perfetti e la meravigliosa statua bronzea della Vittoria alata, ritrovata nel 1826 e diventata simbolo della città – fino a colonne, capitelli e affreschi del monastero conservati e preservati qui, oltre alla pinacoteca della Collezione Tosio Martinengo (che mi sono dimenticato di vedere!!) ospitata temporaneamente qui.

Brescia Santa Giulia

5. Brescia e… il suo castello

Non perdere il Castello di Brescia e il suo panorama mentre visiti la città lombarda
La Torre dei Prigionieri del Castello con la bella vista su Brescia

Anche se la città è costruita in pianura, Brescia ha la sua “città alta” sul monte Cidneo. Le fortificazioni romane nel medioevo sono diventate un Castello sotto la signoria dei Visconti di Milano e poi dei Veneziani, che costruirono delle spesse mura per difenderlo (come a Bergamo). È il polmone verde della città: infatti sia all’esterno del bellissimo ponte levatoio sia all’interno sono presenti numerosi alberi che danno sollievo contro la calura estiva e permettono agli abitanti di fare jogging o rilassarsi ai tavolini del bar posto appena fuori. Come tutte le fortificazioni del ‘500, le mura sono basse ma possenti e comunque permettono di avere una vista meravigliosa sulla città; al loro interno ci sono edifici abbandonati a se stessi (come il palazzo del Governatore) e altri che ospitano musei, come quello del Risorgimento (trovato chiuso a agosto) e il bel Museo delle Armi, molto interessante per chi ama la storia come me; da qui si può avere il panorama migliore di tutti, perché la torre più alta è chiusa al pubblico, mentre gli spalti delle mura danno una bella visuale ma sulla parte nord e ovest della città, non sul centro e sul Duomo. Per il resto le aiuole e il verde del Castello non è curatissimo e il Comune potrebbe fare di più per mantenerlo.
Quella che invece secondo me merita tantissimo di essere vista è la zona che circonda il monte, con i suoi sentieri lastricati in discesa che riportano in centro, pieni di verde e di case molto curate e tranquille. Qui Brescia assomiglia molto a Verona, nella zona oltre il ponte di Pietra sotto Castel san Pietro: la forte pendenza apre vedute magnifiche, specialmente sul far delle sera, con la cupola del Duomo che si staglia di fronte come a guidarti. Bisogna assaporare bene i 5 minuti di discesa: potrebbero nascere foto fantastiche!

Cosa vedere a Brescia

6. Brescia e… le sue chiese

La Chiesa di Santa Maria della Carità è uno dei gioielli barocchi di Brescia e della Lombardia
Un dettaglio della chiesa di Santa Maria della Carità, magnifico esempio del barocco lombardo

Passeggiando tra i dintorni del centro che ricordano molto Milano, con vie simili tra loro dove l’asfalto è troppo protagonista e contrasta con i vecchi e affascinanti palazzi, si possono trovare comunque bellezze sparse. Un esempio è la Torre della Pallata di Corso Garibaldi, ma soprattutto le tante meravigliose chiese di Brescia, una delle ricchezze della città. Sembrano dei pasticcini: tutti diversi ma tutti buonissimi così come ogni chiesa di Brescia è splendida e unica. Nel centro storico se ne possono trovare ben 23!!
Oltre a quelle principali, già menzionate, ce ne sono alcune da non perdere, che magari si sfiorano passandoci davanti ma non dandogli attenzione. Parlo innanzitutto della chiesa di Santa Maria della Carità, un tripudio barocco di marmi colorati, stucchi e fregi, con gli altari e la volta completamente affrescati o decorati che si trova nella centralissima Via dei Musei ed è aperta grazie all’impegno del Touring Club Italiano: un vero tesoro da scoprire in silenzio e che lascia senza parole! Sempre lì vicino, sulla collina che sovrasta il Teatro Romano, c’è San Cristo coi suoi meravigliosi affreschi rinascimentali di Benedetto da Marone; la pendenza della strada per raggiungerlo è grande, così come la bellezza che racchiude su tutte le sue pareti affrescate per cui è definita la Cappella Sistina di Brescia. Dal piazzale dell’attiguo convento si apre invece una bella vista sulla città.
Poco più in là, in zona sud-est rispetto alle piazze del centro, ci sono altre 2 chiese vicine che meritano attenzione: la prima è San Francesco d’Assisi, in stile romanico semplice e severo, ma impreziosita da eleganti altari e preziose opere d’arte del Romanino e del Moretto, pittori bresciani molto famosi; purtroppo io ho trovato una messa per cui non ho potuto vedere nemmeno il bellissimo chiostro trecentesco. Allo stesso modo, dopo la lunga giornata, ho trovato chiusa Santa Maria dei Miracoli che si trova alle sue spalle: qui però gli interni sono stati danneggiati da un bombardamento durante la guerra, per cui da ammirare è la decoratissima facciata in marmo bianco, uno dei capolavori del Rinascimento lombardo, forse opera di Giovanni Antonio Amodeo.
Come detto, ci sono altre chiese da vedere a Brescia, ma il tempo della mia giornata era volto al termine. Il sole stava tramontando, le ombre si allungavano e il contapassi segnava 14,9 km percorsi: la stanchezza cominciava ad affiorare!
La chiesa di Santa Maria del Carmine, la Chiesa di San Giuseppe, la Madonna delle Grazie e la Chiesa dei Santi Faustino e Giovita, così come il Cimitero monumentale (il 1° costruito in Italia), il maestoso Teatro Grande e la Collezione Tosio Martinengo li tengo per la prossima visita in città.

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Guida di Brescia

Ecco altre foto della giornata:

Il Duomo Nuovo è da vedere quando si visita Brescia in un giorno
Turisti che pranzano tranquilli davanti all’imponente Duomo Nuovo
Visitando Brescia bisogna vedere il Duomo Nuovo con la sua cupola altissima
Le geometriche linee dall’altissima cupola del Duomo Nuovo
Il Duomo Vecchio di Brescia, costruito a partire dall'XI secolo è uno dei più importanti esempi di rotonde romaniche in Italia
I bellissimi affreschi rinascimentali di una piccola cupola del Duomo Vecchio
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
Particolare del sarcofago marmoreo di Berardo Maggi nel Duomo Vecchio
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
L’affollata Piazza della Vittoria con il mercato del sabato mattino
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Un’altra meravigliosa visuale di Piazza della Loggia sotto il sole estivo
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L’eleganza dello stile veneziano dell’Orologio di Piazza della Loggia
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Una particolare visuale dal basso delle colonne del Tempio Capitolino
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La visuale con gli occhiali della realtà aumentata di Art-Glass che ricostruiscono i monumenti della Brixia Romana
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Particolare della decorazione del Santuario Repubblicano sotterraneo, con i finti marmi e le finte tende dipinte
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La splendida statua in bronzo della Vittoria Alata, simbolo cittadino
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La Croce di Desiderio con gli intarsi romani e pietre preziose, conservata nella chiesa di Santa Maria in Solario nel complesso di Santa Giulia
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Gli splendidi affreschi rinascimentali del Coro delle Monache, sempre a Santa Giulia
Brescia-Castello-Broletto-Duomo-Nuovo-Lombardia
La bella scalinata che scende dal Castello che mi ha ricordato molto Verona
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Il bel portale di accesso del Castello di Brescia con il Leone veneziano
Santa-Maria-Dei-Miracoli-Brescia-portale-marmo-rinascimento
Le fantastiche decorazioni del portale della chiesa di Santa Maria dei Miracoli
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La Torre della Pallata illuminata dal sole basso che precede il tramonto

Qualsiasi altra info su Brescia e per visitare la città è disponibile qui

Modena, una fantastica scoperta

Cosa visitare a Modena? Scopri una città ideale per passare un weekend
La Torre Ghirlandina, simbolo di Modena, che svetta tra le vie del centro

Recentemente ho avuto la fortuna di visitare Modena e ho scoperto una meravigliosa città che mi ha ricordato per tanti versi la mia Bergamo, anche se esteticamente opposte (Modena difatti è tutta piatta); entrambe però si trovano all’ombra di una grande città turistica – rispettivamente Milano e Bologna – e vicine a mete balneari quali i laghi lombardi e la Riviera Romagnola: per questo milioni di persone ci transitano vicino in autostrada e pochissime si fermano a visitarle. Ti spiego però è un errore, mostrandoti cosa visitare in un weekend nella città emiliana.

Assolutamente da non perdere:

  • il Duomo e la Ghirlandina
  • le vie color pastello
  • la strepitosa cucina emiliana
  • il cuore rombante di Modena: i motori
  • la tranquillità e i campi dorati attorno la città
  • le meraviglie della provincia: castelli, ville e Maranello

Cosa vedere a Modena

Arrivare in città

Uscito dall’autostrada e presa la strada per la città, subito una cosa salta all’occhio: rispetto alla mia Lombardia dove gli spazi sono limitati e da decenni le costruzioni spuntano come funghi le une attaccate alle altre, qui di terreni ce ne sono a profusione e gli edifici sono molto distanziati, conservando molti alberi e prati attorno; per questo i quartieri residenziali che fanno da corona alla città sono il regno della tranquillità (perfino in un weekend caotico), anche grazie ai campi dorati rimasti qua e là. Una tranquillità felice, fatta di giardini pubblici, l’edicola all’angolo dove scambiare due chiacchiere, gente serena. Nulla a che fare con il caos della vicina e formicolante Bologna.
Io continuo ad addentrarmi all’interno per raggiungere il centro storico, che salta facilmente all’occhio da una mappa di Modena: è un pentagono di chiara impronta medievale con case compatte e strade raggomitolate tra loro, che si discosta nettamente dalle strade lineari dei dintorni. Le due parti sono divise da una circonvallazione interna a doppio senso dove è facile trovare parcheggio a pagamento; io voglio risparmiare anche quei due soldi e posteggio in una delle stradine residenziali poco più all’esterno.
Modena è una città di media grandezza, ma il modo migliore per girarla è a piedi, perché in 15 minuti si può passare da una parte all’altra del centro; insomma, tutti i punti di interesse sono raggruppati e facilmente raggiungibili. Altro mezzo perfetto per muoversi è la biciclettaqui usatissima – come si può apprezzare immediatamente passeggiando tra le vie. Vie che sono delle bomboniere dai colori pastello che mi sono sbizzarrito a fotografare: colori caldi delle case che vanno dal rosso al giallo e contrastano con le imposte grigio chiaro, regalando un fascino fantastico e delicato.

Le 10 cose da vedere a Modena

Il cuore di Modena

La Cattedrale è assolutamente da visitare in un weekend a Modena
La facciata del Duomo appare all’improvviso da via Sant’Eufemia

Camminando arrivo nel cuore della città: Piazza Grande con la magnifica cattedrale al suo centro, meravigliosa da tutti e 4 i lati. È un capolavoro dell’arte romanica patrimonio Unesco e simbolo della città; iniziata alla fine dell’XI secolo, la cattedrale poté ospitare già nel 1106 le spoglie del patrono San Geminiano grazie al magistrale lavoro dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo. Le particolarità legate al Duomo sono 2: innanzitutto fu voluto dai cittadini modenesi in un momento di vuoto di potere (senza vescovo e con papato e impero che si contendevano la città), cosa assolutamente inedita; in secondo luogo fu realizzato fuori dalle mura romane e per questo spostò il baricentro cittadino della vecchia Mutina, sfruttandone pietre la costruzione (cosa consueta nel medioevo, si pensi al Colosseo spogliato dai Romani). Quello che vediamo ora è un edificio modificato più volte nel corso dei secoli, innanzitutto dai maestri campionesi (provenienti da Campione d’Italia) che per 3 secoli decorarono l’esterno e l’interno e realizzarono il primo livello della meravigliosa Ghirlandina, il campanile/torre civica (anche questo assolutamente inedito) che svetta sui tetti rossi della città e si vede perfino dall’autostrada. Amando le viste dall’alto non mi faccio pregare e ci salgo immediatamente: purtroppo si può arrivare solo fino al primo livello, dove ci sono delle grate (vincolate dai beni culturali) fastidiose per scattare fotografie;  la vista però è splendida e merita certamente la salita. La Cattedrale invece è bellissima fuori quanto dentro: l’opera scultorea è eccezionale ed è praticamente una Bibbia illustrata in pietra, da ammirare e rimirare nei dettagli.
Con il biglietto unico per la Ghirlandina è compreso pure il Palazzo Comunale ed il museo del Duomo con i suoi tesori, posto lì accanto: tra lapidi antiche e corredi liturgici, un giro l’ho fatto volentieri.

Dove mangiare a Modena

Pranzare in Emilia

Cosa bisogna provare a Modena? Certamente i primi della cucina emiliana: tortelli, lasagne, gnocchi
Il tris di primi ordinato Da Enzo

Si è fatta però ora di pranzo e non esiste luogo come l’Emilia per un amante dei primi piatti come me. Anche Modena è conosciuta per la sua cucina e quindi cerco una trattoria che faccia al caso mio: Da Enzo è perfetto! Quando ho addentato il primo tortello del tris di primi che ho ordinato con l’esplosione di sapori mi è venuta la pelle d’oca dalla gioia. Lo ammetto, mi sono emozionato! Le forchettate si sono susseguite lente per cercare di assaporarle il più possibile (e perché le porzioni sono sempre troppo minute per me); una macedonia con gelato suggella un pasto indimenticabile.

 

Le tradizioni di Modena

L'aceto balsamico tradizionale è uno dei prodotti da provare a Modena
L’aceto balsamico tradizionale, prodotto di cui i Modenesi vanno orgogliosi

Torno felice tra le vie di Modena e continuo a visitare la città; già che sono nella parte nord del centro raggiungo il vecchio Palazzo Ducale (ora accademia militare) che appare bellissimo sotto i porticati della via di fronte, tra i tavolini di un bar. Il vecchio palazzo degli Estensi è splendido e imponente: peccato solo che non abbia prenotato per visitarlo! Mi accontento dei giardini ducali che ci sono dietro, anche se deludenti: pochi fiori, aiuole non curate ed un solo punto fotografico decente. Non importa, ora mi dirigo al Palazzo comunale, come detto incluso nel biglietto per la Ghirlandina; prima visito l’Acetaia comunale nel sottotetto, dove un esperto mi spiega con trasporto come viene prodotto l’aceto balsamico tradizionale. È un processo lungo e complicatissimo: ci vogliono almeno 12 anni (ma meglio ancora 25) e una batteria di 5 o 9 botti di legno di varia grandezza in cui il mosto va lasciato fermentare d’estate per poi in inverno travasarne la quantità assorbita dalla botte/evaporata dalla botte leggermente più grande accanto, che a sua volta avrà subito lo stesso fenomeno; per colmare l’ultima si utilizza mosto fresco. Così facendo la botte più piccola diventa quella più preziosa, l’unica che produrrà l’aceto balsamico tradizionale. A completare il tutto non poteva esserci che un assaggio dell’aceto: quello invecchiato di 12 anni è parecchio “acetato”, ma come aveva detto l’esperto quello di 25 è delicato, vellutato!  Con in bocca quel particolare sapore, scendo le scale e visito il Palazzo Comunale, con i suoi meravigliosi affreschi, soffitti in legno dorato passando accanto a impiegati e zigzagando tra invitati ad un matrimonio con lo sposo coi capelli verdi (giuro che ero sobrio!). C’è pure chi mi guarda male perché mi sdraio per fotografare meglio il soffitto! Un po’ di pulizia extra ai pavimenti non fa male 😉

Cosa visitare a Modena

Gran finale di giornata

La Cattedrale e la Ghirlandina sono assolutamente da visitare a Modena
La Cattedrale e la torre Ghirlandina, splendide al tramonto viste da Piazza Grande

Tornando tra le vie, mi godo la città girovagando un po’ a zonzo per il centro. Ci sarebbe ancora molto da vedere, ma la chiesa di Sant’Agostino con le tombe dei duchi è chiusa a causa del terremoto di pochi anni fa, la chiesa di San Pietro rimane dall’altra parte della città, mentre sono stanco per le splendide Gallerie Estensi e quindi riposo un po’ soffermandomi nel lapidario. Si è fatto tardi e il sole comincia a calare: mi dirigo verso Piazza Grande ad osservare i raggi obliqui accarezzare il Duomo ed esaltarne le forme, cambiando sfumature ogni 5 minuti anche grazie a delle candide nuvolette che si sono formate; la Ghirlandina, più alta, rimane alla luce più a lungo, ma poi pure lei saluta controvoglia il sole.
È ora di cena e nonostante qualche difficoltà a trovare un posto libero, alla fine un ristorante di solo pesce mi accoglie: al Ristorante Aurora ordino spaghetti allo scoglio e il mio palato si esalta per il gusto intenso e vivo dei frutti di mare, mentre la pasta si scioglie in bocca. Tutto è freschissimo ed evitando il congelamento il sapore è eccellente! Un po’ di polipo con patate come secondo fresco completa la mia cena: sono soddisfattissimo: sembrava di mangiare in riva al mare! Un’altra passeggiata tra le vie del centro illuminate a led e poi via verso la macchina: domani mi aspetta un’altra giornata intensa!

 

Paesi che vai, usanza che trovi

Il risveglio pigro per via delle fatiche di ieri è spazzato via pensando a cosa mi aspetta: l’adrenalina sale e mi preparo veloce. Oggi evito il centro: Modena Nord. Trovo parcheggio tra le vie e cerco un bar per fare colazione; è domenica e con mia grande sorpresa fatico a trovarne uno aperto! Vicino al museo Maserati uno apre alle 10: mi tocca aspettare mezz’ora! Per fortuna la barista mi fa entrare prima, spiegandomi che è normale che i bar rimangano chiusi la domenica; io le dico che dalle mie parti la colazione al bar di domenica è un rito irrinunciabile! Comunque le brioches appena sfornate sono la fine del mondo!!

 

Dove la passione ebbe inizio

Il Museo Enzo Ferrari a Modena è una delle attrazioni principali di Modena
Un istante del video che celebra la vita e i successi di Enzo Ferrari

Esco e giro l’angolo: la mia destinazione è vicina. Scorgo copertura di un edificio giallo canarino che somiglia al cofano di una vettura: questo è il Museo Enzo Ferrari di Modena! È di recente apertura, per cui tutto è scintillante e in ordine. Qui il mitico Enzo Ferrari è nato e cresciuto, perché c’era l’officina del padre come recita l’insegna dipinta sull’edificio: “officina meccanica Alfredo Ferrari“. La casa ora ospita un’esposizione di motori – la vera passione del Drake – mentre l’edificio a forma di cofano, molto più grande, è uno scrigno di tesori: un salone immenso racchiude una ventina di Ferrari, dai primi esemplari alle ultime supercar stradali fiammanti della casa del cavallino rampante, di tutti i colori e forme. Ci sono pure le mitiche Testarossa, F40 e F50: sono cresciuto con i loro modellini facendole “sgommare” per casa e imitando il rumore con la bocca! Wroooom…. quanti ricordi!
Il momento di massima emozione però è quando improvvisamente calano le luci e viene proiettato gigante sulla parete un meraviglioso video con la storia di Ferrari, dalle sue avventure da pilota alla carriera da patron di scuderia dell’Alfa Romeo, fino alla fondazione della propria casa e della mitica Scuderia Ferrari; i filmati, i suoni, le vecchie interviste proiettate sono intrise di passione e gloria, intervallate da canzoni da danno un grande trasporto: quando è partita “Vincerò” cantata da Pavarotti devo dire che mi sono emozionato tantissimo! Sarò mica uno dalla lacrima facile?!

Visitare il Museo Enzo Ferrari a Modena

Red Passion

Per gli amanti dei motori il Museo Ferrari di Maranello da vedere assolutamente
La meravigliosa sala delle vetture di F1 del Museo Ferrari di Maranello

Mi ricompongo perché la giornata è ancora lunga: riprendo la macchina e vado in campagna. Ad una ventina di km seguendo la SS12 c’è l’altrettanto mitica Maranello, dove tutto profuma di Ferrari: per entrare nel paese c’è sulla destra la fabbrica, poi un cavallino rampante in un’aiuola… e molto altro! La mia destinazione è il Museo Ferrari, incluso nel biglietto collettivo, luogo imperdibile per ogni ferrarista (e non solo). Anche i tanti turisti (soprattutto stranieri) la pensano come me. All’ingresso una Ferrari F1 è appesa al muro, come fosse un quadro. Beh, in effetti è un’opera d’arte!
Il museo, oltre a dare la possibilità di provare il simulatore per testare una F1, illustra i passaggi con cui viene realizzata una Ferrari, dalla realizzazione dei modelli in legno ai telai; a contornare il tutto le frasi motivazionali e ispiratrici di Enzo Ferrari. La sala principe è quella dedicata ai modelli di F1, praticamente uno per decennio, dove domina il rosso Ferrari delle macchine di Graham Hill, di Lauda, di Prost, di Schumacher o del mito Villeneuve, il preferito di mio zio; scatto una foto e gliela mando subito! Non sono mai stato in un posto così: si può nettamente percepire la gloria e la passione da farmi venire la pelle d’oca! In un angolo ci sono i trofei delle vittorie dei GP, mentre nella vetrina sottostante i modellini di tutte le vetture di F1 e una galleria dedicata ai 9 piloti campioni del mondo col Cavallino Rampante, da Ascari a Schumacher e Raikkonen, l’ultimo della serie (speriamo per poco).
La parte finale del museo ospita qualche altra F1 recente e i modelli stradali, che ho già visto bene a Modena; un dipendente della Ferrari che spiega con molta gentilezza e disponibilità qualche aneddoto legato al mondo Ferrari: ad esempio mi dice che i modelli esposti sono praticamente tutti di privati, perché Ferrari vendeva auto per poter correre (e non il contrario come succede solitamente) e quindi non ha mai tenuto i vecchi modelli ma li ha sempre rivenduti per poter sviluppare le nuove vetture; succede attualmente anche alle F1 degli anni passati, che vengono messe tutte all’asta! Poi mi ha spiegato come avviene la vendita delle Ferrari: non sono per tutti! Non per il prezzo – come penserai – ma perché ci sono liste selezionatissime di clienti e l’ultimo modello di supercar lo possono comprare solo quelli che hanno già comprato un super modello negli ultimi 10 anni, che però a sua volta era acquistabile solo se si era preso una Ferrari nei 20 anni prima… Insomma, i nuovi ricchi come gli sceicchi non le possono prendere e si devono accontentare dei modelli base, ovvero robaccia 😉  Io penso che mi accontenterei volentieri anche del modello più scarso che c’è! Ultimo aneddoto, bisbigliato con grande orgoglio, riguarda chi ultimamente ha comprato una Ferrari: Rosberg e… Hamilton, arcirivale rosso in F1, che quindi è dovuto venire a Maranello perché una Ferrari non si compra online, bisogna venire di persona a scegliere gli interni; peccato che non ci siano prove fotografiche!

 

Arte a trompe l’oeil

Il Palazzo Ducale di Sassuolo è da vedere quando si visita Modena
Uno dei bellissimi soffitti del Palazzo Ducale di Sassuolo dipinti con l’illusione trompe l’oeil

Anche se sono quasi le 15:00 devo mangiare e ho grande fame; mi fermo quindi in un bar appena fuori dal museo. Non sarà granché, lo so, ma ho troppa fame! Le lasagne sono scaldate, ma mangiare con 5-6 Ferrari attorno, pronte per un test drive, non è da tutti i giorni!
Io però ho altro per la testa e prendo la strada per Sassuolo, a pochi km, fermandomi nella piazza principale dove c’è un grande parcheggio. Prendendo la via sulla destra ci si trova davanti al gioiello di Sassuolo, il Palazzo Ducale. Chiamato anche “La Delizia Estense“, è una sfarzosa dimora estiva fatta realizzare da Francesco I d’Este per sfuggire al caldo estivo di Modena, da pochi decenni capitale del ducato. Entrando non si può nemmeno immaginare che sia stato un castello medievale trasformato: il cortile esterno che ti abbraccia, il suo scalone e le sale ti portano in un capolavoro barocco che lascia a bocca aperta. La cosa più bella è che gli ambienti sono stati pensati per le decorazioni, quindi architettura e pittura si integrano perfettamente e creano degli effetti trompe l’oeil eccezionali, bellissimi da vedere e da fotografare perché l’illusione sembra reale: Jean Boulanger, pittore di corte, si è proprio superato! Queste sale e saloni sono una meraviglia, uno più bello dell’altro! Mi è piaciuta meno invece la parte denominata “monochromatich light” dove agli stucchi si alternano tele monocromatiche contemporanee (ma ognuno ha i suoi gusti).

Ci sarebbe molto altro da vedere nei dintorni, con paesi e castelli bellissimi meritevoli di una visita, ma si è fatto tardi e devo rientrare dopo questo intenso weekend. Prendo l’autostrada sfiorando i campi dorati che lambiscono le strade e mi accompagnano per un po’. Un altro segno della tranquillità che regala Modena, che contrasta con il rombo dei motori, il chiacchiericcio di Piazza Grande e dei ristoranti, ma si fonde perfettamente come il grana sulla pasta. Grazie Modena, a presto!

 

Ecco altre foto di questo weekend:

I campi di grano attorno a Modena sono bellissimi da fotografare durante un'escursione
I campi dorati che circondano Modena e le regalano un’atmosfera bucolica
Il palazzo ducale estense di Modena è una delle attrazioni più belle della città
Il bellissimo Palazzo Ducale Estense che appare dalle arcate e i tavolini della Caffetteria Giusti
Un leone stiloforo scolpito dai maestri campionesi nella Cattedrale di Modena
Uno dei leoni stilofori del portale sud della Cattedrale di Modena
Visitare il palazzo ducale di Modena e i suoi soffitti dipinti
Uno dei soffitti dipinti e dorati del Palazzo Comunale di Modena
Il panorama più bello di Modena si vede dalla Ghirlandina
La meravigliosa vista dalla Ghirlandina sopra i tetti di Modena verso il Palazzo Ducale
Un angolo del lapidario estense
Un angolo del lapidario estense
A Modena è da visitare il Museo Enzo Ferrari con le sue vetture
Le favolose supercar Ferrari esposte nel salone del Museo Enzo Ferrari di Modena
Un dettaglio del cofano di una Ferrari esposta al Museo di Modena: ovviamente rosso Ferrari
Un dettaglio del cofano di una Ferrari esposta al Museo di Modena: ovviamente rosso Ferrari!
Il dipendente Ferrari snocciola ai turisti i suoi aneddoti "rossi"
Il dipendente Ferrari snocciola ai turisti i suoi aneddoti “rossi”
Cosa visitare a Sassuolo? Il Palazzo Ducale
Un altro soffitto con l’illusione ottica del Palazzo Ducale di Sassuolo

 

Barcellona e la festa di Sant Jordi: un weekend indimenticabile

La festa di Sant Jordi, il periodo migliore per visitare Barcellona
La Casa Battló di Gaudí, emblema architettonico della leggenda di Sant Jordi

Io credo che ogni luogo del mondo abbia qualche fascino che ti attrae come una calamita, che sia un posto esotico, che sia una “vecchia” capitale europea, che sia una città lontana in Oriente o in America.  Ci sono poi dei momenti dell’anno in cui questi posti celebrano la loro festa più importante, quando tutta la città è colorata e agghindata e la gente si riversa nelle strade gioiosa a festeggiare. Io ho avuto la fortuna di essere in una delle città più belle del mondo – Barcellona – per poter assistere da protagonista alla festa principale della Catalogna, la festa di Sant Jordi. Ti racconto quel weekend indimenticabile.
Barcellona – La festa di Sant Jordi

Sant Jordi, orgoglio catalano

La festa di Sant Jordi (San Giorgio) è la festa più importante della Catalogna. Secondo la leggenda, un drago infestava il villaggio di Montblanc vicino a Tarragona, mangiando ogni giorno un abitante estratto a sorte. Quando venne estratta la principessa apparve Sant Jordi, un impavido cavaliere che si scagliò contro il drago in combattimento e lo uccise infilzandolo con la sua lunga lancia, salvando la principessa ed il villaggio. Dal sangue versato dal drago crebbero immediatamente cespugli di rose rosse, diventate per questo il simbolo della festa, rivendicazione dell’orgoglio e dei valori nazionali della Catalogna contro il governo e la cultura castigliana di Madrid.
Visitare Barcellona

L’invito della Casa Batlló

Se si vuole visitare Barcellona, non si può perdere la Casa Batllo di Antoni Gaudi
La festa si celebra ogni 23 aprile, giorno di San Giorgio. Giusto un mesetto prima sono stato contattato dal profilo Instagram della casa Batlló (@casabatllo) che mi chiedeva se mi sarebbe piaciuto partecipare alla festività invitato e ospitato come influencer: giuro che ho letto e riletto più volte il messaggio perché non credevo ai miei occhi! Ho accettato senza dubbi e quel weekend ho vissuto una delle esperienze più belle della mia vita: passeggiare per Barcellona sapendo di esservi stato invitato è una delle sensazioni più belle che abbia mai provato!
Il programma di quei 2 giorni prevedeva:

Ciliegina sulla torta, la presenza di altri 9 influencer di Instagram da mezza Europa,  alcuni davvero eccezionali, ma soprattutto tutti simpatici e alla mano. Una cosa non da poco se hai più di 100.000 seguaci!
Casa Batlló Barcellona

Un tripudio di rose e libri

L’accoglienza è stata eccezionale: il pranzo a El Nacional è stato ottimo, con specialità spagnole a profusione: bombitas, jamon serrano, tortillas, pa amb tomaquet tipico di Barcellona… È una delle location più alla moda della città: c’è chi ci passa solo per scattare foto!  Poi è partita l’avventura vera e propria: la Casa Amattler, quella accanto alla Casa Batlló, è stata una sorpresa deliziosa (in tutti i sensi, considerando che Amattler vende cioccolato), con vetro, marmo e ferro combinati mirabilmente per creare un gioiello modernista dai mille colori: un posto che consiglio a tutti!

La Casa Amatller, capolavoro modernista di Barcellona
Il meraviglioso salone principale della Casa Amatller (foto @srake)

A seguire, il Palau de la Musica Catalana mi ha lasciato senza parole: erano anni che sognavo di vedere la grande cupola con vetrata istoriata multicolore, una meraviglia difficile da descrivere. L’ho ammirata e rimirata in silenzio per lunghi minuti, seduto su una sedia della sala da concerto, aperta solo per noi. Ma anche tutto il resto è notevole: le colonne decorate con mosaici floreali, le rose sul soffitto, le statue dei grandi compositori, le scalinate imponenti, le vetrate con i fiori e gli emblemi catalani… Insomma, è davvero un capolavoro da non perdere quando si passa da Barcellona! E pensare che tutto questo tripudio di dettagli è stato costruito in soli 3 anni! Più tardi, assistere ad un concerto in quella sala è stata davvero un’esperienza unica: l’orchestra e il coro ti avvolgevano nella loro musica da pelle d’oca! Un’emozione esaltante, le note di rimbombavano dentro! Finale alla grande con le specialità di carne del Solomillo Restaurant, sicuramente uno dei migliori della città.
La domenica Barcellona era brulicante fin dalle prime ore del mattino; tante persone allestivano le bancarelle già alle 8:00, mentre ci recavamo alla visita esclusiva alla Casa Battlló. “Siete liberi di andare e fotografare quello che volete”: non avrei mai pensato che poche parole mi avrebbero reso così contento! Ci ero già venuto, ma è un posto magico che ogni volta ti conquista e riempie di gioia; sono andato dritto nella grande vetrata e poi sul tetto per scattare foto a ripetizione: era incredibile avere il terrazzo tutto per me! Per finire alla grande, ho preso l’audioguida per la visita interattiva: una cosa davvero di alto livello, muovendo lo smartphone consentiva di vedere come era la casa con tutti gli arredamenti e come era stata pensata dal genio di Antoni Gaudí, mentre si ascoltano le parole dell’audioguida. Consigliatissima!
Prima di tornare all’aeroporto, ho avuto tutto il tempo per godermi Barcellona. L’aria della città era elettrica, con bandiere catalane ovunque e rose disseminate sulle bancarelle assieme ai libri; del resto è il “giorno di San Valentino” della Catalogna e le ragazze, in cambio di una rosa, regalano per tradizione un libro al proprio innamorato. Per questo le Ramblas erano stracolme di gente festante, febbrile, senza sosta. Io ero stato coinvolto in tutto questo e mi sono spostato in un angolo a godermi quei sorrisi, quegli sguardi felici. Stavo osservando l’orgoglio catalano nel suo giorno più importante e mi sono sentito al centro del mondo. Assolutamente indimenticabile.
Se vuoi vivere anche tu le celebrazioni della festa di Sant Jordi, non devi fare altro che segnare la data sul calendario: tornerà puntuale il prossimo 23 aprile!
Cosa vedere a Barcellona

Ecco altre foto di questo fantastico viaggio:

Palau de la musica catalana di Domenech i Montaner, un edificio da visitare a Barcellona
Spettacolare dettaglio della vetrata istoriata del Palau de la Musica Catalana
Il ristorante El Nacional, bellissimo e ottimo posto dove mangiare a Barcellona
Il fornitissimo e chic bar all’interno del ristorante El Nacional
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La coloratissima galleria del primo piano del Palau de la Musica Catalana
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I fotografatissimi bagni del ristorante El Nacional
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Sant Jordi uccide il drago, scultura all’entrata della Casa Amatller
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I regali ricevuti per aver partecipato trovati sul letto dell’Hotel Alexandra Double Tree Hilton
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Il dolce al Solomillo Restaurante
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La fantastica vista del tetto della Casa Battló