Scoprire le valli Bergamasche in bicicletta

Il miglior modo di scoprire le valli bergamasche in Lombardia è andare in bici

Io amo visitare i posti camminando, su e giù, instancabilmente, ma a volte è bello cambiare e vedere il mondo da altre prospettive. Il mezzo che consente al meglio di immergersi nei luoghi è senza dubbio la bicicletta, soprattutto se si vuole vivere la campagna coprendo discrete distanze, ma essere sempre pronto a fermarsi per una foto, per visitare qualcosa o semplicemente per una pausa o contemplare la bellezza.
Ho avuto la fortuna di partecipare al tour #InBici #InLombardia tra le valli bergamasche e ti racconto la mia esperienza: ecco la mia gita in bicicletta in Val Seriana e Val Brembana.

  1. Clusone
  2. Val Seriana
  3. Val Brembana

Visitare la Val Seriana

1. Clusone

La Torre dell'Orologio, simbolo di Clusone. è assolutamente da vedere visitando il borgo
La Torre dell’Orologio e il Palazzo Comunale, simbolo di Clusone

Clusone è il paese principale dell’alta Val Seriana, facilmente raggiungibile in auto sia da Bergamo sia dal Lago d’Iseo. Grazie a una moderna strada che passa fuori dal centro, il traffico non interessa il paese che quindi appare in tutta la sua bellezza e tranquillità, come in un sonno secolare che ne conserva i dipinti rinascimentali sulle pareti degli edifici e la vita agreste nei dintorni.
Lasciando stare la vecchia strada che è ormai costellata da edifici moderni e un orrendo centro commerciale, imboccando le stradine che risalgono la collina su cui nasce il borgo si entra in un altro mondo: strade fatte di sampietrini (che donano sempre fascino), case colorate con balconi curati e rifiniture in ferro e legno, fiori per decorarle, insegne che sembrano appena uscite dalla macchina del tempo…. Senza dubbio, il cuore del paese è la Piazza dell’Orologio con la meravigliosa Torre dell’Orologio Astronomico, realizzato e disegnato da Pietro Fanzago, che indica ancora con precisione i movimenti degli astri, della Terra, del sole e della luna; a fianco c’è il Palazzo Comunale, anch’esso stupendamente dipinto, che si può ammirare benissimo godendosi un drink nel bar coi tavolini nella piazza. Ma non finisce qui! L’altra grande meraviglia di Clusone è poco più in su, il dipinto della Danza Macabra, che decora anch’essa una parete esterna (e quindi è visibile gratuitamente) dell’Oratorio dei Disciplini, accanto alla basilica di Santa Maria Assunta, con il suo bel portico e la vista meravigliosa sulle montagne. Altro punto da non perdere è la chiesa di Sant’Anna con il suo imponente affresco sulla facciata raffigurante San Cristoforo.

La Danza Macabra raffigurata sulla parte dell'Oratorio dei Disciplini di Clusone è uno dei punti più alti dell'arte in Val Seriana, in provincia di Bergamo
La Danza Macabra raffigurata sulla parete esterna dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone

Ma la bellezza di Clusone è anche la sua anima contadina ancora ben viva, che si può notare dai campi lungo la strada principale (perfetti per uno sfondo per il desktop!) o ancor meglio dalle fattorie sparse che sembrano foglie autunnali disperse attorno all’albero. In bicicletta si raggiungono con facilità e con poche pedalate si può sbirciare dentro un mondo agreste fatto di prati per il pascolo, di odori e profumi e soprattutto di un silenzio in cui volano…solo le mosche! La tranquillità regna sotto al sole: ogni pietra sembra al posto giusto, gli animali ti guardano placidi e si è circondati dalle colline verdeggianti che ti abbracciano; più in fondo la Presolana guarda tutto dall’alto. Pedalare in mezzo ai prati sfiorando vecchie case in pietra è davvero molto piacevole, ma alla fine mette appetito. Per questo torniamo nel borgo per un caldo aperitivo di prodotti locali: formaggi e salumi, accompagnati da marmellata e miele con un ottimo spritz al Ristorante Della Torre è quel che ci vuole! Non sarà Milano, ma è fantastico ugualmente.
Poco dopo è già ora di cena: l’Hotel Ambra ci attende. Anche qui è un tripudio di bontà che si sciolgono in bocca in un’atmosfera molto familiare che mi fa sempre piacere. Le portate si susseguono piacevolmente e non vorrei più alzarmi da quel tavolo, anche se sto per scoppiare: antipasto, cappellacci al ragù, brasato… gran finale con il salame al cioccolato e le merighe con il caffè! Credo che domani rotolerò… per fortuna che la camera è al piano di sopra 😉

Cosa vedere a Clusone

2. Val Seriana

Scoprire la Val Seriana in bicicletta è il modo migliore per un weekend all'insegna della natura
Il gruppo di InLombardia sulla ciclovia della Val Seriana con il campione Giuseppe Guerini

La ciclabile della Val Seriana congiunge Clusone ad Alzano Lombardo, alle porte di Bergamo, in parte ricalcando le tracce della vecchia ferrovia dismessa nel 1967 e scorrendo in gran parte accanto al fiume, anche se ci sono numerosi ponti da attraversare che spezzettano il tragitto, ma regalano belle vedute.
Lasciando Clusone e la Presolana alle nostre spalle, bisogna raggiungere la strada principale per incanalarsi sulla ciclovia che le scorre sulla sinistra prima di entrare nel bosco sfiorando un paio di fattorie e scendere dolcemente in discesa (evitando invece i tortuosi tornanti che fanno le auto). Qui c’è un punto bellissimo: si passa tra una casa nel bosco e una staccionata dove delle vacche e dei bellissimi cavalli pascolano e mangiano a pochi metri; il profumo non è dei migliori, ma viva la natura!
Giungendo a Ponte Nossa si vede finalmente il fiume Serio, che qui scorre placido e passa sotto un addormentato ponte in pietra a due arcate che contraddistingue il paese; pescatori si danno da fare con i loro alti stivali in mezzo, ma noi restiamo sulla riva sinistra e continuiamo in piano passando accanto al centro sportivo e a un bar dove si può fare una sosta. Siamo secondo me nel punto più bello del percorso: nonostante la vecchia statale scorra a fianco, la pista ciclabile è all’aria aperta e piatta, molto ampia e in asfalto, con aree di sosta e giochi per bambini nell’erba vicina, mentre si vede bene scorrere il fiume azzurro tra le rocce oltre la vegetazione cresciuta sulle sponde; sullo sfondo davanti a noi si erge il Costone, imponente monte spelacchiato che cambia colore a seconda dell’ora del giorno e che sembra apparentemente sbarrare la strada; un ponte invece porta la statale sull’altra sponda mentre noi continuiamo e passiamo accanto al Coston Beach, reso mitico per i Bergamaschi grazie alla canzone del Bepi: si può vedere una grande roccia dipinta come un’enorme anatra, mentre nell’ansa del fiume il cemento ricorda come decenni fa le politiche ecologiche non esistevano e tutto era lecito, pure costruire nel fiume per prendere il sole a un metro!
Ora il percorso torna nel bosco, con il Serio che riecheggia sulla sinistra. Pedalare sullo sterrato non è difficile, ma se ha piovuto nei giorni prima bisogna fare lo slalom tra le pozzanghere. Qui c’è poco da vedere e si può passare veloci: merita solo una casa sulla destra che pare trapiantata dal Trentino coi suoi balconi in legno e di certo chi ci abita non ama molto la compagnia!
Superando Mele e puoi raggiungendo Colzate ci sono invece i due punti più critici: prima la ciclovia si interrompe all’improvviso perché c’è una strada all’altezza di un ponte sul fiume, per cui bisogna quasi scendere per fare lo zigzag tra le sbarre che chiudono il passaggio alle moto; poi, entrando in paese, la ciclabile diventa una strada normale e bisogna percorrere una rotonda per poi imboccare il sottopassaggio del ponte per passare sull’altra sponda: peccato che sia strettissimo (se si trova un pedone bisogna fermarsi) e fare un cavatappi terribile… È praticamente impossibile non smontare dalla bicicletta, sembra una prova olimpica della gara di mountain bike!!! Qui certamente potrebbero fare di meglio per sistemarla trovando un percorso alternativo.  Anche perché dopo un breve tratto nel bosco, al ponte successivo la ciclabile torna di nuovo di là! La curva peraltro è stretta e abbastanza pericolosa, visto che le foglie e l’umido rendono molto scivoloso il legno del ponte; va detto però che la vista da qui è una delle migliori della valle.

Percorrere la ciclovia della Val Seriana è un ottimo modo per trascorrere una giornata
La bellissima vista dal ponte con l’acqua del Serio che raggiunge tutte le sfumature del verde

Ora costeggiamo l’abitato di Vertova, passando poi sotto al ponte della statale per seguire l’ansa del Serio; qui la ciclovia è un po’ stretta e sterrata, ma quasi piana. Dopo un’ampia mezzaluna bisogna frenare per fare una curva stretta e oltrepassare di nuovo il fiume: siamo al Parco Buschina a Fiorano al Serio, un posto perfetto per fare una sosta visto che è attrezzato per i ciclisti. Dopo un altro ponte su un canale industriale del fiume, si entra in paese: bisogna percorrere un bel pezzo di strada normale (o marciapiede), passando accanto al cimitero, il centro sportivo, poi via Fratelli Damiani e via Salici prima di riprendere la ciclabile, che ci porta all’ennesimo attraversamento del Serio a Gazzaniga; dopo un altro piccolo tratto di zona industriale – peraltro tranquilla – la ciclabile immersa nel verde raggiunge Albino, sfiorando un centro ippico con meravigliosi cavalli. Anche questa zona è molto bella e si pedala tranquilli fino al retro della stazione di Albino: da questo punto la ciclabile procede fino al Alzano, passando su un paio di splendidi ponti romanici e lambendo delle piccole cascate splendide, ma noi prendiamo la via paese, passando per il suo centro e pedalando in salita. Un po’ di fatica, dopo la tanta discesa, si fa sentire, ma la funivia non è così lontana. Eccola infatti comparire in fondo alla strada! 5 minuti sospesi nel vuoto in funivia sopra le montagne bergamasche e siamo a Selvino e la prospettiva cambia: la Val Seriana appare piccola e distante; pure il clima è sensibilmente più fresco! È un paese a cavallo delle due valli e può essere raggiunto anche con una strada con ben 28 tornanti, ognuno dedicato (2 anni fa in occasione del passaggio del Giro d’Italia) a un ciclista bergamasco: c’è quello di Savoldelli, quello di Ivan Gotti.… e infine del mitico Gimondi! Attenti però a guardare la strada e non al nome del ciclista! Selvino è molto graziosa e sembra provenire da un’altra latitudine: pietre a vista, grandi balconi in legno, moltissimi fiori, strade tranquillissime e pulite… Insomma sembra più di stare in Svizzera che in provincia di Bergamo!
Visto che è già ora di pranzo ci fermiamo al ristorante Il Giardino, vicino alla funivia. Dobbiamo fare il pieno di energie, ma senza appesantirci e per questo prendiamo un piatto unico con un mix di leccornie locali: tortelli al burro, salvia e noci, polenta morbida e scaloppine ai funghi… ho ancora in mente il gusto, che bontà! Il pezzo forte arriva però dopo, con il dolce: per distacco il miglior tiramisù della mia vita, con una crema soffice che quasi volava e si scioglieva in bocca! Ne avrei mangiati 2… o 3! Anzi, 4!!!! Merita il viaggio solo per quello! Ho fatto i miei complimenti allo staff.

Non c'è modo migliore che degustare i piatti tipici in un ristorante durante una gita fuori porta
Il delizioso piatto unico con tortelli, polenta e scaloppine ai funghi. Eccezionale!

Purtroppo dobbiamo lasciare il ristorante; in mezzo al paese c’è una vecchia seggiovia: ricorda un po’ i bei tempi andati visto che oramai nevica pochissimo e la pista è una sola, ma chissà quanti bambini hanno messo e continuano a mettere per la prima volta gli sci qui. Visto che ci sono i cannoni spara-neve funziona ancora e noi la prendiamo, anche se i prati sono verdissimi: in cima infatti ci aspetta il Selvino Adventure Park, un emozionante parco avventura sospeso dove mettere alla prova adrenalina e coraggio (soprattutto per chi soffre di vertigini come me). È per tutte le età: si va dai percorsi facili per bambini a quelli più alti e complessi per adulti. Basta avere l’imbragatura, il caschetto e il moschettone e via! Su e giù da scale in corda, percorsi sospesi, tunnel… fino alla meravigliosa tirolese che ti fa scivolare a grande velocità nel vuoto. Attenti a non mettere le mani sul carrello ma sotto! A volte è bello tornare bambini… (anche se per poche ore).
Tornati in paese, abbiamo bisogno di tranquillità: il posto perfetto per il relax è l’Hotel T’Ami e la sua fantastica SPA! Piccola, ma non manca nulla: si comincia con una doccia calda per lavare le scorie prima di entrare nella sauna e nel bagno turco; poi è il turno della “cascata del mulino“, un’autentica copia in scala ridotta di un mulino in legno che ti fa giungere allo stesso tempo getti caldi e freddi… Da provare! Sorseggiando un drink nelle pause, con la possibilità di sedersi sulle sdraio nella zona relax con le luci soffuse che continuano a cambiare colore (quelli fighi la chiamano cromoterapia!), si arriva al gran finale: la vasca idromassaggio con le essenze di montagna da spargere, che ribolle e ti coccola per 20 minuti portandoti in una bolla spazio temporale in cui si riesce a dimenticare tutto e tutti! Meraviglioso! È perfetto soprattutto per le coppie che vogliono godersi intimità e complicità all’insegna del benessere in una giornata romantica e indimenticabile. Anche perché pure la cenetta può essere romantica: salumi e formaggi locali, casoncelli bergamaschi fatti in casa e involtini di carne e polenta possono essere l’antipasto per una serata mooolto interessante! 😉
Non per me che sono solo soletto, per cui mi avvio a riposare. Mi aspetta lo splendido B&B Il Ghiro, con due sole stanze ma che riescono a far sentire gli ospiti a casa propria per tutte le comodità e la gentilezza della famiglia che lo gestisce.

Visitare la Valle Brembana

3. Val Brembana

Il miglior modo di scoprire la Val Brembana è farlo in bici prendendo la sua ciclovia
Un ponte sopra il fiume Brembo vicino a Piazza Brembana

Scoprire la Val Brembana non è semplice: si rischia di essere abbagliati dalla bellezza di San Pellegrino Terme e non vedere le altre meraviglie disseminate lungo la valle. Il miglior modo per ammirarle è partire dall’alto – da Piazza Brembana – e scendere. La ciclabile è molto bella e sfrutta il tracciato della vecchia ferrovia, gallerie comprese, che danno grandissimo fascino a tutto il percorso; a differenza della Val Seriana, è praticamente tutta sulla riva sinistra del fiume Brembo, quindi scorrevolissima e piacevole, con la natura rigogliosa che ti avvolge pedalando. Unica pecca (piccola) qualche increspatura dell’asfalto ogni tanto, ma facilmente superabile con la bici.
Il tracciato che parte da Piazza Brembana incontra subito un paio di gallerie, molto affascinanti anche da fotografare, ma che sono molto umide e con uno sbalzo termico considerevole (soprattutto col bel tempo): niente di impossibile comunque! Poco dopo, oltrepassato un ponte arcuato che regala una bella vista, si scorge una vecchia casa costruita sotto un enorme masso erratico sporgente; mostra tutti i segni del tempo, ma l’orto di fronte dice che non è abbandonata anche se il vecchio proprietario ci racconta che vive altrove. Però vedere il tetto sporgere da sotto la roccia fa un certo effetto!
Poco lontano c’è la frazione di Lenna, dove si può trovare l’Agriturismo Ferdy, un piccolo paradiso: una casa in muratura con una bellissima vite che si arrampica affianca alcuni pony che brucano l’erba e ci accolgono pacifici, mentre più avanti compare l’agriturismo vero e proprio dove è possibile assaggiare i prodotti tipici della tradizione bergamasca. Il proprietario spiega con molto orgoglio che ha voluto conservare e tramandare la cultura contadina di una volta, proteggendo la biodiversità e i capi di bestiame come la vacca e la capra orobica a rischio estinzione perché negli ultimi decenni gli sono stati preferiti animali che producono più latte; così facendo quasi ovunque è sparita la specificità territoriale che al contrario è un tesoro! Anche nella produzione dei formaggi ci spiega che si rifiuta di utilizzare enzimi comprati (come fanno molti) per lasciar fare solo alla Natura e avere i prodotti come una volta; un processo prezioso, sia perché richiede più tempo sia perché produce meno, ma certamente con qualità più alta. E assaggiando i tre tipi di formaggio che ci fa degustare, tutti con acidità differente, si sente eccome: lo strachì (stracchino), la robiöla (robiola) e la formaggella sono ottimi, così come i salumi.
Oltre alla scuderia di cavalli dove si possono prendere lezioni, fiore all’occhiello dell’agriturismo è la SPA: una chicca in stile rustico ma curato in tutti i particolari e pronta a rilassare e coccolare i suoi ospiti, specialmente le coppie. Persino le pietre usate per costruirle non sono casuali, ma tutte dei dintorni: insomma in questo posto, visitatissimo da stranieri, tutto è orgogliosamente a chilometro 0!

Una delle gemme della Valle Brembana vicino a Bergamo è l'Agriturismo Ferdy
L’edificio principale dell’Agriturismo Ferdy, con il suo stile rustico ma curatissimo

Stare seduti a degustare è bello, ma bisogna tornare a pedalare! Prossima tappa il borgo di Cornello dei Tasso, uno dei borghi più belli d’Italia, raggiungibile dopo una salita e qualche tornante: per fortuna ho la bicicletta elettrica! Al bivio le macchine rimangono nel parcheggio, ma io continuo con la bicicletta lungo il sentiero che porta fin dentro al borgo, passando sotto l’arco. Immediatamente si fa un salto nel tempo, indietro alla fine del Medioevo, quando qui passava l’antica via mercatorum che portava ai Grigioni in Svizzera e Cornello era il primo posto dove era possibile fare mercato dopo Bergamo; per questo le viuzze coperte ora deserte vanno immaginate caoticamente piene di mercanti e merci. Il borgo si chiama così perché era costruito su un colle (Corno) e vi ci abitavano i Tasso, una famiglia divenuta celebre non solo per lo scrittore Torquato (che però probabilmente non visse mai qui), ma perché inventò il moderno sistema postale con staffette poste lungo le strade che permettevano di cambiare il cavallo e averlo sempre fresco e non fermare la comunicazione. La famiglia divenne specialista nella posta e fu al servizio prima della Repubblica di Venezia, poi pure Milano, il papa, Napoli e persino l’imperatore, che per i loro preziosi servigi concesse l’utilizzo dell’aquila imperiale nello stemma della famiglia, così come si può vedere disegnato ancora su un muro del borgo. Altra particolarità del paese era la costruzione su tre livelli: su quello più basso, come detto, si faceva mercato, in quello intermedio c’erano le abitazioni e in cima la chiesa. Per questo è meglio girarlo a piedi, addentrandosi tra i vicoli in pietra e ammirando ogni angolo. Purtroppo l’imponente palazzo dei Tasso, pericolante, fu abbattuto tempo fa, ma si può conoscere tutta la storia della famiglia e della posta nel museo, dove è conservato anche un corno che annunciava l’arrivo del corriere per cambiare il cavallo: il corno è ancora il simbolo delle poste! Ad ogni modo ogni pietra, ogni arco, ogni casa ben tenuta disegnano un piccolo mondo antico che sembra uscito da una fiaba: mancano solo l’oste, i cavalieri ed il drago che minaccia tutti…

Visitare Cornello dei Tasso, borgo più bello d'Italia della Valle Brembana
Il gruppo appena attraversato l’arco di Cornello dei Tasso, sul lastricato dove c’erano tutte le botteghe del mercato

Proseguiamo. Le discese in bici sono sempre come le feste di compleanno da bambino: molto divertenti, ma finiscono presto. Si torna lungo il corso del fiume, anche se in una posizione più rialzata. Superata Oneta, frazione dove c’è il Museo di Arlecchino (maschera bergamasca!), si arriva a San Giovanni Bianco costeggiando la statale; essendo chiusa la galleria ciclopedonale, dobbiamo passare per il paese, di fronte alla chiesa e per il ponte di un affluente del Brembo. La vista è splendida, ma non è il posto per fermarsi visto che siamo sulla strada normale; imboccando subito dopo via Roma andiamo a riprendere la ciclovia che rimane ai piedi delle montagne, tranquilla in mezzo al verde fino a che non passa sopra alla strada statale e si porta sull’altra sponda del fiume, continuando nel verde. È forse il tratto più tranquillo di questa ciclabile: qualche chilometro praticamente piatto in mezzo al bosco con qualche affascinante galleria da attraversare, che ci porta dritti a San Pellegrino Terme: il Grand Hotel è proprio di fronte a noi! Dopo ci torniamo, ma ora lo stomaco borbotta: attraversiamo il ponte e passiamo sul lungofiume in stile parigino e ci fermiamo all’Albergo Ristorante Il Bigio, facendo slalom tra i ragazzi che escono dalla scuola. Qui puoi ordinare a occhi chiusi: qualsiasi portata arrivi è la fine del mondo! Risotto zafferano e liquirizia, poi brasato di carne e polenta, chiusura con macedonia e gelato allo zucchero filato….. Ci siamo capiti? Io vengo a mangiare tutti i giorni qui!!
Con ancora il sapore del gelato nel palato, inforco di nuovo la bici. Scendiamo un po’ più a valle per prendere la strada sulla destra: è una bella salita di almeno 20 minuti, a tratti impegnativa con tornanti e strappetti, ma che regala viste favolose su tutta San Pellegrino e le montagne che la coronano da ambo i lati e sale fino alle Grotte del Sogno. All’altezza di un paio di villette in stile liberty lasciamo la bici e ci avviamo a piedi, scendendo sulla destra dei gradini (con vista) e poi prendendo il sentiero che ci conduce all’ingresso delle grotte. Sono state scoperte da un coraggioso (o un pazzo?!) che, quando trovò un buco nel terreno, decise di entrarci e poi le esplorò tutte, con le loro stalagmiti e stalattiti create dall’acqua che ha scavato la roccia nei millenni e continua a gocciolare. Il clima è quindi umido, ma si sta bene: il caschetto protegge dalle gocce che cadono sulla testa mentre si osservano i laghetti sotterranei o le pieghe prese dalla roccia che sembrano le lenzuola al mattino, circondati dall’eco che si forma ad ogni passo.
Il clou del pomeriggio ci aspetta però a valle, in paese: scendiamo veloci sulle strade praticamente deserte con il sole che comincia a scendere dietro le montagne e creare giochi di luci, arrivando in fretta. Attraversiamo il ponte vecchio sul Brembo e torniamo ai piedi del Grand Hotel: è imperioso! L’insegna un po’ sgangherata e il colore sbiadito però dimostrano tristemente che questo esempio di liberty ai massimi livelli ora è chiuso, ma sono cominciati i lavori per una riapertura futura. Chissà come era interiormente! È dura capirlo, ma possiamo averne un’idea visitando l’altro gioiello del paese: il meraviglioso Casinò di San Pellegrino! Capolavoro del milanese Romolo Squadrelli, è dall’altra parte su una collina rialzata, come a tenere sempre sott’occhio il Grand Hotel; la facciata riccamente decorata però non inganni: fu costruito in soli 20 mesi (!), poco prima della Prima Guerra Mondiale. Ha avuto però un destino sfortunato, perché rimase in funzione solo per pochi anni: con l’autarchia fascista e le prediche accalorate dei preti circa i peccati che vi si compivano, venne presto chiuso per poi essere aperto successivamente per spettacoli e altri intrattenimenti.

Il monumentale Casinò di San Pellegrino, mirabile esempio di stile liberty da non perdere
Il meraviglioso e monumentale scalone del Casinò di San Pellegrino

Ora si può visitare grazie all’ottimo lavoro dell’Associazione Oter, un gruppo di ragazzi che accompagna i visitatori tra le sue bellezze, dall’atrio d’ingresso al monumentale e meraviglioso scalone (all’altezza di tutti i migliori teatri coevi!) e le sale superiori, ricche di dettagli fantastici… li fotograferei tutti, sono pazzo dello stile liberty! Quello che mi piace di più è anche la commistione di materiali (legno, marmi, ferro battuto e vetro) che si fondono in maniera pregevole, spesso aiutati da economici e malleabili stucchi che sostituiscono un materiale prezioso e hanno consentito la veloce realizzazione.
L’estasi artistica suprema è ovviamente nel grande scalone, che deve aver lasciato tutti gli ospiti senza parole! Con i suoi sontuosi tappeti rossi trascina lo sguardo verso l’alto, a partire dalle statue di donne ebbre che sorreggono i lampioni della balaustra, alle colonne e agli stucchi delle pareti, fino agli affreschi di Malerba del soffitto che raffigurano i mesi dell’anno impersonificati dai segni zodiacali e la vetrata centrale con il ferro che raffigura due farfalle. Tutto l’edificio è un’allusione unica all’erotismo e all’ebbrezza: le sensuali statue, i simboli fiori di calla del pavimento, i satiri che rappresentano la tentazione,  i putti e le figure svestite degli affreschi per l’erotismo… perfino le due torrette con le strutture in ferro che gli conferiscono una forma fallica. Del resto chissà cosa facevano i membri del club per rilassarsi e divertirsi nelle salette del primo piano… Nessuno lo sa, perché non è rimasta alcuna documentazione scritta, ma tutto lascia credere che le prediche dei preti fossero fondate e gli eccessi non rimassero raffigurati solamente sulle pareti! Di certo c’è che è rimasto a noi l’edificio, una meravigliosa donna della Belle Époque di 110 anni (portati benissimo) che non smetterei mai di ammirare!
Vengo trascinato fuori a forza perché comincia a imbrunire. Ultima tappa il birrificio Via Priula per una fantastica degustazione: dopo tante fatiche ci sta! Una dopo l’altra le birre scivolano giù con le loro note di rosa e erbe selvatiche… non per nulla sono arrivate sul podio in una competizione in Giappone!
Non poteva chiudersi meglio questo fantastico weekend all’insegna dello sport, della natura, della cucina tipica e della tanta bellezza che ci circonda (ma che spesso sottovalutiamo).

Spero che il mio articolo ti possa essere utile. Fammi sapere che ne pensi lasciando un commento e seguimi sui miei canali social 🙂

Cosa vedere a Bergamo e dintorni

Ecco altre foto di quel fantastico weekend:

Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
La fantastica vista dalla basilica di Santa Maria Assunta a Clusone
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Una scalinata che scende verso il centro di Clusone
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
L’aperitivo a base di formaggi, salumi e miele al Ristorante Della Torre
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La preparazione del secondo all’Hotel Ambra di Clusone
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Il fantastico dessert dell’Hotel Ambra di Clusone: salame al cioccolato davvero delizioso!
Un weekend all’insegna della natura, dello sport, della cucina tipica e della bellezza. Ti porto a scoprire le valli Bergamasche in Lombardia in bicicletta
Una meravigliosa casa-fattoria tra le colline di Clusone
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La vista dal ponte di Ponte Nossa con i pescatori nel fiume Serio
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Il fiume Serio presso il Coston Beach
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Veronica di LifeinTravel nella parte finale della ciclovia della val Seriana
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La bella vista dalla cima della funivia Selvino-Albino
Selvino-Bergamo-case-balconi-legno
Le belle case curate di Selvino
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Il celestiale e sofficissimo tiramisù del ristorante Il Giardino di Selvino
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La fantastica discesa sulla tirolese del Selvino Adventure Park
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La vista scendendo dalla seggiovia di Selvino
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La stanza della cromoterapia della SPA dell’Hotel T’Ami
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La graziosa camera del B&B Il Ghiro con la maglia InLombardia
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Le affascinanti gallerie della ciclovia della Val Brembana
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In azione sulla ciclabile immersa nella natura
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Il fiume Brembo in alta val Brembana
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La casa costruita sotto l’immensa parete di roccia
Agriturismo-Ferdy-Lenna-Valle-Brembana-pony-natura
I pony che ti accolgono all’Agriturismo Ferdy
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I prodotti tipici della degustazione all’Agriturismo Ferdy
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Uno scorcio del bellissimo borgo di Cornello dei Tasso
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Uno dei palazzi del borgo di Cornello dei Tasso con lo stemma affrescato
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La squisita macedonia con gelato allo zucchero filato al Ristorante Il Bigio
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Il bellissimo panorama su San Pellegrino salendo verso le Grotte del Sogno
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La meraviglia all’interno delle Grotte del Sogno sopra San Pellegrino
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La facciata liberty del Grand Hotel di San Pellegrino
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La meravigliosa facciata del Casinò che si alza nel verde
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La vetrata favolosa della sala superiore del Casinò di San Pellegrino
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Gli stucchi con i putti e gli affreschi di Malerba del soffitto del Casinò
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Uno dei fantastici lampadari del Casinò
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Un gran finale di uno splendido weekend. Brindisi al Birrificio Via Priula

 

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Cosa vedere a Brescia in un giorno

La meravigliosa Piazza della Loggia, salotto e simbolo di Brescia

Le città della Lombardia sono spesso sottovalutate come destinazioni turistiche, a differenza delle vicine città del Veneto (peraltro splendide), ma invece hanno una storia importante e grandi bellezze tutte da scoprire e scovare. Oggi ti porto tra le vie e le piazze di Brescia, che è po’ Milano, un po’ Bergamo e un po’ Verona: seguimi per capire il perché e scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!

  1. Un po’ di storia
  2. Brescia e… le sue piazze
  3. Brescia e… le vestigia romane
  4. Brescia e… i Longobardi
  5. Brescia e… il suo castello
  6. Brescia e… le sue chiese

Cosa vedere a Brescia in un giorno 

1. Un po’ di storia

Visitare Brescia è come ripercorrere a piedi la storia attraverso i secoli: Romani, Longobardi, Veneziani sono passati da qui
Turisti che pranzano all’aperto tra i palazzi del centro storico

Abitata sin dall’età del bronzo, tra il VII e il V secolo a.C. fu occupata dai Celti Cenomani, che cominciarono a vivere sotto il monte Cidneo; furono loro ad entrare in contatto coi Romani nel II secolo e a romanizzarsi lentamente, tanto da creare sul Capitolium un tempio per due dei, quello romano e quello celtico, ed aiutare a combattere i Galli in Francia con le truppe di Giulio Cesare; parenti del grande Romano abitavano proprio a Brescia! Durante la guerra civile romana, la città si schierò con Vespasiano che si impose e volle premiarla costruendo un grande tempio, quello che si può vedere ancora oggi: si legge ancora il nome dell’imperatore sul frontone rimasto; va detto che molti bresciani furono arruolati dallo sfidante Vitellio e morirono in battaglia: sono state trovate molte lapidi di genitori che piangono i figli e alcuni di loro nemmeno sapevano come si chiamassero, perché per entrare nell’esercito dovevano prima diventare cittadini romani e quindi essere “battezzati” con il pre-nomen, nome e cognome romani, totalmente differenti dal nome celtico.
Con la caduta dell’impero divenne un’importante città longobarda: due dei re barbari erano di Brescia, tra cui Desiderio – l’ultimo – che istituì il monastero di San Salvatore concedendogli beni e terreni che lo fecero prosperare per cinque secoli. Nel 1426, strappata alla signoria dei Visconti di Milano, con Bergamo passò sotto il dominio dei Veneziani che lasciarono il segno con la meravigliosa Piazza della Loggia.
Insomma, Brescia è come un fossile dove si possono leggere le impronte cristallizzate di ogni dominazione: basta saperle cogliere!

Cosa non perdere a Brescia

2. Brescia e… le sue piazze

Visitare Brescia: non perdere piazza Paolo VI con il Duomo Vecchio, il Duomo Nuovo e il Broletto
La meravigliosa vista di Piazza Paolo VI con il Duomo Vecchio, il Duomo Nuovo e il Broletto

Elemento imperdibile e caratterizzante della città sono le 3 piazze principali di Bresciatotalmente diverse tra loro anche se adagiate una vicino all’altra. Partiamo dalla più bella, emblema e orgoglio cittadino, piazza della Loggia, meraviglia veneziana con eleganti arcate coronate da uno splendido orologio nella parete est, altre arcate intarsiate di resti romani e una loggia rinascimentale nel lato sud e chiusa con il fantastico palazzo della Loggia a ovest: marmi bianchi, frontoni e statue da ammirare nei dettagli e che risplendono nel sole estivo. È il salotto della città, dove scattare foto da cartolina.
50 metri più a sud invece si apre Piazza della Vittoria, realizzata in epoca fascista da Marcello Piacentini abbattendo un quartiere medievale: è lo stesso architetto che ha lavorato a Bergamo, anche se qui lo stile è totalmente razionalista, con torri e colonne squadrate e caratteri romani e puliti; i simboli fascisti e il ritratto del duce sono però spariti da decenni. A chiudere la piazza il primo grattacielo costruito in Italia, abbastanza bizzarro e poco più alto di un condominio attuale: come sono cambiati i tempi!
La terza invece – 100 metri più in là – è la piazza medievale e cristiana: piazza Paolo VI dove è sorto il vecchio Duomo cittadino e accanto il più imponente Duomo Nuovo con la sua facciata bianca e la cupola altissima. Sono entrambi ben preservati: se quello nuovo dentro dice poco, a parte un monumento a ricordo di Paolo VI (papa bresciano) e le simmetrie della sua volta, il Vecchio Duomo a pianta circolare è una meraviglia dell’XI secolo che fu usata come riferimento per successive chiese (ad esempio a Mantova) e che conserva al piano inferiore mosaici, dipinti e affreschi e una bella cripta. Accanto c’è poi il Broletto con la sua alta torre, mentre dall’altro lato palazzi colorati fanno da sfondo a bar con i tavolini all’aperto dove prendersi un drink godendosi la giornata e la tranquillità.

Brescia visite guidate

3. Brescia e… le vestigia romane

I resti romani di Brescia sono uno dei più interessanti di tutto il mondo antico
I resti del Tempio Capitolino o Capitolium eretto da Vespasiano e simbolo di Brescia

Ci sarebbe una quarta piazza celebre a Brescia, in parte cancellata dai secoli: è la piazza del Foro Romano, cuore dell’antica Brixia e ben riconoscibile nell’odierna Piazza del Foro, anche se totalmente diversa. Quello che è rimasto è il tempio Capitolino o Capitolium, costruito sotto il monte Cidneo e rialzato rispetto agli edifici che lo circondano in modo da essere imponente; lo è tuttora che sono rimaste in piedi solo 7 colonne e la sede stradale è 3-4 metri più alta di quella antica: pensa a come era prima! Non per nulla è stato designato Patrimonio Unesco.
Lo si può ammirare dalla via dei musei, ma è da pazzi non entrare nel complesso archeologico per goderselo da vicino. Il migliore modo è farlo con la realtà aumentata, ovvero degli occhiali che con pochi euro in più ti portano indietro nel tempo mostrando la bellezza e l’imponenza degli edifici come erano 2000 anni fa; muovendo lo sguardo a 360º puoi vedere la piazza ricrearsi davanti ai tuoi occhi, accompagnato dalla spiegazione delle cuffie. Insomma, è una guida turistica individuale che ti porta per mano tra i resti archeologici e ricostruisce magicamente la piazza e l’attiguo teatro: la consiglio assolutamente, anche perché in 20-30 minuti ti fa fare il tour e poi si ha tutto il tempo per fotografare e ammirare bene i resti attuali (che con le lenti scure si vedono poco).
Altra cosa da non perdere – esclusa dalla realtà aumentata – e che secondo me è la meraviglia più grande di tutte, è il santuario repubblicano del I secolo a.C. conservato al di sotto, per il quale bisogna prenotare un orario in biglietteria: due sale climatizzate sotterranee che ripercorrono brevemente la storia del sito (dai resti dell’età del bronzo e celtici ritrovati, tra cui un pettine) e appunto ciò che non è stato distrutto dai Romani stessi per la costruzione del tempio Capitolino; è una piccola saletta ritrovata casualmente e dai colori sgargianti: rosso pompeiano, ambra vivace, viola e i finti marmi lasciano senza parole e – come ho sentito dire da un turista – sembrano esser stati dipinti ieri! Pare di stare a Pompei! Le decorazioni ricreano marmi preziosi e tende per ampliare lo spazio un po’ angusto, ma meraviglioso.
Resti romani in realtà rimangono sotto tutti gli edifici di quest’area, come ad esempio la cantina di palazzo Martinengo che era una cella del lato lungo del Foro usato poi dai Longobardi che reimpiegarono i marmi caduti dai frontoni per costruire a loro volta: questo fu un fenomeno diffusissimo in età medievale; si pensi che si possono trovare i resti della Basilica civile che chiudeva il lato sud del Foro “intrappolati” nel muro in Piazzetta Giovanni Labus, dietro ad edifici costruiti nel corso del Trecento.

visitare Brescia a piedi

4. Brescia e… i Longobardi

Visitare il Museo di Santa Giulia e la chiesa di Santa Maria in Solario a Brescia
Il bellissimo affresco della cupola della chiesa superiore di Santa Maria in Solario con il cielo stellato e Dio Padre al centro

Dopo il fugace dominio Goto, nel 568 da est arrivarono i Longobardi che si installarono presto a Brescia costruendo capanne tra i templi romani in rovina. Nei 200 anni di dominio però ebbero modo di affinare la loro cultura e mischiarsi con i Latini, creando il mix da cui discendiamo (e il nome Lombardia ne è la prova). Testimonianza di ciò è la fondazione del monastero di San Salvatore – denominato poi Santa Giulia quando vennero traslate le spoglie della santa – voluto da Desiderio, ultimo re Longobardo per le nobili figlie; al monastero vennero concessi privilegi e terre del nord Italia con le quale potevano mantenersi e che garantirono prestigio e ricchezza, rintracciabile e ben visibile anche ora nella bellezza della basilica di San Salvatore, nel coro delle Monache e nella chiesa di Santa Maria in Solario. Tre ambienti distinti e di età diverse che mantengono un fascino senza tempo, sia nel cielo stellato con al centro Dio, sia negli affreschi rinascimentali, sia nella Croce di Desiderio, costellata di pietre preziose e monili romani incastonati per creare un oggetto prezioso usato probabilmente per le processioni religiose.
Accanto a tutto ciò, negli ambienti che ospitavano il monastero si trova il museo della città: dai resti dell’età del bronzo e ferro, alle monete dei Celti, ai tantissimi resti Romani trovati in città e provincia – comprese due domus scavate e scoperte con i mosaici pavimentali ancora perfetti e la meravigliosa statua bronzea della Vittoria alata, ritrovata nel 1826 e diventata simbolo della città – fino a colonne, capitelli e affreschi del monastero conservati e preservati qui, oltre alla pinacoteca della Collezione Tosio Martinengo (che mi sono dimenticato di vedere!!) ospitata temporaneamente qui.

Brescia Santa Giulia

5. Brescia e… il suo castello

Non perdere il Castello di Brescia e il suo panorama mentre visiti la città lombarda
La Torre dei Prigionieri del Castello con la bella vista su Brescia

Anche se la città è costruita in pianura, Brescia ha la sua “città alta” sul monte Cidneo. Le fortificazioni romane nel medioevo sono diventate un Castello sotto la signoria dei Visconti di Milano e poi dei Veneziani, che costruirono delle spesse mura per difenderlo (come a Bergamo). È il polmone verde della città: infatti sia all’esterno del bellissimo ponte levatoio sia all’interno sono presenti numerosi alberi che danno sollievo contro la calura estiva e permettono agli abitanti di fare jogging o rilassarsi ai tavolini del bar posto appena fuori. Come tutte le fortificazioni del ‘500, le mura sono basse ma possenti e comunque permettono di avere una vista meravigliosa sulla città; al loro interno ci sono edifici abbandonati a se stessi (come il palazzo del Governatore) e altri che ospitano musei, come quello del Risorgimento (trovato chiuso a agosto) e il bel Museo delle Armi, molto interessante per chi ama la storia come me; da qui si può avere il panorama migliore di tutti, perché la torre più alta è chiusa al pubblico, mentre gli spalti delle mura danno una bella visuale ma sulla parte nord e ovest della città, non sul centro e sul Duomo. Per il resto le aiuole e il verde del Castello non è curatissimo e il Comune potrebbe fare di più per mantenerlo.
Quella che invece secondo me merita tantissimo di essere vista è la zona che circonda il monte, con i suoi sentieri lastricati in discesa che riportano in centro, pieni di verde e di case molto curate e tranquille. Qui Brescia assomiglia molto a Verona, nella zona oltre il ponte di Pietra sotto Castel san Pietro: la forte pendenza apre vedute magnifiche, specialmente sul far delle sera, con la cupola del Duomo che si staglia di fronte come a guidarti. Bisogna assaporare bene i 5 minuti di discesa: potrebbero nascere foto fantastiche!

Cosa vedere a Brescia

6. Brescia e… le sue chiese

La Chiesa di Santa Maria della Carità è uno dei gioielli barocchi di Brescia e della Lombardia
Un dettaglio della chiesa di Santa Maria della Carità, magnifico esempio del barocco lombardo

Passeggiando tra i dintorni del centro che ricordano molto Milano, con vie simili tra loro dove l’asfalto è troppo protagonista e contrasta con i vecchi e affascinanti palazzi, si possono trovare comunque bellezze sparse. Un esempio è la Torre della Pallata di Corso Garibaldi, ma soprattutto le tante meravigliose chiese di Brescia, una delle ricchezze della città. Sembrano dei pasticcini: tutti diversi ma tutti buonissimi così come ogni chiesa di Brescia è splendida e unica. Nel centro storico se ne possono trovare ben 23!!
Oltre a quelle principali, già menzionate, ce ne sono alcune da non perdere, che magari si sfiorano passandoci davanti ma non dandogli attenzione. Parlo innanzitutto della chiesa di Santa Maria della Carità, un tripudio barocco di marmi colorati, stucchi e fregi, con gli altari e la volta completamente affrescati o decorati che si trova nella centralissima Via dei Musei ed è aperta grazie all’impegno del Touring Club Italiano: un vero tesoro da scoprire in silenzio e che lascia senza parole! Sempre lì vicino, sulla collina che sovrasta il Teatro Romano, c’è San Cristo coi suoi meravigliosi affreschi rinascimentali di Benedetto da Marone; la pendenza della strada per raggiungerlo è grande, così come la bellezza che racchiude su tutte le sue pareti affrescate per cui è definita la Cappella Sistina di Brescia. Dal piazzale dell’attiguo convento si apre invece una bella vista sulla città.
Poco più in là, in zona sud-est rispetto alle piazze del centro, ci sono altre 2 chiese vicine che meritano attenzione: la prima è San Francesco d’Assisi, in stile romanico semplice e severo, ma impreziosita da eleganti altari e preziose opere d’arte del Romanino e del Moretto, pittori bresciani molto famosi; purtroppo io ho trovato una messa per cui non ho potuto vedere nemmeno il bellissimo chiostro trecentesco. Allo stesso modo, dopo la lunga giornata, ho trovato chiusa Santa Maria dei Miracoli che si trova alle sue spalle: qui però gli interni sono stati danneggiati da un bombardamento durante la guerra, per cui da ammirare è la decoratissima facciata in marmo bianco, uno dei capolavori del Rinascimento lombardo, forse opera di Giovanni Antonio Amodeo.
Come detto, ci sono altre chiese da vedere a Brescia, ma il tempo della mia giornata era volto al termine. Il sole stava tramontando, le ombre si allungavano e il contapassi segnava 14,9 km percorsi: la stanchezza cominciava ad affiorare!
La chiesa di Santa Maria del Carmine, la Chiesa di San Giuseppe, la Madonna delle Grazie e la Chiesa dei Santi Faustino e Giovita, così come il Cimitero monumentale (il 1° costruito in Italia), il maestoso Teatro Grande e la Collezione Tosio Martinengo li tengo per la prossima visita in città.

Spero che il mio articolo ti possa essere utile. Fammi sapere che ne pensi lasciando un commento e seguimi sui miei canali social 🙂

Guida di Brescia

Ecco altre foto della giornata:

Il Duomo Nuovo è da vedere quando si visita Brescia in un giorno
Turisti che pranzano tranquilli davanti all’imponente Duomo Nuovo
Visitando Brescia bisogna vedere il Duomo Nuovo con la sua cupola altissima
Le geometriche linee dall’altissima cupola del Duomo Nuovo
Il Duomo Vecchio di Brescia, costruito a partire dall'XI secolo è uno dei più importanti esempi di rotonde romaniche in Italia
I bellissimi affreschi rinascimentali di una piccola cupola del Duomo Vecchio
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
Particolare del sarcofago marmoreo di Berardo Maggi nel Duomo Vecchio
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
L’affollata Piazza della Vittoria con il mercato del sabato mattino
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Un’altra meravigliosa visuale di Piazza della Loggia sotto il sole estivo
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L’eleganza dello stile veneziano dell’Orologio di Piazza della Loggia
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
Una particolare visuale dal basso delle colonne del Tempio Capitolino
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
La visuale con gli occhiali della realtà aumentata di Art-Glass che ricostruiscono i monumenti della Brixia Romana
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
Particolare della decorazione del Santuario Repubblicano sotterraneo, con i finti marmi e le finte tende dipinte
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
La splendida statua in bronzo della Vittoria Alata, simbolo cittadino
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
La Croce di Desiderio con gli intarsi romani e pietre preziose, conservata nella chiesa di Santa Maria in Solario nel complesso di Santa Giulia
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Gli splendidi affreschi rinascimentali del Coro delle Monache, sempre a Santa Giulia
Brescia-Castello-Broletto-Duomo-Nuovo-Lombardia
La bella scalinata che scende dal Castello che mi ha ricordato molto Verona
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
Il bel portale di accesso del Castello di Brescia con il Leone veneziano
Santa-Maria-Dei-Miracoli-Brescia-portale-marmo-rinascimento
Le fantastiche decorazioni del portale della chiesa di Santa Maria dei Miracoli
ti porto tra le sue vie e le sue piazze: seguimi per scoprire cosa vedere a Brescia in un giorno!
La Torre della Pallata illuminata dal sole basso che precede il tramonto

Qualsiasi altra info su Brescia e per visitare la città è disponibile qui

Scoprire la parte alta del Lago di Como

Il borgo medievale di Corenno Plinio è una meraviglia da scoprire nella parte alta del Lago di Como

Non è una sorpresa che io amo il Lago di Como, con i suoi paesi arrampicati sull’acqua, i suoi colori e i suoi panorami unici. Dopo il giro sul Lago di Lecco, continuo l’esplorazione del Lario: ecco come trascorrere e cosa vedere in una splendida giornata nella parte alta del Lago di Como!

Itinerario:

1. Bellano

2. La Scenic Route 65

3. Corenno Plinio

4. L’Abbazia di Piona

5. Colico e le sue fortezze

Cosa vedere sul Lago di Como

1. Bellano

Un posto assolutamente da non perdere sul Lago di Como è l'orrido di Bellano
Le acque colore smeraldo del torrente Pioverna nell’Orrido di Bellano

Arrivare sul Lago di Como da Milano è facile: per raggiungere il versante lecchese basta prendere la Statale 36 che passa proprio sotto a Lecco e poi costeggia il lago tra molti chilometri in galleria e alcuni squarci di meraviglia con il lago a sinistra. Dopo molti km, la prima fermata è proprio quella che mi interessa: rapida giravolta sulla rampa e si prende la strada per scendere a Bellano: all’incrocio con la provinciale tengo la destra e raggiungo la piccola piazza San Giorgio dove parcheggio. Qui c’è la bella chiesa dei santi Nazaro e Celso (che merita una visita rapida) e soprattutto è a 50 metri dall’ingresso dell’orrido di Bellano, una delle meraviglie del Lario. Orrido non vuol dire che è brutto: al contrario! Il torrente Pioverna nei millenni ha scavato la roccia creando una roboante meraviglia che si può ammirare dal percorso sospeso che passa stretto e rasente le pareti, con gocce che ti cadono persino in testa. Comunque è sicurissimo: anche io che soffro di vertigini non ho affatto paura. Il tragitto è breve e con i raggi di sole che si infiltrano è ancora più bello; il cuore è la cascata che fragorosamente sgorga dalla parete di fronte e rimbomba tra le strette rocce del canyon. Una meraviglia da vedere ma anche sentire!

Lago di Como Cosa vedere in un giorno

2. La Scenic Route 65

Uno dei panorami migliori del Lago di Como si può vedere dalla Scenic Route 65 sopra Perledo
La meravigliosa vista dal primo belvedere della Scenic Route 65 dopo Perledo

Torno all’auto e faccio una piccola marcia indietro verso sud seguendo la provinciale 72: appena prima di Varenna al bivio giro per entrare in paese e poco dopo a sinistra per Perledo imboccando la provinciale 65 panoramica – denominata da poco anche Scenic Route 65 – che si inerpica sulla montagna con molti tornanti, prima lentamente, poi sempre più stretti e in pendenza. Più si sale e più la vista migliora, soprattutto dopo aver passato Perledo: tra guard-rail vicini e alberi, ogni tanto si apre una vista fantastica. Devo aspettare però un pochino per potermi fermare in un punto sicuro sulla destra, una terrazza panoramica con 2-3 parcheggi e una vista spettacolare di 180º sul lago: da destra si vede la parte alta del Lario con Menaggio e la sponda comasca, sotto c’è il castello di Vezio (che da qui sembra piccolino e basso) e a sinistra si vede la diramazione con Bellagio sulla punta e più avanti la penisola di villa Balbianello e il resto, con le montagne che fanno da corona al Lago e sembrano vicinissime da poterle toccare. Un panorama meraviglioso che sarei rimasto ad ammirare per ore. Se chiudo gli occhi c’è l’ho ancora bene impresso nella mente!

Lago di Como cosa fare

3. Corenno Plinio

Una delle chicche del Lago di Como è il piccolo borgo di Corenno Plinio, assolutamente da vedere
Il porticciolo di Corenno Plinio con le case che si affacciano sul Lago

La strada continuerebbe a salire fino al passo di Agueglio e mi han detto che c’è un altro meraviglioso belvedere più in alto, ma sarà per la prossima volta. Torno indietro, riscendendo verso il lago e oltrepasso Bellano e poi Dervio: obiettivo è il suggestivo borgo di Corenno Plinio. Lascio l’auto nella prima via che c’è e mi incammino: dopo 50 metri trovo una stradina in sassi che scende con gradini ripidi sulla sinistra; dove porterà? Nel dubbio la prendo senza esitazione 😉 È lunga e raggiunge addirittura la riva del lago, che si spalanca davanti a me dietro ad un meraviglioso oleandro rosso che sognavo di fotografare dopo averlo visto in una foto: che bella sorpresa! Tutte le case sul Lario però sono splendide: sono in pietra viva e con le piante che si arrampicano o coccolano i muri, regalando ombra e creando un’atmosfera da fiaba; c’è qualche sedia con un tavolino all’aperto e dopo un altro grande oleandro si apre la riva con alcune canoe sulla spiaggia sassosa e il porticciolo con piccole barche ormeggiate dietro ai muri costruiti nel lago. Mi ci incammino per ammirare la riva da lì e alzo lo sguardo: lo spettacolo è fantastico! Gli edifici sono costruiti addossati uno all’altro e uno che sovrasta l’altro appoggiandosi al costone roccioso che sale dal lago, un po’ come fosse una favela in stile medievale. Accanto alle case, anche risalendo per le altre stradine del borgo, ci sono piante o vasi di fiori, ortensie o gerani, cactus o piante aromatiche che danno un tocco meraviglioso: mi sembra di stare fuori dal tempo! Inoltre – sarà che è ora di pranzo – sembra un set cinematografico perché non c’è in giro nessuno: si sente solo talvolta qualche voce che esce da una finestra o sfrigolare qualcosa sui fornelli.
Quando ho oramai percorso quasi tutte le viuzze incontro una donna che – anche se non parla italiano e io sono provato dai tantissimi gradini – mi indica con la mano un posto: seguo il consiglio e girando un angolo si pare una terrazza panoramica sul lago, sotto al castello di Corenno che compare imponente dietro alle sue mura; davanti a me c’è tutta la riviera comasca fino a Gravedona col suo Palazzo Gallio. Il castello purtroppo è di privati e si può solamente girare attorno alle mura, con un sentiero che si perde poco dopo nel bosco. Torno sui miei passi al livello della mia auto, che scorgo 200m dritta di fronte a me: il borgo è davvero piccolo, una bomboniera! Attorno a una piazza alberata (che inizialmente non avevo visto e dove si può parcheggiare liberamente) si innalza la chiesa di San Tommaso di Canterbury: sulla facciata ci sono tre splendidi monumenti funerari dette “Arche degli Andreani” da nome della famiglia di feudatari che popolarono il castello, mentre all’interno si trovano affreschi del Trecento-Cinquecento.

Sono le 14:00 inoltrate e mi è venuta una gran fame. Chiedo un consiglio a due persone che chiacchierano nella piazza e mi indicano sicuri la Taverna del Castello che si trova girando l’angolo, appena sotto al castello. Nonostante qualche scudo medievale posticcio sui muri, il locale è moderno e la cucina non è male, soprattutto le scaloppine coi funghi e patate: colma la mia gran fame. Così torno contento all’auto e riprendo la strada verso nord.

Lago di Como cosa visitare

4. L’Abbazia di Piona

Uno dei posti più misteriosi e mistici del Lago di Como è l'abbazia di Piona
Il meraviglioso chiostro medievale dell’Abbazia di Piona

Sono pochi chilometri prima di prendere una strada che sale a sinistra, girando attorno ad un rilievo e regalando una gran vista: siamo sulla penisola dell’Olgiasca che si proietta nel lago. Dopo 300 metri la strada torna a scendere, si stringe ed entra in un bosco: il silenzio avvolge l’auto e l’atmosfera si fa mistica, sto per raggiungere l’abbazia di Piona! La statua di San Benedetto mi accoglie all’ingresso per poi parcheggiare nel cortile successivo. Superando due aiuole dove l’erba è tagliata da un robot elettrico per non turbare la riflessione dei monaci cistercensi, ci si trova subito davanti la chiesa; la facciata in pietra dice poco, ma entrando si fa un salto nel tempo: due leoni fanno da base alle acquasantiere all’entrata, mentre gli affreschi rimaneggiati dell’abside mostrano tutto il loro splendore secolare. Peccato che non sia rimasto nulla sulle restanti pareti.
Il luogo però che lascia a bocca aperta è senz’altro il meraviglioso chiostro: le sue colonne e le arcate proteggono dalla luce del sole estivo e si può solo immaginare quante volte quelle pietre siano solcate dai monaci, magari per andare a prendere l’acqua nel pozzo al centro, magari per riflettere, magari per andare al cenobio. Peccato solo che a causa dei turisti quest’atmosfera si sia perduta: non regna il silenzio come mi sarei aspettato e nemmeno il mercatino coi biscotti e souvenir del monastero aiuta in questo, né la folla in attesa di un matrimonio che si è radunata fuori alla chiesa; il resto del giardino, con una copia della statua della Madonna di Lourdes e un viale alberato che scende verso un belvedere sul lago, è leggermente migliore, anche se sono deluso perché non sembra di stare in un luogo sacro, come recita il cartello all’ingresso. Peccato.

Lago di Como cosa vedere

5. Colico e le sue fortezze

La fortezza di Montecchio Nord è uno dei punti imperdibili della parte alta del Lago di Como
I cannoni originali della Fortezza di Montecchio Nord con il Lago alle spalle

Riprendendo la strada, faccio pochi chilometri e arrivo a Colico: destinazione la Fortezza di Montecchio Nord. Le indicazioni sono precise e ci arrivo facilmente, salendo qualche tornante. Camminando per raggiungerlo dopo aver lasciato la macchina poco sotto, noto sulla sinistra una casa privata con un daino che bruca l’erba tranquillo e indisturbato a pochi metri: anche io lo voglio nel mio giardino!
Si vede che oggi è il mio giorno fortunato: nella fortezza c’è una rievocazione storica e sono tutti in divisa! Ovviamente della Prima Guerra mondiale, perché fu costruita (assieme a molte altre) in fretta e furia tra il 1913-14 intuendo la guerra imminente; però questa è l’unica rimasta e ha ancora due cannoni originali che si muovono alzandosi e abbassandosi! Wow! Il responsabile, nella calotta dove si muore di caldo, ci mostra con orgoglio come funzionano e come venivano maneggiati, spiegando che aveva scopi difensivi, ovvero sbarrare la possibile avanzata asburgica verso Milano distruggendo ponti e obiettivi sensibili nel raggio di 14km per rallentare i nemici; non aveva un punto di osservazione, ma le vedette si appostavano e comunicavano dalle due montagne che sovrastano Colico, il monte Berlinghera e il monte Legnone, che si vedono altissime salendo in cima alla fortezza e passeggiando accanto alle canne dei 4 cannoni, prima di ammirare il panorama favoloso sul Pian di Spagna con il fiume Adda e il fiume Mera che si gettano nel lago di Como. In realtà, come sappiamo, nella prima guerra mondiale i cannoni non servirono, ma nella Seconda fermarono la colonna tedesca che risaliva la sponda comasca dopo la cattura di Mussolini a Dongo. Comunque pregevole iniziativa la rievocazione storica: ha reso la visita molto interessante (anche per la preparazione delle guide) e dato grandi spunti fotografici, ma chissà che caldo hanno avuto con più di 30° e le divise lunghe!!!

Un posto assolutamente da non perdere sul Lago di Como è il Forte di Fuentes a Colico e la sua meravigliosa vista
Il meraviglioso panorama dal Forte di Fuentes con il Pian di Spagna e il fiume Adda che si getta nel Lago di Como

Riprendo ancora la strada. Ultima tappa di oggi il Forte di Fuentes, per completare le 6 stelle del Lario lecchese. Dal nome, si può capire che fu costruito nel ‘600 dagli spagnoli che governavano la Lombardia per difendersi e sbarrare la strada per Milano ai minacciosi Grigioni svizzeri (che però non attaccarono mai), in modo simile alla fortezza. Era una vera cittadella per 300 soldati di guarnigione con piazza d’armi, chiesa e palazzo del governatore, costruita sopra una collina che domina il Pian di Spagna (che lasciando l’auto alla base si fa sentire nelle gambe). Peccato solo che sia stato distrutto per ordine di Napoleone nel 1796 per ingraziarsi gli Svizzeri che lo consideravano pericoloso, nonostante fosse già in disuso; per questo rimangono gli scheletri degli edifici che fanno solo intuire l’imponenza originaria. Però si può immaginare il formicolio dei soldati in caserma, passare per la vecchia porta d’ingresso e godere di una vista dall’alto della collina, con l’Adda color verde cristallino che scivola vicino alla riserva naturale: panorama eccezionale anche qui!
Salendo per vedere la parte alta del forte, girando un angolo, qualcosa si è mosso fulmineo scappando da me: non ho fatto in tempo a scattare una foto perché sono stato colto di sorpresa, ma a una decina di metri son riuscito a scorgere benissimo il pelo rosso e lucido di una volpe, con la coda voluminosa e morbida mossa con eleganza in quei due secondi che l’ho potuta ammirare prima che sparisse nel bosco; che incontro magnifico, mi ha riempito di gioia!! Così non ho badato nemmeno alla pochezza della parte alta, senza nemmeno un punto panoramico sulle Alpi attorno. Non importa e ridiscendo felice la collina, per prendere l’auto e raggiungere il centro di Colico.
Sono le 18:30 e ho sete: un aperitivo vista lago è quello che ci vuole! Spritz con pizzette e patatine al Blue River, osservando la gente che passa (tra cui si distinguono nettamente i tedeschi dagli italiani!) e le barche pacifiche che solcano le acque, con il sole ancora alto. Tutto talmente bello che ne ordino un altro per non spezzare questo incantesimo 😉

Una volta terminato, una passeggiata sul bel lungolago di Colico con la brezza fresca sul volto che fa dimenticare gli afosi giorni passati, accompagnato a pochi metri da una coppia felice di svassi che fluttuano tra le onde guardandomi. Cosa c’è di meglio per chiudere questa fantastica giornata?

Cosa vedere nella parte alta del Lago di Como

Ecco altre foto della bellissima giornata:

L'orrido di Bellano è una dei punti più belli del Lago di Como
La cascata che sgorga dalla roccia nell’Orrido di Bellano
L'orrido di Bellano è una delle attrazioni principali del Lago di Como
La parte alta dell’Orrido di Bellano
Una delle meraviglie nascoste del Lago di Como è Corenno Plinio
Il bell’oleandro rosso al termine della stradina di Corenno Plinio
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è Corenno Plinio
La bellissima vista da una casa sul lago di Corenno Plinio
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è Corenno Plinio
Le barche sulla spiaggia sassosa sulla riva di Corenno Plinio
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è Corenno Plinio
Vita quotidiana: le meravigliose stradine di Corenno Plinio con due signore che chiacchierano
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è l'abbazia di Piona
Un’altra foto del chiostro dell’Abbazia di Piona
Una delle meraviglie nascoste da visitare del Lago di Como è l'abbazia di Piona
Il meraviglioso panorama che si ammira dal belvedere dell’abbazia di Piona
Una delle meraviglie da visitare della parte alta del Lago di Como è la fortezza di Montecchio Nord
Il soldati in divisa per la rievocazione storica sul tetto della fortezza di Montecchio Nord
Una delle meraviglie da visitare della parte alta del Lago di Como è la fortezza di Montecchio Nord
Con questo caldo un momento di pausa e tranquillità è meritato
Una delle meraviglie da visitare della parte alta del Lago di Como è il forte di Fuentes
La piazza d’armi del Forte Fuentes con i resti delle caserme sulla destra e il Palazzo del Governatore sul fondo

 

 

Modena, una fantastica scoperta

Cosa visitare a Modena? Scopri una città ideale per passare un weekend
La Torre Ghirlandina, simbolo di Modena, che svetta tra le vie del centro

Recentemente ho avuto la fortuna di visitare Modena e ho scoperto una meravigliosa città che mi ha ricordato per tanti versi la mia Bergamo, anche se esteticamente opposte (Modena difatti è tutta piatta); entrambe però si trovano all’ombra di una grande città turistica – rispettivamente Milano e Bologna – e vicine a mete balneari quali i laghi lombardi e la Riviera Romagnola: per questo milioni di persone ci transitano vicino in autostrada e pochissime si fermano a visitarle. Ti spiego però è un errore, mostrandoti cosa visitare in un weekend nella città emiliana.

Assolutamente da non perdere:

  • il Duomo e la Ghirlandina
  • le vie color pastello
  • la strepitosa cucina emiliana
  • il cuore rombante di Modena: i motori
  • la tranquillità e i campi dorati attorno la città
  • le meraviglie della provincia: castelli, ville e Maranello

Cosa vedere a Modena

Arrivare in città

Uscito dall’autostrada e presa la strada per la città, subito una cosa salta all’occhio: rispetto alla mia Lombardia dove gli spazi sono limitati e da decenni le costruzioni spuntano come funghi le une attaccate alle altre, qui di terreni ce ne sono a profusione e gli edifici sono molto distanziati, conservando molti alberi e prati attorno; per questo i quartieri residenziali che fanno da corona alla città sono il regno della tranquillità (perfino in un weekend caotico), anche grazie ai campi dorati rimasti qua e là. Una tranquillità felice, fatta di giardini pubblici, l’edicola all’angolo dove scambiare due chiacchiere, gente serena. Nulla a che fare con il caos della vicina e formicolante Bologna.
Io continuo ad addentrarmi all’interno per raggiungere il centro storico, che salta facilmente all’occhio da una mappa di Modena: è un pentagono di chiara impronta medievale con case compatte e strade raggomitolate tra loro, che si discosta nettamente dalle strade lineari dei dintorni. Le due parti sono divise da una circonvallazione interna a doppio senso dove è facile trovare parcheggio a pagamento; io voglio risparmiare anche quei due soldi e posteggio in una delle stradine residenziali poco più all’esterno.
Modena è una città di media grandezza, ma il modo migliore per girarla è a piedi, perché in 15 minuti si può passare da una parte all’altra del centro; insomma, tutti i punti di interesse sono raggruppati e facilmente raggiungibili. Altro mezzo perfetto per muoversi è la biciclettaqui usatissima – come si può apprezzare immediatamente passeggiando tra le vie. Vie che sono delle bomboniere dai colori pastello che mi sono sbizzarrito a fotografare: colori caldi delle case che vanno dal rosso al giallo e contrastano con le imposte grigio chiaro, regalando un fascino fantastico e delicato.

Le 10 cose da vedere a Modena

Il cuore di Modena

La Cattedrale è assolutamente da visitare in un weekend a Modena
La facciata del Duomo appare all’improvviso da via Sant’Eufemia

Camminando arrivo nel cuore della città: Piazza Grande con la magnifica cattedrale al suo centro, meravigliosa da tutti e 4 i lati. È un capolavoro dell’arte romanica patrimonio Unesco e simbolo della città; iniziata alla fine dell’XI secolo, la cattedrale poté ospitare già nel 1106 le spoglie del patrono San Geminiano grazie al magistrale lavoro dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo. Le particolarità legate al Duomo sono 2: innanzitutto fu voluto dai cittadini modenesi in un momento di vuoto di potere (senza vescovo e con papato e impero che si contendevano la città), cosa assolutamente inedita; in secondo luogo fu realizzato fuori dalle mura romane e per questo spostò il baricentro cittadino della vecchia Mutina, sfruttandone pietre la costruzione (cosa consueta nel medioevo, si pensi al Colosseo spogliato dai Romani). Quello che vediamo ora è un edificio modificato più volte nel corso dei secoli, innanzitutto dai maestri campionesi (provenienti da Campione d’Italia) che per 3 secoli decorarono l’esterno e l’interno e realizzarono il primo livello della meravigliosa Ghirlandina, il campanile/torre civica (anche questo assolutamente inedito) che svetta sui tetti rossi della città e si vede perfino dall’autostrada. Amando le viste dall’alto non mi faccio pregare e ci salgo immediatamente: purtroppo si può arrivare solo fino al primo livello, dove ci sono delle grate (vincolate dai beni culturali) fastidiose per scattare fotografie;  la vista però è splendida e merita certamente la salita. La Cattedrale invece è bellissima fuori quanto dentro: l’opera scultorea è eccezionale ed è praticamente una Bibbia illustrata in pietra, da ammirare e rimirare nei dettagli.
Con il biglietto unico per la Ghirlandina è compreso pure il Palazzo Comunale ed il museo del Duomo con i suoi tesori, posto lì accanto: tra lapidi antiche e corredi liturgici, un giro l’ho fatto volentieri.

Dove mangiare a Modena

Pranzare in Emilia

Cosa bisogna provare a Modena? Certamente i primi della cucina emiliana: tortelli, lasagne, gnocchi
Il tris di primi ordinato Da Enzo

Si è fatta però ora di pranzo e non esiste luogo come l’Emilia per un amante dei primi piatti come me. Anche Modena è conosciuta per la sua cucina e quindi cerco una trattoria che faccia al caso mio: Da Enzo è perfetto! Quando ho addentato il primo tortello del tris di primi che ho ordinato con l’esplosione di sapori mi è venuta la pelle d’oca dalla gioia. Lo ammetto, mi sono emozionato! Le forchettate si sono susseguite lente per cercare di assaporarle il più possibile (e perché le porzioni sono sempre troppo minute per me); una macedonia con gelato suggella un pasto indimenticabile.

 

Le tradizioni di Modena

L'aceto balsamico tradizionale è uno dei prodotti da provare a Modena
L’aceto balsamico tradizionale, prodotto di cui i Modenesi vanno orgogliosi

Torno felice tra le vie di Modena e continuo a visitare la città; già che sono nella parte nord del centro raggiungo il vecchio Palazzo Ducale (ora accademia militare) che appare bellissimo sotto i porticati della via di fronte, tra i tavolini di un bar. Il vecchio palazzo degli Estensi è splendido e imponente: peccato solo che non abbia prenotato per visitarlo! Mi accontento dei giardini ducali che ci sono dietro, anche se deludenti: pochi fiori, aiuole non curate ed un solo punto fotografico decente. Non importa, ora mi dirigo al Palazzo comunale, come detto incluso nel biglietto per la Ghirlandina; prima visito l’Acetaia comunale nel sottotetto, dove un esperto mi spiega con trasporto come viene prodotto l’aceto balsamico tradizionale. È un processo lungo e complicatissimo: ci vogliono almeno 12 anni (ma meglio ancora 25) e una batteria di 5 o 9 botti di legno di varia grandezza in cui il mosto va lasciato fermentare d’estate per poi in inverno travasarne la quantità assorbita dalla botte/evaporata dalla botte leggermente più grande accanto, che a sua volta avrà subito lo stesso fenomeno; per colmare l’ultima si utilizza mosto fresco. Così facendo la botte più piccola diventa quella più preziosa, l’unica che produrrà l’aceto balsamico tradizionale. A completare il tutto non poteva esserci che un assaggio dell’aceto: quello invecchiato di 12 anni è parecchio “acetato”, ma come aveva detto l’esperto quello di 25 è delicato, vellutato!  Con in bocca quel particolare sapore, scendo le scale e visito il Palazzo Comunale, con i suoi meravigliosi affreschi, soffitti in legno dorato passando accanto a impiegati e zigzagando tra invitati ad un matrimonio con lo sposo coi capelli verdi (giuro che ero sobrio!). C’è pure chi mi guarda male perché mi sdraio per fotografare meglio il soffitto! Un po’ di pulizia extra ai pavimenti non fa male 😉

Cosa visitare a Modena

Gran finale di giornata

La Cattedrale e la Ghirlandina sono assolutamente da visitare a Modena
La Cattedrale e la torre Ghirlandina, splendide al tramonto viste da Piazza Grande

Tornando tra le vie, mi godo la città girovagando un po’ a zonzo per il centro. Ci sarebbe ancora molto da vedere, ma la chiesa di Sant’Agostino con le tombe dei duchi è chiusa a causa del terremoto di pochi anni fa, la chiesa di San Pietro rimane dall’altra parte della città, mentre sono stanco per le splendide Gallerie Estensi e quindi riposo un po’ soffermandomi nel lapidario. Si è fatto tardi e il sole comincia a calare: mi dirigo verso Piazza Grande ad osservare i raggi obliqui accarezzare il Duomo ed esaltarne le forme, cambiando sfumature ogni 5 minuti anche grazie a delle candide nuvolette che si sono formate; la Ghirlandina, più alta, rimane alla luce più a lungo, ma poi pure lei saluta controvoglia il sole.
È ora di cena e nonostante qualche difficoltà a trovare un posto libero, alla fine un ristorante di solo pesce mi accoglie: al Ristorante Aurora ordino spaghetti allo scoglio e il mio palato si esalta per il gusto intenso e vivo dei frutti di mare, mentre la pasta si scioglie in bocca. Tutto è freschissimo ed evitando il congelamento il sapore è eccellente! Un po’ di polipo con patate come secondo fresco completa la mia cena: sono soddisfattissimo: sembrava di mangiare in riva al mare! Un’altra passeggiata tra le vie del centro illuminate a led e poi via verso la macchina: domani mi aspetta un’altra giornata intensa!

 

Paesi che vai, usanza che trovi

Il risveglio pigro per via delle fatiche di ieri è spazzato via pensando a cosa mi aspetta: l’adrenalina sale e mi preparo veloce. Oggi evito il centro: Modena Nord. Trovo parcheggio tra le vie e cerco un bar per fare colazione; è domenica e con mia grande sorpresa fatico a trovarne uno aperto! Vicino al museo Maserati uno apre alle 10: mi tocca aspettare mezz’ora! Per fortuna la barista mi fa entrare prima, spiegandomi che è normale che i bar rimangano chiusi la domenica; io le dico che dalle mie parti la colazione al bar di domenica è un rito irrinunciabile! Comunque le brioches appena sfornate sono la fine del mondo!!

 

Dove la passione ebbe inizio

Il Museo Enzo Ferrari a Modena è una delle attrazioni principali di Modena
Un istante del video che celebra la vita e i successi di Enzo Ferrari

Esco e giro l’angolo: la mia destinazione è vicina. Scorgo copertura di un edificio giallo canarino che somiglia al cofano di una vettura: questo è il Museo Enzo Ferrari di Modena! È di recente apertura, per cui tutto è scintillante e in ordine. Qui il mitico Enzo Ferrari è nato e cresciuto, perché c’era l’officina del padre come recita l’insegna dipinta sull’edificio: “officina meccanica Alfredo Ferrari“. La casa ora ospita un’esposizione di motori – la vera passione del Drake – mentre l’edificio a forma di cofano, molto più grande, è uno scrigno di tesori: un salone immenso racchiude una ventina di Ferrari, dai primi esemplari alle ultime supercar stradali fiammanti della casa del cavallino rampante, di tutti i colori e forme. Ci sono pure le mitiche Testarossa, F40 e F50: sono cresciuto con i loro modellini facendole “sgommare” per casa e imitando il rumore con la bocca! Wroooom…. quanti ricordi!
Il momento di massima emozione però è quando improvvisamente calano le luci e viene proiettato gigante sulla parete un meraviglioso video con la storia di Ferrari, dalle sue avventure da pilota alla carriera da patron di scuderia dell’Alfa Romeo, fino alla fondazione della propria casa e della mitica Scuderia Ferrari; i filmati, i suoni, le vecchie interviste proiettate sono intrise di passione e gloria, intervallate da canzoni da danno un grande trasporto: quando è partita “Vincerò” cantata da Pavarotti devo dire che mi sono emozionato tantissimo! Sarò mica uno dalla lacrima facile?!

Visitare il Museo Enzo Ferrari a Modena

Red Passion

Per gli amanti dei motori il Museo Ferrari di Maranello da vedere assolutamente
La meravigliosa sala delle vetture di F1 del Museo Ferrari di Maranello

Mi ricompongo perché la giornata è ancora lunga: riprendo la macchina e vado in campagna. Ad una ventina di km seguendo la SS12 c’è l’altrettanto mitica Maranello, dove tutto profuma di Ferrari: per entrare nel paese c’è sulla destra la fabbrica, poi un cavallino rampante in un’aiuola… e molto altro! La mia destinazione è il Museo Ferrari, incluso nel biglietto collettivo, luogo imperdibile per ogni ferrarista (e non solo). Anche i tanti turisti (soprattutto stranieri) la pensano come me. All’ingresso una Ferrari F1 è appesa al muro, come fosse un quadro. Beh, in effetti è un’opera d’arte!
Il museo, oltre a dare la possibilità di provare il simulatore per testare una F1, illustra i passaggi con cui viene realizzata una Ferrari, dalla realizzazione dei modelli in legno ai telai; a contornare il tutto le frasi motivazionali e ispiratrici di Enzo Ferrari. La sala principe è quella dedicata ai modelli di F1, praticamente uno per decennio, dove domina il rosso Ferrari delle macchine di Graham Hill, di Lauda, di Prost, di Schumacher o del mito Villeneuve, il preferito di mio zio; scatto una foto e gliela mando subito! Non sono mai stato in un posto così: si può nettamente percepire la gloria e la passione da farmi venire la pelle d’oca! In un angolo ci sono i trofei delle vittorie dei GP, mentre nella vetrina sottostante i modellini di tutte le vetture di F1 e una galleria dedicata ai 9 piloti campioni del mondo col Cavallino Rampante, da Ascari a Schumacher e Raikkonen, l’ultimo della serie (speriamo per poco).
La parte finale del museo ospita qualche altra F1 recente e i modelli stradali, che ho già visto bene a Modena; un dipendente della Ferrari che spiega con molta gentilezza e disponibilità qualche aneddoto legato al mondo Ferrari: ad esempio mi dice che i modelli esposti sono praticamente tutti di privati, perché Ferrari vendeva auto per poter correre (e non il contrario come succede solitamente) e quindi non ha mai tenuto i vecchi modelli ma li ha sempre rivenduti per poter sviluppare le nuove vetture; succede attualmente anche alle F1 degli anni passati, che vengono messe tutte all’asta! Poi mi ha spiegato come avviene la vendita delle Ferrari: non sono per tutti! Non per il prezzo – come penserai – ma perché ci sono liste selezionatissime di clienti e l’ultimo modello di supercar lo possono comprare solo quelli che hanno già comprato un super modello negli ultimi 10 anni, che però a sua volta era acquistabile solo se si era preso una Ferrari nei 20 anni prima… Insomma, i nuovi ricchi come gli sceicchi non le possono prendere e si devono accontentare dei modelli base, ovvero robaccia 😉  Io penso che mi accontenterei volentieri anche del modello più scarso che c’è! Ultimo aneddoto, bisbigliato con grande orgoglio, riguarda chi ultimamente ha comprato una Ferrari: Rosberg e… Hamilton, arcirivale rosso in F1, che quindi è dovuto venire a Maranello perché una Ferrari non si compra online, bisogna venire di persona a scegliere gli interni; peccato che non ci siano prove fotografiche!

 

Arte a trompe l’oeil

Il Palazzo Ducale di Sassuolo è da vedere quando si visita Modena
Uno dei bellissimi soffitti del Palazzo Ducale di Sassuolo dipinti con l’illusione trompe l’oeil

Anche se sono quasi le 15:00 devo mangiare e ho grande fame; mi fermo quindi in un bar appena fuori dal museo. Non sarà granché, lo so, ma ho troppa fame! Le lasagne sono scaldate, ma mangiare con 5-6 Ferrari attorno, pronte per un test drive, non è da tutti i giorni!
Io però ho altro per la testa e prendo la strada per Sassuolo, a pochi km, fermandomi nella piazza principale dove c’è un grande parcheggio. Prendendo la via sulla destra ci si trova davanti al gioiello di Sassuolo, il Palazzo Ducale. Chiamato anche “La Delizia Estense“, è una sfarzosa dimora estiva fatta realizzare da Francesco I d’Este per sfuggire al caldo estivo di Modena, da pochi decenni capitale del ducato. Entrando non si può nemmeno immaginare che sia stato un castello medievale trasformato: il cortile esterno che ti abbraccia, il suo scalone e le sale ti portano in un capolavoro barocco che lascia a bocca aperta. La cosa più bella è che gli ambienti sono stati pensati per le decorazioni, quindi architettura e pittura si integrano perfettamente e creano degli effetti trompe l’oeil eccezionali, bellissimi da vedere e da fotografare perché l’illusione sembra reale: Jean Boulanger, pittore di corte, si è proprio superato! Queste sale e saloni sono una meraviglia, uno più bello dell’altro! Mi è piaciuta meno invece la parte denominata “monochromatich light” dove agli stucchi si alternano tele monocromatiche contemporanee (ma ognuno ha i suoi gusti).

Ci sarebbe molto altro da vedere nei dintorni, con paesi e castelli bellissimi meritevoli di una visita, ma si è fatto tardi e devo rientrare dopo questo intenso weekend. Prendo l’autostrada sfiorando i campi dorati che lambiscono le strade e mi accompagnano per un po’. Un altro segno della tranquillità che regala Modena, che contrasta con il rombo dei motori, il chiacchiericcio di Piazza Grande e dei ristoranti, ma si fonde perfettamente come il grana sulla pasta. Grazie Modena, a presto!

 

Ecco altre foto di questo weekend:

I campi di grano attorno a Modena sono bellissimi da fotografare durante un'escursione
I campi dorati che circondano Modena e le regalano un’atmosfera bucolica
Il palazzo ducale estense di Modena è una delle attrazioni più belle della città
Il bellissimo Palazzo Ducale Estense che appare dalle arcate e i tavolini della Caffetteria Giusti
Un leone stiloforo scolpito dai maestri campionesi nella Cattedrale di Modena
Uno dei leoni stilofori del portale sud della Cattedrale di Modena
Visitare il palazzo ducale di Modena e i suoi soffitti dipinti
Uno dei soffitti dipinti e dorati del Palazzo Comunale di Modena
Il panorama più bello di Modena si vede dalla Ghirlandina
La meravigliosa vista dalla Ghirlandina sopra i tetti di Modena verso il Palazzo Ducale
Un angolo del lapidario estense
Un angolo del lapidario estense
A Modena è da visitare il Museo Enzo Ferrari con le sue vetture
Le favolose supercar Ferrari esposte nel salone del Museo Enzo Ferrari di Modena
Un dettaglio del cofano di una Ferrari esposta al Museo di Modena: ovviamente rosso Ferrari
Un dettaglio del cofano di una Ferrari esposta al Museo di Modena: ovviamente rosso Ferrari!
Il dipendente Ferrari snocciola ai turisti i suoi aneddoti "rossi"
Il dipendente Ferrari snocciola ai turisti i suoi aneddoti “rossi”
Cosa visitare a Sassuolo? Il Palazzo Ducale
Un altro soffitto con l’illusione ottica del Palazzo Ducale di Sassuolo

 

Un weekend sportivo sul Lago d’Iseo

Il Lago di Iseo è una destinazione perfetta per un weekend sportivo in Lombardia
Predore con Villa Lanza in primo piano visti dal Lago

Amo molto visitare le città e i borghi d’Italia, scoprendo chiesette o fotografando piazze, ma ogni tanto mi piace cambiare e…. perché no? trascorrere un weekend all’insegna dello sport e del movimento a contatto della natura. Recentemente ho scoperto che il Lago d’Iseo è un posto perfetto per tutto questo!

Itinerario:

  • Giorno 1: biciclettata e degustazione in Franciacorta
  • Giorno 2: sport acquatici sul Lago
  • Giorno 3: escursione a Monte Isola

Giorno 1 – Biciclettata e degustazione in Franciacorta

Le vigne e le cantine della Franciacorta sono una delle mete preferite della Lombardia
Scorcio tra i filari delle vigne della Franciacorta

Dopo mezza giornata di lavoro, mi avvio sul lago d’Iseo: è a poco più di un’ora da Milano e molto vicino all’autostrada A4, quindi facilmente raggiungibile. La mia base sarà il sud del Lago, al Costa Verde Natura, un nuovissimo villaggio a Clusane d’Iseo con tutti i comfort e a zero impatto ambientale che fornisce tutti i mezzi necessari per le escursioni, biciclette comprese. Ne prendo una e usciamo per la prima avventura, una biciclettata tra le vigne della Franciacorta. La zona è prevalentemente pianeggiante quindi adatta a tutti, anche a quelli fuori allenamento: la cosa più difficile è scegliere la cantina dove riposarsi e degustare il famoso prosecco tra le tantissime e prestigiose della zona. Il percorso ciclabile non è invece dei migliori, passando spesso su marciapiedi condivisi coi pedoni e nemmeno di nuova pavimentazione, per poi spingersi su sentieri sterrati tra le vigne. Dopo 30-40 minuti di pedalata molto tranquilla arriviamo a destinazione: cantina Bersi Serlini. Una brillante spiegazione ci illustra i vari processi con cui si ottiene il vino, la differenza tra vino millesimato (di un’annata precisa) e riserva (miscelando più vendemmie) e che il Franciacorta è perfetto per tutte le portate, basta non scontrare i gusti: quindi niente più Brut con le torte, il dolce chiama il dolce!! La cosa che più mi ha colpito è la cura maniacale per tutti i dettagli e i tanti anni necessari per avere una bottiglia, minimo 4-5. Dopo questa fatica, degustazione: 2-3 bicchieri di prosecco accompagnati da parmigiano e salame è quel che ci vuole!
Ritornato al villaggio un bel tuffo in piscina mi rinfresca e mi dà le energie per la serata, una romantica cena con vista lungolago al Belleville di Paratico : peccato che io non sia in dolce compagnia! Però un maestoso tramonto color rosa mi lascia senza parole (ma pieno di foto). Un ottimo hamburger e una birra chiudono alla grande la giornata; ora riposo, domani sarà una lunga giornata!

Giorno 2 – Sport acquatici sul Lago

Il miglior posto per fare sport acquatici in Lombardia è il lago di Iseo
I kayak pronti all’azione al Costa Verde Natura

Sveglia presto, oggi giornata intensa! Ci infiliamo subito nei kayak del villaggio Costa Verde Natura e costeggiamo il lago in direzione ovest, fino al Caffè Bohèm, dove gustare un’ottima colazione per fare il pieno di energie. Poi riprendiamo le canoe lasciate sul lungolago di Paratico e proseguiamo a pagaiare lungo la costa bergamasca, da Sarnico in su. Motoscafi e cigni, barche a vela e anatre ci fanno compagnia per un’ora e più di piacevole sforzo sotto al sole. Per fortuna è quasi mezzogiorno e il lago è piatto: è il momento in cui cambia il vento da quello mattutino che spira da nord a quello pomeridiano che va al contrario; solo le barche increspano il lago aumentando la difficoltà della pagaiata, ma oramai siamo arrivati al Cocca Hotel, dove lasciamo i kayak e iniziamo la seconda parte dell’avventura: dal pontile saliamo su un motoscafo che solca rapido le acque del lago. Dopo poco ci porta a destinazione: una splendida barca a vela di 9 metri con la quale risalire verso nord ammirando i panorami e le bellezza del Lago d’Iseo dal suo cuore, con la leggera brezza che ci accarezza e non fa sentire il caldo. Sulla destra appare Montisola in tutta la sua maestosità e Tavernola con il cementificio (orrendo) sulla sinistra, poi Zone con le sue piramidi di roccia e il Trentapassi con le sue scanalature che una leggenda dice siano nate quando l’Angelo, che viveva sul versante bergamasco, trascinò il Diavolo giù dal monte, che cercò invano di opporsi aggrappandosi con le sue unghie; infine sotto il sole a picco superiamo Riva di Solto con il suo orrido e la punta delle croci bergamasche, dove il lago si restringe. Poco dopo arriviamo al quartier generale di SportAction: un tuffo dalla loro barca è quel che ci vuole per raggiungere la riva, mentre cellulare e zaino vengono portati a terra con un gommone. È giunto il momento di mangiare e dopo un prosecco come aperitivo (d’obbligo), un pranzo fresco e a base di pesce del lago è tutto quello che ci vuole; l’ottima macedonia con gelato è la ciliegina sulla torta.
Torniamo velocemente al villaggio, la giornata non è ancora finita. Doccia rapida e via, direzione Sulzano: andiamo a ricordare The Floating Piers! Il paese è in fermento, ma non è nulla a che vedere con l’anno scorso, quando c’era un caos incredibile; nonostante qualche bancarella sul lungolago, tutto sommato è tranquillo. Ci aggiriamo per le vie e i cartelloni e le reti arancioni appese ricordano il grande evento del 2016. Celebriamo la giornata con un buon mojito in piazza al bar L’imbarcadero: ci voleva! Intanto il lago si dipinge di colori magici con il sole che tramonta dietro le montagne e tramuta tutto in oro, come fosse Re Mida. Con una breve passeggiata ammiriamo le persone che camminano tra i vicoli come uscite da un quadro di Klimt. Peccato solo che il tranquillo pontile che ho visto in tante foto abbia due barche ormeggiate che rovinano i miei piani, ma qualche buono scatto riesco a farlo. Alla fine risaliamo le vie del paese per raggiungere la Trattoria Cacciatore: un tavolo all’aperto, ottime specialità locali e una vista favolosa dall’alto accompagnano la nostra cena, con le tenebre che vengono ad abbracciarci e le luci che si accendono e disegnano i profili delle coste del lago e Monte Isola di fronte a noi. Che spettacolo!

Giorno 3 – Escursione a Monte Isola

Monte Isola è uno dei borghi più belli da visitare in Lombardia
Barche attraccate a Monte Isola

Ultimo giorno, ultime fatiche. Siamo stanchi ma oggi ci aspetta un’altra meraviglia: Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa e uno dei Borghi più belli d’Italia! Dopo cornetto e cappuccino (d’obbligo) torniamo a Sulzano dove partono i traghetti per l’isola. Attraversata in barca veloce e piacevole, con il profilo di Peschiera Maraglio che si avvicina sempre più: una foto è d’obbligo! Appena sbarcati le nostre alternative sono 3: la camminata in salita fino al monastero in cima al monte, una passeggiata per raggiungere la spiaggia dall’altra parte dell’isola (la più bella lì) oppure la visita del borgo di Peschiera; visto che sono stanco ma soprattutto adoro i borghi, non c’è gara: ultima alternativa! Il lungolago è grazioso e con il sole di oggi il Sebino è di un eccezionale azzurro cristallino che mi fa impazzire; paperelle e cigni riposano tranquilli mentre ogni tanto si sente un motorino o un’ape di un abitante che passa. La mente va al Floating Piers e al suo caos, anche perché anche qui ci sono molte reti arancioni che ricordano l’evento, ma adesso l’isola di San Paolo è lontana al largo, solitaria. I fiori dei ristoranti e sulle case sono i protagonisti e non mi stanco di fotografarli, prima di infilarmi in una vietta per raggiungere la chiesa principale, in un apprezzabile stile barocco ben conservato. Dopo aver riposato un po’ sotto l’ombra di un albero e aver visto dove costruiscono/riparano le barche e creano le reti da pesca, andiamo a mangiare: il prosecco con salame di Monte Isola e formaggio per aperitivo è ovviamente scontato, poi la polenta con le migole (le “briciole”, perché carne per fare il salame scartata e cotta deliziosamente in piccoli pezzi) e il pesce essiccato del Lago, altra specialità locale che il ristorante Isola dei sapori ci porta con orgoglio; il pesce essiccato è troppo duro per i miei gusti, ma il resto è tutto eccellente!
Un gelato suggella meravigliosamente il pasto, prima di riprendere la barca e tornare sulla terra ferma. È ora di prendere le valigie e tornare a casa, ho fatto il pieno di verde e blu!!

 

Ecco altre foto del weekend:

Iseo è uno dei paesi da visitare sul Lago di Iseo
Iseo è uno dei paesi più belli del Lago
Visitare una cantina è una ottima idea visitando la Franciacorta
Le famose bollicine del prosecco Franciacorta
Il Lago di Iseo è una destinazione perfetta per gli amanti della natura
Il favoloso tramonto rosa ammirato a Paratico
Colazione al Caffè Bohèm a Paratico
L’ottima colazione del Caffè Bohèm
Il Lago di Iseo è perfetto per un weekend sportivo in Lombardia
In azione con il kayak vicino alla costa del Lago
La Barca a vela è da provare sul Lago d'Iseo
Il meraviglioso panorama che si ammira navigando in barca a vela sul Lago
Il Lago di Iseo è una destinazione molto romantica al tramonto
Il tramonto dorato ammirato sul lungolago di Sulzano
Il lago di Iseo ha panorami bellissimi da vedere
Il favoloso panorama all’imbrunire dalla Trattoria Cacciatore di Sulzano
Monte Isola è uno dei borghi più belli della Lombardia
Il borgo di Peschiera Maraglio visto raggiungendo Monte Isola
Il Lago di Iseo è una destinazione perfetta per un weekend in Lombardia
I bellissimi balconi fioriti di Monte Isola

 

 

Una giornata sul lago di Lecco

Cosa vedere in un giorno sul lago di Lecco
La magnifica vista del Lago di Lecco da Villa Monastero a Varenna

Adesso che è arrivata la primavera, con i suoi colori e i suoi profumi, è bello trascorrere i fine settimana all’aperto, magari scoprendo un posto nuovo oppure rilassarsi in qualche angolo incantato. Oggi ti racconto come trascorrere una fantastica giornata sul lago di Lecco.

Itinerario:

  1. Mandello del Lario
  2. Lierna
  3. Fiumelatte
  4. Varenna

Cosa visitare sul lago di Lecco

1. Mandello del Lario

Cosa visitare sul lago di Lecco
Mandello del Lario e il suo splendido porticciolo

Superata Lecco con la statale SS36 e prendendo l’uscita per “Abbadia Lariana – Varenna”, si imbocca la strada provinciale 72: passata proprio Abbadia Lariana eccoci a Mandello del Lario. Conosciuta per la Moto Guzzi – che qui è nata e ha il suo museo – è un paese suggestivo da visitare: cerchiamo quindi un parcheggio (che non è cosa semplice sul lago di Como) e fermiamoci. All’entrata del paese c’è una salita ripida sulla destra che porta alla romanica chiesetta di San Giorgio: pur non essendo sempre aperta, ha affreschi bellissimi da poco restaurati e una vista sul paese e sul lago che ripaga comunque la fatica! Ritornando in centro paese, ci si può godere le vie colorate che costeggiano il lago, in un’atmosfera tranquilla come le acque del Lario. Stradine pulite, case color pastello con i cortili privati verdeggianti, l’eco della risacca… insomma, un luogo perfetto per staccare la spina dal caos, riposarsi e scattare qualche bella foto. Più avanti c’è anche un giardino e il porticciolo turistico, se si vuole fare un giro al largo. Mandello sa sorprendere!

Gita di un giorno sul Lago di Lecco

2. Lierna

Riva Bianca a Lierna è un posto imperdibile
L’atmosfera placida di Riva Bianca a Lierna

Riprendiamo la strada provinciale 72 in direzione nord e dopo non molto ecco Lierna, un diamante nascosto del Lario. È un piccolo borgo conosciuto per le sue spiagge sassose, Punta Grumo e Riva Bianca, che con la bella stagione sono prese d’assalto per la tintarella. In mezzo c’è il “Castello”, un pittoresco nucleo di case addossate l’una alle altre e a picco sul lago che si dice siano state la residenza della regina longobarda Teodolinda; adesso sono case private chiuse al pubblico, ma si può curiosare tra androni, portici e piazzette e osservare la splendida chiesetta di SS. Maurizio e Lazzaro (che però ho trovato chiusa). Ad ogni modo Riva Bianca con il castello sul fondo è perfetta per scattare meravigliose foto e ideale per un picnic; anche io ho pranzato qui: ci sono pure un paio di ristorantini molto interessanti! Lierna inoltre è conosciuta per le sue bellissime ville, soprattutto in stile eclettico con elementi liberty, ma di difficile accesso perché private.

cosa vedere sul lago di Como

3. Fiumelatte

Torniamo ancora sulla strada principale in direzione nord e ammiriamo il lago che compare e scompare, come giocasse a nascondino, sulla sinistra. Dopo 10 minuti raggiungiamo Fiumelatte, una frazione piccolissima ma deliziosa che prende il nome dal fiume che scende dalle montagne alle sue spalle solamente nella bella stagione, talmente ripido che le sue acque spumeggianti sembrano assumere il color bianco. Quest’anno è in ritardo e io non l’ho visto. Con i suoi 250 metri è il secondo fiume più breve d’Italia. Peccato solo che a Fiumelatte è difficile trovare parcheggio: nel caso non lo troviate, tirate dritto, il meglio deve ancora venire!

cosa vedere sul lago di Lecco

Visitare Varenna, Mandello del Lario e Lierna 

4. Varenna

Incontestabilmente la gemma del versante lecchese del Lago di Como: qui ci sono le migliori ville, qui c’è la vista migliore, qui potrai rimanere a bocca aperta e innamorarti del borgo. É la meta finale del nostro itinerario seguendo la provinciale 72 In direzione nord: appena prima di una galleria dobbiamo svoltare a sinistra per entrare in paese. Qui trovare parcheggio è un po’ più complicato e se non si vuole pagare consiglio di fermarsi sulla strada di accesso al paese lungo il filare di ombrosi cipressi.
Cosa vedere a Varenna? C’è l’imbarazzo della scelta. Se abbiamo le gambe fresche, saliamo lungo i sentieri e godiamoci il panorama arrivando al Castello di Vezio: l’ascesa a piedi è di una ventina di minuti, ma il belvedere e la vista meravigliosa dalla torre del castello ripagheranno i nostri sforzi. Con una buona visibilità i tre rami del lago, Bellagio al centro e la penisola di Lenno più avanti sembrano a pochi passi! Quando ci sono andato io c’era foschia ma la vista come puoi vedere era comunque splendida!

Cosa visitare sul Lago di Lecco
Il magnifico panorama (quel giorno con foschia) del Castello di Vezio

Scendiamo di nuovo in paese, c’è ancora molto da vedere. A cominciare da due delle ville più belle del lago, villa Cipressi e soprattutto villa Monastero. La prima ora è un hotel, ma sono visitabili i suoi giardini terrazzati che arrivano fino al lago: non sono incantati, ma offrono certamente belle viste sul lago (anche se di pomeriggio avevo il sole contro, meglio la mattina); di tutt’altro tenore Villa Monastero, uno dei posti imperdibili del lago! Era un antico monastero (appunto) trasformato nel ‘500 dal cardinale Federico Borromeo in una elegantissima residenza sul Lario con un magnifico è lunghissimo giardino che abbraccia romanticamente il lago. È ricco di piante esotiche con statue, tempietti e balaustre che garantiscono scatti fantastici, specialmente durante le fioriture primaverili, anche se lo stile è austero e non esuberante come le ville dell’altro ramo del Lario. Ad ogni modo, se cerchi un posto romantico o che rilassi la mente, è perfetta! Da non sottovalutare pure la villa, piccola e su due piani, un gioiellino ben curato.

Cosa-Visitare-a-Varenna:-Villa-Monastero-è-da-non-perdere
Uno scorcio dei bellissimi giardini di Villa Monastero con vista lago

Terminati gli scatti nella villa, ci rimane da visitare il borgo che è altrettanto splendido. Partiamo dalla piazza principale: è tranquilla e coronata dalla chiesa di San Giorgio e dal suo campanile che svetta su Varenna, sia guardando dall’alto del Castello di Vezio sia navigando sul lago; la chiesa merita certamente una visita per i suoi affreschi di profeti e santi datati tra il XIII e XIV secolo. Dall’altro lato della piazza – ma un po’ isolata – c’è anche la chiesa di San Giovanni Battista con altri interessanti affreschi antichi. Entrambe le chiese sono piccole e visitabili velocemente.
Essendo nato come borgo di pescatori, il cuore del paese però è più in basso, a ridosso del lago: per questo scendiamo una delle tante scalinate inseguendo il sapore del lago e ci addentriamo tra i vicoli, androni e sottopassi brulicanti di persone come fosse un formicaio. Qui troviamo tanti negozietti colorati e suggestivi (forse troppo turistici) e ci possiamo finalmente riposare, prendendo un gelato o un drink nella piazzetta sul porticciolo che sembra un set cinematografico: arrotondata quasi per non disperdere la sua bellezza e circondata dalle case variopinte che si intonano ai violette delle fioriere, non ha nulla da invidiare all’esclusività di Bellagio. Sembra una bomboniera.
Terminato il riposo, è giunta l’ora di terminare la nostra “scoperta” di Varenna: oltrepassiamo la postazione dei taxi boat e imbocchiamo la passeggiata lungolago per 5 minuti di camminata “sulle acque”; circondati dalle ringhiere rosse possiamo ammirare la bellezza dell’altra riva e delle ville di Varenna col profumo di glicine e dirigerci verso l’imbarcadero, che ogni 20 minuti imbarca e sbarca i turisti: qui potremmo partire verso un’altra destinazione; ma per noi si è fatto tardi, meglio tornare alla piazzetta sul molo: ci attende un meraviglioso tramonto da ammirare godendoci la tranquillità ed il nostro aperitivo seduti al tavolino del bar. Non vorremmo muoverci più da qui!

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E’ meraviglioso rilassarsi con la vista del lago dal molo di Varenna

P.S: ci sono anche altri modi di godersi questo itinerario: ad esempio si può percorrere, a piedi o in bicicletta, l’antico Itinerario del Viandante oppure ammirare i panorami direttamente dal lago, noleggiando una barca o prendendo il battello. Ve ne parlerò nei miei articoli futuri 🙂

Ecco altre foto scattate durante la giornata:

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La suggestiva passeggiata lungolago di Varenna
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Le case colorate di Varenna, intonate coi colori delle violette sul lungolago
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Altro scatto dei magnifici giardini di Villa Monastero
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Una bellissima vista dai giardini dell’Hotel Villa Cipressi
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Una veduta di Fiumelatte
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Uno scorcio del “castello” di Lierna
Visitare-il-lago-di-Lecco-Mandello-del-Lario
Una casa colorata di Mandello del Lario
Visitare-Mandello-del-Lario-chiesa-di-san-Giorgio
I magnifici affreschi medievali della chiesa di San Giorgio a Mandello del Lario

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Barcellona e la festa di Sant Jordi: un weekend indimenticabile

La festa di Sant Jordi, il periodo migliore per visitare Barcellona
La Casa Battló di Gaudí, emblema architettonico della leggenda di Sant Jordi

Io credo che ogni luogo del mondo abbia qualche fascino che ti attrae come una calamita, che sia un posto esotico, che sia una “vecchia” capitale europea, che sia una città lontana in Oriente o in America.  Ci sono poi dei momenti dell’anno in cui questi posti celebrano la loro festa più importante, quando tutta la città è colorata e agghindata e la gente si riversa nelle strade gioiosa a festeggiare. Io ho avuto la fortuna di essere in una delle città più belle del mondo – Barcellona – per poter assistere da protagonista alla festa principale della Catalogna, la festa di Sant Jordi. Ti racconto quel weekend indimenticabile.
Barcellona – La festa di Sant Jordi

Sant Jordi, orgoglio catalano

La festa di Sant Jordi (San Giorgio) è la festa più importante della Catalogna. Secondo la leggenda, un drago infestava il villaggio di Montblanc vicino a Tarragona, mangiando ogni giorno un abitante estratto a sorte. Quando venne estratta la principessa apparve Sant Jordi, un impavido cavaliere che si scagliò contro il drago in combattimento e lo uccise infilzandolo con la sua lunga lancia, salvando la principessa ed il villaggio. Dal sangue versato dal drago crebbero immediatamente cespugli di rose rosse, diventate per questo il simbolo della festa, rivendicazione dell’orgoglio e dei valori nazionali della Catalogna contro il governo e la cultura castigliana di Madrid.
Visitare Barcellona

L’invito della Casa Batlló

Se si vuole visitare Barcellona, non si può perdere la Casa Batllo di Antoni Gaudi
La festa si celebra ogni 23 aprile, giorno di San Giorgio. Giusto un mesetto prima sono stato contattato dal profilo Instagram della casa Batlló (@casabatllo) che mi chiedeva se mi sarebbe piaciuto partecipare alla festività invitato e ospitato come influencer: giuro che ho letto e riletto più volte il messaggio perché non credevo ai miei occhi! Ho accettato senza dubbi e quel weekend ho vissuto una delle esperienze più belle della mia vita: passeggiare per Barcellona sapendo di esservi stato invitato è una delle sensazioni più belle che abbia mai provato!
Il programma di quei 2 giorni prevedeva:

Ciliegina sulla torta, la presenza di altri 9 influencer di Instagram da mezza Europa,  alcuni davvero eccezionali, ma soprattutto tutti simpatici e alla mano. Una cosa non da poco se hai più di 100.000 seguaci!
Casa Batlló Barcellona

Un tripudio di rose e libri

L’accoglienza è stata eccezionale: il pranzo a El Nacional è stato ottimo, con specialità spagnole a profusione: bombitas, jamon serrano, tortillas, pa amb tomaquet tipico di Barcellona… È una delle location più alla moda della città: c’è chi ci passa solo per scattare foto!  Poi è partita l’avventura vera e propria: la Casa Amattler, quella accanto alla Casa Batlló, è stata una sorpresa deliziosa (in tutti i sensi, considerando che Amattler vende cioccolato), con vetro, marmo e ferro combinati mirabilmente per creare un gioiello modernista dai mille colori: un posto che consiglio a tutti!

La Casa Amatller, capolavoro modernista di Barcellona
Il meraviglioso salone principale della Casa Amatller (foto @srake)

A seguire, il Palau de la Musica Catalana mi ha lasciato senza parole: erano anni che sognavo di vedere la grande cupola con vetrata istoriata multicolore, una meraviglia difficile da descrivere. L’ho ammirata e rimirata in silenzio per lunghi minuti, seduto su una sedia della sala da concerto, aperta solo per noi. Ma anche tutto il resto è notevole: le colonne decorate con mosaici floreali, le rose sul soffitto, le statue dei grandi compositori, le scalinate imponenti, le vetrate con i fiori e gli emblemi catalani… Insomma, è davvero un capolavoro da non perdere quando si passa da Barcellona! E pensare che tutto questo tripudio di dettagli è stato costruito in soli 3 anni! Più tardi, assistere ad un concerto in quella sala è stata davvero un’esperienza unica: l’orchestra e il coro ti avvolgevano nella loro musica da pelle d’oca! Un’emozione esaltante, le note di rimbombavano dentro! Finale alla grande con le specialità di carne del Solomillo Restaurant, sicuramente uno dei migliori della città.
La domenica Barcellona era brulicante fin dalle prime ore del mattino; tante persone allestivano le bancarelle già alle 8:00, mentre ci recavamo alla visita esclusiva alla Casa Battlló. “Siete liberi di andare e fotografare quello che volete”: non avrei mai pensato che poche parole mi avrebbero reso così contento! Ci ero già venuto, ma è un posto magico che ogni volta ti conquista e riempie di gioia; sono andato dritto nella grande vetrata e poi sul tetto per scattare foto a ripetizione: era incredibile avere il terrazzo tutto per me! Per finire alla grande, ho preso l’audioguida per la visita interattiva: una cosa davvero di alto livello, muovendo lo smartphone consentiva di vedere come era la casa con tutti gli arredamenti e come era stata pensata dal genio di Antoni Gaudí, mentre si ascoltano le parole dell’audioguida. Consigliatissima!
Prima di tornare all’aeroporto, ho avuto tutto il tempo per godermi Barcellona. L’aria della città era elettrica, con bandiere catalane ovunque e rose disseminate sulle bancarelle assieme ai libri; del resto è il “giorno di San Valentino” della Catalogna e le ragazze, in cambio di una rosa, regalano per tradizione un libro al proprio innamorato. Per questo le Ramblas erano stracolme di gente festante, febbrile, senza sosta. Io ero stato coinvolto in tutto questo e mi sono spostato in un angolo a godermi quei sorrisi, quegli sguardi felici. Stavo osservando l’orgoglio catalano nel suo giorno più importante e mi sono sentito al centro del mondo. Assolutamente indimenticabile.
Se vuoi vivere anche tu le celebrazioni della festa di Sant Jordi, non devi fare altro che segnare la data sul calendario: tornerà puntuale il prossimo 23 aprile!
Cosa vedere a Barcellona

Ecco altre foto di questo fantastico viaggio:

Palau de la musica catalana di Domenech i Montaner, un edificio da visitare a Barcellona
Spettacolare dettaglio della vetrata istoriata del Palau de la Musica Catalana
Il ristorante El Nacional, bellissimo e ottimo posto dove mangiare a Barcellona
Il fornitissimo e chic bar all’interno del ristorante El Nacional
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La coloratissima galleria del primo piano del Palau de la Musica Catalana
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I fotografatissimi bagni del ristorante El Nacional
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Sant Jordi uccide il drago, scultura all’entrata della Casa Amatller
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I regali ricevuti per aver partecipato trovati sul letto dell’Hotel Alexandra Double Tree Hilton
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Il dolce al Solomillo Restaurante
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La fantastica vista del tetto della Casa Battló