Ho aperto il mio nuovo Blog!

I meravigliosi giardini botanici di Villa Taranto li trovi nel mio blog www.srake.it

Ciao a tutti. Vi scrivo queste poche righe per dirvi che da qualche mese ho aperto il mio nuovo blog, dove continuo a raccontare i miei viaggi e le mie visite con tantissime foto e tutte le mie impressioni.
Ci sono tutti questi articoli e tutti quelli che ho scritto in questi mesi, dalle 15 foto da scattare a Milano a cosa vedere a Malta in primavera, da cosa visitare a Dubrovnik fino a Pavia (e molti altri). Presto arriverà anche quello su Villa Taranto che è nella foto.
Spero che continuerai a seguirmi su www.srake.it e a leggere i miei nuovi articoli gustandoti le mie foto!
Buona lettura!

Simone @srake

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Modena, una fantastica scoperta

Cosa visitare a Modena? Scopri una città ideale per passare un weekend
La Torre Ghirlandina, simbolo di Modena, che svetta tra le vie del centro

Recentemente ho avuto la fortuna di visitare Modena e ho scoperto una meravigliosa città che mi ha ricordato per tanti versi la mia Bergamo, anche se esteticamente opposte (Modena difatti è tutta piatta); entrambe però si trovano all’ombra di una grande città turistica – rispettivamente Milano e Bologna – e vicine a mete balneari quali i laghi lombardi e la Riviera Romagnola: per questo milioni di persone ci transitano vicino in autostrada e pochissime si fermano a visitarle. Ti spiego però è un errore, mostrandoti cosa visitare in un weekend nella città emiliana.

Assolutamente da non perdere:

  • il Duomo e la Ghirlandina
  • le vie color pastello
  • la strepitosa cucina emiliana
  • il cuore rombante di Modena: i motori
  • la tranquillità e i campi dorati attorno la città
  • le meraviglie della provincia: castelli, ville e Maranello

Cosa vedere a Modena

Arrivare in città

Uscito dall’autostrada e presa la strada per la città, subito una cosa salta all’occhio: rispetto alla mia Lombardia dove gli spazi sono limitati e da decenni le costruzioni spuntano come funghi le une attaccate alle altre, qui di terreni ce ne sono a profusione e gli edifici sono molto distanziati, conservando molti alberi e prati attorno; per questo i quartieri residenziali che fanno da corona alla città sono il regno della tranquillità (perfino in un weekend caotico), anche grazie ai campi dorati rimasti qua e là. Una tranquillità felice, fatta di giardini pubblici, l’edicola all’angolo dove scambiare due chiacchiere, gente serena. Nulla a che fare con il caos della vicina e formicolante Bologna.
Io continuo ad addentrarmi all’interno per raggiungere il centro storico, che salta facilmente all’occhio da una mappa di Modena: è un pentagono di chiara impronta medievale con case compatte e strade raggomitolate tra loro, che si discosta nettamente dalle strade lineari dei dintorni. Le due parti sono divise da una circonvallazione interna a doppio senso dove è facile trovare parcheggio a pagamento; io voglio risparmiare anche quei due soldi e posteggio in una delle stradine residenziali poco più all’esterno.
Modena è una città di media grandezza, ma il modo migliore per girarla è a piedi, perché in 15 minuti si può passare da una parte all’altra del centro; insomma, tutti i punti di interesse sono raggruppati e facilmente raggiungibili. Altro mezzo perfetto per muoversi è la biciclettaqui usatissima – come si può apprezzare immediatamente passeggiando tra le vie. Vie che sono delle bomboniere dai colori pastello che mi sono sbizzarrito a fotografare: colori caldi delle case che vanno dal rosso al giallo e contrastano con le imposte grigio chiaro, regalando un fascino fantastico e delicato.

Le 10 cose da vedere a Modena

Il cuore di Modena

La Cattedrale è assolutamente da visitare in un weekend a Modena
La facciata del Duomo appare all’improvviso da via Sant’Eufemia

Camminando arrivo nel cuore della città: Piazza Grande con la magnifica cattedrale al suo centro, meravigliosa da tutti e 4 i lati. È un capolavoro dell’arte romanica patrimonio Unesco e simbolo della città; iniziata alla fine dell’XI secolo, la cattedrale poté ospitare già nel 1106 le spoglie del patrono San Geminiano grazie al magistrale lavoro dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo. Le particolarità legate al Duomo sono 2: innanzitutto fu voluto dai cittadini modenesi in un momento di vuoto di potere (senza vescovo e con papato e impero che si contendevano la città), cosa assolutamente inedita; in secondo luogo fu realizzato fuori dalle mura romane e per questo spostò il baricentro cittadino della vecchia Mutina, sfruttandone pietre la costruzione (cosa consueta nel medioevo, si pensi al Colosseo spogliato dai Romani). Quello che vediamo ora è un edificio modificato più volte nel corso dei secoli, innanzitutto dai maestri campionesi (provenienti da Campione d’Italia) che per 3 secoli decorarono l’esterno e l’interno e realizzarono il primo livello della meravigliosa Ghirlandina, il campanile/torre civica (anche questo assolutamente inedito) che svetta sui tetti rossi della città e si vede perfino dall’autostrada. Amando le viste dall’alto non mi faccio pregare e ci salgo immediatamente: purtroppo si può arrivare solo fino al primo livello, dove ci sono delle grate (vincolate dai beni culturali) fastidiose per scattare fotografie;  la vista però è splendida e merita certamente la salita. La Cattedrale invece è bellissima fuori quanto dentro: l’opera scultorea è eccezionale ed è praticamente una Bibbia illustrata in pietra, da ammirare e rimirare nei dettagli.
Con il biglietto unico per la Ghirlandina è compreso pure il Palazzo Comunale ed il museo del Duomo con i suoi tesori, posto lì accanto: tra lapidi antiche e corredi liturgici, un giro l’ho fatto volentieri.

Dove mangiare a Modena

Pranzare in Emilia

Cosa bisogna provare a Modena? Certamente i primi della cucina emiliana: tortelli, lasagne, gnocchi
Il tris di primi ordinato Da Enzo

Si è fatta però ora di pranzo e non esiste luogo come l’Emilia per un amante dei primi piatti come me. Anche Modena è conosciuta per la sua cucina e quindi cerco una trattoria che faccia al caso mio: Da Enzo è perfetto! Quando ho addentato il primo tortello del tris di primi che ho ordinato con l’esplosione di sapori mi è venuta la pelle d’oca dalla gioia. Lo ammetto, mi sono emozionato! Le forchettate si sono susseguite lente per cercare di assaporarle il più possibile (e perché le porzioni sono sempre troppo minute per me); una macedonia con gelato suggella un pasto indimenticabile.

 

Le tradizioni di Modena

L'aceto balsamico tradizionale è uno dei prodotti da provare a Modena
L’aceto balsamico tradizionale, prodotto di cui i Modenesi vanno orgogliosi

Torno felice tra le vie di Modena e continuo a visitare la città; già che sono nella parte nord del centro raggiungo il vecchio Palazzo Ducale (ora accademia militare) che appare bellissimo sotto i porticati della via di fronte, tra i tavolini di un bar. Il vecchio palazzo degli Estensi è splendido e imponente: peccato solo che non abbia prenotato per visitarlo! Mi accontento dei giardini ducali che ci sono dietro, anche se deludenti: pochi fiori, aiuole non curate ed un solo punto fotografico decente. Non importa, ora mi dirigo al Palazzo comunale, come detto incluso nel biglietto per la Ghirlandina; prima visito l’Acetaia comunale nel sottotetto, dove un esperto mi spiega con trasporto come viene prodotto l’aceto balsamico tradizionale. È un processo lungo e complicatissimo: ci vogliono almeno 12 anni (ma meglio ancora 25) e una batteria di 5 o 9 botti di legno di varia grandezza in cui il mosto va lasciato fermentare d’estate per poi in inverno travasarne la quantità assorbita dalla botte/evaporata dalla botte leggermente più grande accanto, che a sua volta avrà subito lo stesso fenomeno; per colmare l’ultima si utilizza mosto fresco. Così facendo la botte più piccola diventa quella più preziosa, l’unica che produrrà l’aceto balsamico tradizionale. A completare il tutto non poteva esserci che un assaggio dell’aceto: quello invecchiato di 12 anni è parecchio “acetato”, ma come aveva detto l’esperto quello di 25 è delicato, vellutato!  Con in bocca quel particolare sapore, scendo le scale e visito il Palazzo Comunale, con i suoi meravigliosi affreschi, soffitti in legno dorato passando accanto a impiegati e zigzagando tra invitati ad un matrimonio con lo sposo coi capelli verdi (giuro che ero sobrio!). C’è pure chi mi guarda male perché mi sdraio per fotografare meglio il soffitto! Un po’ di pulizia extra ai pavimenti non fa male 😉

Cosa visitare a Modena

Gran finale di giornata

La Cattedrale e la Ghirlandina sono assolutamente da visitare a Modena
La Cattedrale e la torre Ghirlandina, splendide al tramonto viste da Piazza Grande

Tornando tra le vie, mi godo la città girovagando un po’ a zonzo per il centro. Ci sarebbe ancora molto da vedere, ma la chiesa di Sant’Agostino con le tombe dei duchi è chiusa a causa del terremoto di pochi anni fa, la chiesa di San Pietro rimane dall’altra parte della città, mentre sono stanco per le splendide Gallerie Estensi e quindi riposo un po’ soffermandomi nel lapidario. Si è fatto tardi e il sole comincia a calare: mi dirigo verso Piazza Grande ad osservare i raggi obliqui accarezzare il Duomo ed esaltarne le forme, cambiando sfumature ogni 5 minuti anche grazie a delle candide nuvolette che si sono formate; la Ghirlandina, più alta, rimane alla luce più a lungo, ma poi pure lei saluta controvoglia il sole.
È ora di cena e nonostante qualche difficoltà a trovare un posto libero, alla fine un ristorante di solo pesce mi accoglie: al Ristorante Aurora ordino spaghetti allo scoglio e il mio palato si esalta per il gusto intenso e vivo dei frutti di mare, mentre la pasta si scioglie in bocca. Tutto è freschissimo ed evitando il congelamento il sapore è eccellente! Un po’ di polipo con patate come secondo fresco completa la mia cena: sono soddisfattissimo: sembrava di mangiare in riva al mare! Un’altra passeggiata tra le vie del centro illuminate a led e poi via verso la macchina: domani mi aspetta un’altra giornata intensa!

 

Paesi che vai, usanza che trovi

Il risveglio pigro per via delle fatiche di ieri è spazzato via pensando a cosa mi aspetta: l’adrenalina sale e mi preparo veloce. Oggi evito il centro: Modena Nord. Trovo parcheggio tra le vie e cerco un bar per fare colazione; è domenica e con mia grande sorpresa fatico a trovarne uno aperto! Vicino al museo Maserati uno apre alle 10: mi tocca aspettare mezz’ora! Per fortuna la barista mi fa entrare prima, spiegandomi che è normale che i bar rimangano chiusi la domenica; io le dico che dalle mie parti la colazione al bar di domenica è un rito irrinunciabile! Comunque le brioches appena sfornate sono la fine del mondo!!

 

Dove la passione ebbe inizio

Il Museo Enzo Ferrari a Modena è una delle attrazioni principali di Modena
Un istante del video che celebra la vita e i successi di Enzo Ferrari

Esco e giro l’angolo: la mia destinazione è vicina. Scorgo copertura di un edificio giallo canarino che somiglia al cofano di una vettura: questo è il Museo Enzo Ferrari di Modena! È di recente apertura, per cui tutto è scintillante e in ordine. Qui il mitico Enzo Ferrari è nato e cresciuto, perché c’era l’officina del padre come recita l’insegna dipinta sull’edificio: “officina meccanica Alfredo Ferrari“. La casa ora ospita un’esposizione di motori – la vera passione del Drake – mentre l’edificio a forma di cofano, molto più grande, è uno scrigno di tesori: un salone immenso racchiude una ventina di Ferrari, dai primi esemplari alle ultime supercar stradali fiammanti della casa del cavallino rampante, di tutti i colori e forme. Ci sono pure le mitiche Testarossa, F40 e F50: sono cresciuto con i loro modellini facendole “sgommare” per casa e imitando il rumore con la bocca! Wroooom…. quanti ricordi!
Il momento di massima emozione però è quando improvvisamente calano le luci e viene proiettato gigante sulla parete un meraviglioso video con la storia di Ferrari, dalle sue avventure da pilota alla carriera da patron di scuderia dell’Alfa Romeo, fino alla fondazione della propria casa e della mitica Scuderia Ferrari; i filmati, i suoni, le vecchie interviste proiettate sono intrise di passione e gloria, intervallate da canzoni da danno un grande trasporto: quando è partita “Vincerò” cantata da Pavarotti devo dire che mi sono emozionato tantissimo! Sarò mica uno dalla lacrima facile?!

Visitare il Museo Enzo Ferrari a Modena

Red Passion

Per gli amanti dei motori il Museo Ferrari di Maranello da vedere assolutamente
La meravigliosa sala delle vetture di F1 del Museo Ferrari di Maranello

Mi ricompongo perché la giornata è ancora lunga: riprendo la macchina e vado in campagna. Ad una ventina di km seguendo la SS12 c’è l’altrettanto mitica Maranello, dove tutto profuma di Ferrari: per entrare nel paese c’è sulla destra la fabbrica, poi un cavallino rampante in un’aiuola… e molto altro! La mia destinazione è il Museo Ferrari, incluso nel biglietto collettivo, luogo imperdibile per ogni ferrarista (e non solo). Anche i tanti turisti (soprattutto stranieri) la pensano come me. All’ingresso una Ferrari F1 è appesa al muro, come fosse un quadro. Beh, in effetti è un’opera d’arte!
Il museo, oltre a dare la possibilità di provare il simulatore per testare una F1, illustra i passaggi con cui viene realizzata una Ferrari, dalla realizzazione dei modelli in legno ai telai; a contornare il tutto le frasi motivazionali e ispiratrici di Enzo Ferrari. La sala principe è quella dedicata ai modelli di F1, praticamente uno per decennio, dove domina il rosso Ferrari delle macchine di Graham Hill, di Lauda, di Prost, di Schumacher o del mito Villeneuve, il preferito di mio zio; scatto una foto e gliela mando subito! Non sono mai stato in un posto così: si può nettamente percepire la gloria e la passione da farmi venire la pelle d’oca! In un angolo ci sono i trofei delle vittorie dei GP, mentre nella vetrina sottostante i modellini di tutte le vetture di F1 e una galleria dedicata ai 9 piloti campioni del mondo col Cavallino Rampante, da Ascari a Schumacher e Raikkonen, l’ultimo della serie (speriamo per poco).
La parte finale del museo ospita qualche altra F1 recente e i modelli stradali, che ho già visto bene a Modena; un dipendente della Ferrari che spiega con molta gentilezza e disponibilità qualche aneddoto legato al mondo Ferrari: ad esempio mi dice che i modelli esposti sono praticamente tutti di privati, perché Ferrari vendeva auto per poter correre (e non il contrario come succede solitamente) e quindi non ha mai tenuto i vecchi modelli ma li ha sempre rivenduti per poter sviluppare le nuove vetture; succede attualmente anche alle F1 degli anni passati, che vengono messe tutte all’asta! Poi mi ha spiegato come avviene la vendita delle Ferrari: non sono per tutti! Non per il prezzo – come penserai – ma perché ci sono liste selezionatissime di clienti e l’ultimo modello di supercar lo possono comprare solo quelli che hanno già comprato un super modello negli ultimi 10 anni, che però a sua volta era acquistabile solo se si era preso una Ferrari nei 20 anni prima… Insomma, i nuovi ricchi come gli sceicchi non le possono prendere e si devono accontentare dei modelli base, ovvero robaccia 😉  Io penso che mi accontenterei volentieri anche del modello più scarso che c’è! Ultimo aneddoto, bisbigliato con grande orgoglio, riguarda chi ultimamente ha comprato una Ferrari: Rosberg e… Hamilton, arcirivale rosso in F1, che quindi è dovuto venire a Maranello perché una Ferrari non si compra online, bisogna venire di persona a scegliere gli interni; peccato che non ci siano prove fotografiche!

 

Arte a trompe l’oeil

Il Palazzo Ducale di Sassuolo è da vedere quando si visita Modena
Uno dei bellissimi soffitti del Palazzo Ducale di Sassuolo dipinti con l’illusione trompe l’oeil

Anche se sono quasi le 15:00 devo mangiare e ho grande fame; mi fermo quindi in un bar appena fuori dal museo. Non sarà granché, lo so, ma ho troppa fame! Le lasagne sono scaldate, ma mangiare con 5-6 Ferrari attorno, pronte per un test drive, non è da tutti i giorni!
Io però ho altro per la testa e prendo la strada per Sassuolo, a pochi km, fermandomi nella piazza principale dove c’è un grande parcheggio. Prendendo la via sulla destra ci si trova davanti al gioiello di Sassuolo, il Palazzo Ducale. Chiamato anche “La Delizia Estense“, è una sfarzosa dimora estiva fatta realizzare da Francesco I d’Este per sfuggire al caldo estivo di Modena, da pochi decenni capitale del ducato. Entrando non si può nemmeno immaginare che sia stato un castello medievale trasformato: il cortile esterno che ti abbraccia, il suo scalone e le sale ti portano in un capolavoro barocco che lascia a bocca aperta. La cosa più bella è che gli ambienti sono stati pensati per le decorazioni, quindi architettura e pittura si integrano perfettamente e creano degli effetti trompe l’oeil eccezionali, bellissimi da vedere e da fotografare perché l’illusione sembra reale: Jean Boulanger, pittore di corte, si è proprio superato! Queste sale e saloni sono una meraviglia, uno più bello dell’altro! Mi è piaciuta meno invece la parte denominata “monochromatich light” dove agli stucchi si alternano tele monocromatiche contemporanee (ma ognuno ha i suoi gusti).

Ci sarebbe molto altro da vedere nei dintorni, con paesi e castelli bellissimi meritevoli di una visita, ma si è fatto tardi e devo rientrare dopo questo intenso weekend. Prendo l’autostrada sfiorando i campi dorati che lambiscono le strade e mi accompagnano per un po’. Un altro segno della tranquillità che regala Modena, che contrasta con il rombo dei motori, il chiacchiericcio di Piazza Grande e dei ristoranti, ma si fonde perfettamente come il grana sulla pasta. Grazie Modena, a presto!

 

Ecco altre foto di questo weekend:

I campi di grano attorno a Modena sono bellissimi da fotografare durante un'escursione
I campi dorati che circondano Modena e le regalano un’atmosfera bucolica
Il palazzo ducale estense di Modena è una delle attrazioni più belle della città
Il bellissimo Palazzo Ducale Estense che appare dalle arcate e i tavolini della Caffetteria Giusti
Un leone stiloforo scolpito dai maestri campionesi nella Cattedrale di Modena
Uno dei leoni stilofori del portale sud della Cattedrale di Modena
Visitare il palazzo ducale di Modena e i suoi soffitti dipinti
Uno dei soffitti dipinti e dorati del Palazzo Comunale di Modena
Il panorama più bello di Modena si vede dalla Ghirlandina
La meravigliosa vista dalla Ghirlandina sopra i tetti di Modena verso il Palazzo Ducale
Un angolo del lapidario estense
Un angolo del lapidario estense
A Modena è da visitare il Museo Enzo Ferrari con le sue vetture
Le favolose supercar Ferrari esposte nel salone del Museo Enzo Ferrari di Modena
Un dettaglio del cofano di una Ferrari esposta al Museo di Modena: ovviamente rosso Ferrari
Un dettaglio del cofano di una Ferrari esposta al Museo di Modena: ovviamente rosso Ferrari!
Il dipendente Ferrari snocciola ai turisti i suoi aneddoti "rossi"
Il dipendente Ferrari snocciola ai turisti i suoi aneddoti “rossi”
Cosa visitare a Sassuolo? Il Palazzo Ducale
Un altro soffitto con l’illusione ottica del Palazzo Ducale di Sassuolo

 

Barcellona e la festa di Sant Jordi: un weekend indimenticabile

La festa di Sant Jordi, il periodo migliore per visitare Barcellona
La Casa Battló di Gaudí, emblema architettonico della leggenda di Sant Jordi

Io credo che ogni luogo del mondo abbia qualche fascino che ti attrae come una calamita, che sia un posto esotico, che sia una “vecchia” capitale europea, che sia una città lontana in Oriente o in America.  Ci sono poi dei momenti dell’anno in cui questi posti celebrano la loro festa più importante, quando tutta la città è colorata e agghindata e la gente si riversa nelle strade gioiosa a festeggiare. Io ho avuto la fortuna di essere in una delle città più belle del mondo – Barcellona – per poter assistere da protagonista alla festa principale della Catalogna, la festa di Sant Jordi. Ti racconto quel weekend indimenticabile.
Barcellona – La festa di Sant Jordi

Sant Jordi, orgoglio catalano

La festa di Sant Jordi (San Giorgio) è la festa più importante della Catalogna. Secondo la leggenda, un drago infestava il villaggio di Montblanc vicino a Tarragona, mangiando ogni giorno un abitante estratto a sorte. Quando venne estratta la principessa apparve Sant Jordi, un impavido cavaliere che si scagliò contro il drago in combattimento e lo uccise infilzandolo con la sua lunga lancia, salvando la principessa ed il villaggio. Dal sangue versato dal drago crebbero immediatamente cespugli di rose rosse, diventate per questo il simbolo della festa, rivendicazione dell’orgoglio e dei valori nazionali della Catalogna contro il governo e la cultura castigliana di Madrid.
Visitare Barcellona

L’invito della Casa Batlló

Se si vuole visitare Barcellona, non si può perdere la Casa Batllo di Antoni Gaudi
La festa si celebra ogni 23 aprile, giorno di San Giorgio. Giusto un mesetto prima sono stato contattato dal profilo Instagram della casa Batlló (@casabatllo) che mi chiedeva se mi sarebbe piaciuto partecipare alla festività invitato e ospitato come influencer: giuro che ho letto e riletto più volte il messaggio perché non credevo ai miei occhi! Ho accettato senza dubbi e quel weekend ho vissuto una delle esperienze più belle della mia vita: passeggiare per Barcellona sapendo di esservi stato invitato è una delle sensazioni più belle che abbia mai provato!
Il programma di quei 2 giorni prevedeva:

Ciliegina sulla torta, la presenza di altri 9 influencer di Instagram da mezza Europa,  alcuni davvero eccezionali, ma soprattutto tutti simpatici e alla mano. Una cosa non da poco se hai più di 100.000 seguaci!
Casa Batlló Barcellona

Un tripudio di rose e libri

L’accoglienza è stata eccezionale: il pranzo a El Nacional è stato ottimo, con specialità spagnole a profusione: bombitas, jamon serrano, tortillas, pa amb tomaquet tipico di Barcellona… È una delle location più alla moda della città: c’è chi ci passa solo per scattare foto!  Poi è partita l’avventura vera e propria: la Casa Amattler, quella accanto alla Casa Batlló, è stata una sorpresa deliziosa (in tutti i sensi, considerando che Amattler vende cioccolato), con vetro, marmo e ferro combinati mirabilmente per creare un gioiello modernista dai mille colori: un posto che consiglio a tutti!

La Casa Amatller, capolavoro modernista di Barcellona
Il meraviglioso salone principale della Casa Amatller (foto @srake)

A seguire, il Palau de la Musica Catalana mi ha lasciato senza parole: erano anni che sognavo di vedere la grande cupola con vetrata istoriata multicolore, una meraviglia difficile da descrivere. L’ho ammirata e rimirata in silenzio per lunghi minuti, seduto su una sedia della sala da concerto, aperta solo per noi. Ma anche tutto il resto è notevole: le colonne decorate con mosaici floreali, le rose sul soffitto, le statue dei grandi compositori, le scalinate imponenti, le vetrate con i fiori e gli emblemi catalani… Insomma, è davvero un capolavoro da non perdere quando si passa da Barcellona! E pensare che tutto questo tripudio di dettagli è stato costruito in soli 3 anni! Più tardi, assistere ad un concerto in quella sala è stata davvero un’esperienza unica: l’orchestra e il coro ti avvolgevano nella loro musica da pelle d’oca! Un’emozione esaltante, le note di rimbombavano dentro! Finale alla grande con le specialità di carne del Solomillo Restaurant, sicuramente uno dei migliori della città.
La domenica Barcellona era brulicante fin dalle prime ore del mattino; tante persone allestivano le bancarelle già alle 8:00, mentre ci recavamo alla visita esclusiva alla Casa Battlló. “Siete liberi di andare e fotografare quello che volete”: non avrei mai pensato che poche parole mi avrebbero reso così contento! Ci ero già venuto, ma è un posto magico che ogni volta ti conquista e riempie di gioia; sono andato dritto nella grande vetrata e poi sul tetto per scattare foto a ripetizione: era incredibile avere il terrazzo tutto per me! Per finire alla grande, ho preso l’audioguida per la visita interattiva: una cosa davvero di alto livello, muovendo lo smartphone consentiva di vedere come era la casa con tutti gli arredamenti e come era stata pensata dal genio di Antoni Gaudí, mentre si ascoltano le parole dell’audioguida. Consigliatissima!
Prima di tornare all’aeroporto, ho avuto tutto il tempo per godermi Barcellona. L’aria della città era elettrica, con bandiere catalane ovunque e rose disseminate sulle bancarelle assieme ai libri; del resto è il “giorno di San Valentino” della Catalogna e le ragazze, in cambio di una rosa, regalano per tradizione un libro al proprio innamorato. Per questo le Ramblas erano stracolme di gente festante, febbrile, senza sosta. Io ero stato coinvolto in tutto questo e mi sono spostato in un angolo a godermi quei sorrisi, quegli sguardi felici. Stavo osservando l’orgoglio catalano nel suo giorno più importante e mi sono sentito al centro del mondo. Assolutamente indimenticabile.
Se vuoi vivere anche tu le celebrazioni della festa di Sant Jordi, non devi fare altro che segnare la data sul calendario: tornerà puntuale il prossimo 23 aprile!
Cosa vedere a Barcellona

Ecco altre foto di questo fantastico viaggio:

Palau de la musica catalana di Domenech i Montaner, un edificio da visitare a Barcellona
Spettacolare dettaglio della vetrata istoriata del Palau de la Musica Catalana
Il ristorante El Nacional, bellissimo e ottimo posto dove mangiare a Barcellona
Il fornitissimo e chic bar all’interno del ristorante El Nacional
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La coloratissima galleria del primo piano del Palau de la Musica Catalana
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I fotografatissimi bagni del ristorante El Nacional
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Sant Jordi uccide il drago, scultura all’entrata della Casa Amatller
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I regali ricevuti per aver partecipato trovati sul letto dell’Hotel Alexandra Double Tree Hilton
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Il dolce al Solomillo Restaurante
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La fantastica vista del tetto della Casa Battló

2. Croissant and cappuccino

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A classic croissant and cappuccino at the bar

The breakfast in Italy:

In Italy you can joke about everything with the exception of three things: the mother, the favorite sport team and cooking. The Italian cuisine is loved and envied around the world, but considering pasta and pizza many people underestimate an essential and distinctive Italian meal that distinguishes them: the breakfast. It’s a crucial moment because it’s the first food intake following an overnight fast and then has to provide quick energy to face the new day. In contrast to the breakfast of northern Europe (so called “international“) which presents very high calorie and salty foods like eggs, cheese, ham and butter accompanied by tea or a fruit juice, in Italy (and France) the “continentalsweet breakfast dominates: croissants, bread and jam / chocolate, biscuits, pastries and cakes, together with coffee, white coffee or tea are the protagonists of laid tables of houses throughout Italy. However if you want to enjoy breakfast at its highest level there are exceptional places where to go: bars.

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SICILY, showcase full of pastries in a pastry-bar

The ritual of breakfast at the bar:

The bar is the heart of every Italian town: there is no place where – besides the church and the main square -there is no bar.  Here every day from 6:00 am to 10:00 am people of all ages begin a whirling dance in and out of its doors to have breakfast. In fact, if someone allows himself to eat breakfast at the bar only in days off, there are many people that every single day are at the lunch counter. It’s a kind of daily ritual: same time, same identical order, exactly the same table; it often happens that’s a meeting place with partner or friends: “See you at the bar” is the beginning of every nice day. The absolute protagonist is the frothy cappuccino, sometimes decorated like a work of milk art, probably invented in Vienna but that during the twentieth century has become an emblem of Italianity; to accompany it can not miss a croissant (in Italy also called “cornetto” or brioche depending by latitude) with distinctive crescent-shape, or even better pastries (or “paste” as they are called in Southern Italy). Colorful and delicious, hand-made in a thousand of different forms, the pastries are a pleasure for the palate and specialties and tastes change depending on the Italian regions: sometimes cream and chocolate prevail, sometimes ricotta or mascarpone… However, their sweetness is overwhelming!

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ROMA, an open air bar in Trastevere

The best way to feel Italian:

Sitting at a table of a bar or simply leaning on the counter, you can appreciate and experience the real Italian life, especially in a small town. You can attend what looks like a movie scene: hearing small talk of the people coming in and out, their problems and their joys, shrill voices of children or slow proverbial words of the elderly, interspersed by moments of silence when they relish a cappuccino or taste a croissant. Replicating all this personally – with the greatest calm – is the best way to feel Italian, even better if at the bar Giolitti in Rome,  at the historic Caffé Florian or at Harry’s Bar in Venice, at Camparino in the Galleria Vittorio Emanuele in Milan, or in a small town of Tuscany or Southern Italy. Spending time talking to a waitress – if possible – to ask questions, any must-see destinations or restaurants, will make it even more pleasant.

In short, breakfast of your hotel may be more comfortable and plentiful, but there is no better way to feel Italian and breathe the life of a town or an Italian city than getting in touch with their citizens. Undoubtedly having breakfast at the bar is the easiest way to do this.

2. Cappuccino e brioches

cappuccio e brioche
Un classico cornetto e cappuccino al bar

La colazione in Italia:

In Italia si può scherzare su tutto tranne che su tre cose: la mamma, la squadra del cuore e la cucina. La cucina italiana è amata ed invidiata in tutto il mondo, ma considerando la pasta e la pizza molti sottovalutano un pasto indispensabile e caratteristico che ci contraddistingue: la colazione. E’ un momento cruciale perché è la prima assunzione di cibo dopo il digiuno notturno e quindi deve fornire energia di rapida utilizzazione per affrontare la nuova giornata. A differenza della colazione del nord Europa (cosiddetta “internazionale”) che presenta alimenti molto calorici e salati come uova, formaggio, prosciutto e burro accompagnati dal te o un succo di frutta, in Italia (e in Francia) domina la colazione dolce, “continentale”: brioches, pane e marmellata/cioccolata, biscotti, pasticcini e torte accompagnati da caffè e/o latte o tè coprono le tavole apparecchiate delle case di tutta la penisola italiana. Però se si vuole assaporare la colazione al suo massimo livello ci sono luoghi eccezionali dove poterlo fare: i bar.

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SICILIA, vetrina piena di paste in un bar-pasticceria

Il rito della colazione al bar:

Il bar è il fulcro di ogni centro abitato italiano: non c’è città o paese in cui non ci sia – oltre alla chiesa e alla piazza principale – un bar. Qui ogni giorno dalle 6:00 alle 10:00 di mattina persone di ogni età cominciano una danza vorticosa entrando e uscendo dalle sue porte per fare colazione. Infatti se qualcuno si permette la colazione al bar solo nei giorni festivi, ci sono molte persone che ogni santo giorno si presentano al bancone. E’ una sorta di rito quotidiano: stessa ora, stesso identico ordine, stesso identico tavolino; capita spesso che sia un ritrovo con amici o partner: “ci vediamo al bar” è l’incipit di ogni buona giornata. Il protagonista assoluto è il cappuccino schiumoso, a volte decorato come fosse un’opera d’arte, inventato probabilmente a Vienna ma divenuto nel corso del Novecento emblema dell’italianità; ad accompagnarlo non può mancare un cornetto (detto anche croissant o brioche a seconda della latitudine) dalla inconfondibile forma a mezzaluna, oppure ancor meglio i pasticcini (o paste come le chiamano al Sud).  Colorati e golosi, fatti a mano in mille forme diverse, i pasticcini sono una delizia per il palato e le specialità e i gusti variano a seconda delle regioni italiane: a volte prevale la crema e il cioccolato, a volte la ricotta o il mascarpone… In ogni caso la loro dolcezza è travolgente!

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Esempio di decorazione (“milk art“) di un cappuccino

Il miglior modo per sentirsi Italiani:
Stando seduto ad un tavolino di un bar o appoggiato semplicemente al bancone si può apprezzare e assaporare la vera vita italiana, soprattutto in un centro abitato di piccole dimensioni. Potrete assistere a quella che sembra una scena di un film: sentire le chiacchiere della gente che entra e esce, i loro problemi e le loro gioie, le acute voci dei bambini o le lente proverbiali parole degli anziani, intervallate da attimi di silenzio quando gustano un cappuccino oppure assaggiano un cornetto. Replicare in prima persona tutto questo – ancora meglio se con tutta la calma del mondo – è il miglior modo per sentirsi italiani, che sia al bar Giolitti a Roma, allo storico caffé Florian o all’Harry’s Bar di Venezia, al Camparino in Galleria a Milano oppure in un paesino della Toscana o del Sud Italia. Intrattenersi a parlare con una cameriera – se possibile – per chiedere informazioni del luogo, eventuali mete o ristoranti da non perdere, renderà il tutto ancor più gradevole.

Insomma, la colazione del proprio hotel può essere più comoda e abbondante, ma non c’è modo migliore per sentirsi Italiani e respirare la vita di un borgo o di una città italiana che entrare in contatto con i loro cittadini. Senza dubbio fare colazione in un bar è il modo più facile per fare tutto questo.

1. The famous happy hour of Milan

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MILAN, nightlife at Aperol Terrace

How Milanese people are:

The people of Milan are elusive and pragmatic, always rushing, always busy, always on the phone. Capital of fashion and finance, indeed Milan is a very active city, with a look definitely turned to Europe and to the future. All international trends and fashions pass from Milan before being reached in Italy: first music, low-rise jeans and leggings, then facebook, finally car-sharing… The Milanese express themselves with a mixed Italian and English language:  it’s not the old dialect,  but neologisms or international words as “brunch“, “training“, “call“;  even a new quarter of the city is called “CityLife” in English! For the people of Milan past doesn’t matter, their interest is only focused on the future: weekend out-of-town to spend every damn week during the warm season (perhaps at Curmayeur or Forte dei Marmi), the holiday to get away from office in August, the evenings to arrange during the week. The most important thing is to get out of house: the Milanese – quoting Aristotle – are the social animal par excellence, they can not miss any event (or “happening” as they call them) !

L'aperitivo milanese
MILAN, Naviglio Zone: Naviglio Grande at dusk.

Where to find Milanese people:

During the day it’s almost impossible to talk to anyone, they are too busy “a lavurà” (to work) and – when they take a break – don’t want to be disturbed. At most, you can find them on their lunch break to eat a pizza at Spontini or a “panzerotto” at Luini next to the Duomo.  In the evening, as mentioned, that the Milanese people do the lion’s share: there is no festivity or event, of any religion may be, to which they can be missing, even the Buddhist night of the lanterns “is a must” !  Their favorite places have to be exclusive: a restaurant to eat sushi (“the top of the top”, as they would say), a party to sip champagne or a drink on the Aperol Terrace at the Duomo, the columns of San Lorenzo or nearby the Arco della Pace. But certainly the peculiar and unique place that every Milanese has to hang out are the Navigli zone: it’s between these crowdy streets that you can enjoy the Movida of Milan (even more so after the Darsena requalification), from dusk till late night. This distinctive place perfectly embodies the worldliness of the Milanese people and their temperament. Who want to feel Milanese, even just for one night, must come here.

 

The happy hour of Milan:

Just out of the office, the Milanese are unleashed and consequently the ritual par excellence is the aperitif, pivotal point in the day. To celebrate the “daily liberation” they meet friends or colleagues at the usual bar, which everyone considers the best one around. Given that Milanese people are exaggerated by nature, it often happens that the aperitif is prolonged for hours, replacing the dinner completely instead of introducing it. For this they don’t use the term “happy hour” – too banal and passed – but the most pompous “aperi-cena” (aperi-dinner), a neologism coined ad hoc but that fits perfectly. In fact, every perfect Milanese doesn’t hesitate to let loose between 18:00 and 21:00 in front of the wide selection of food located on the bar, tasting pizzas and sandwiches, salami and cheeses, pasta and panini (usually all buffet service), always with a faithful cocktail in hand, Negroni or Spritz that it is. Especially for a tourist, it is the most genuine and practical way to discover a (small) part of Italian cuisine. As the Milanese are always careful to the wallet in an expensive city like Milan, the aperitif is also definitely cheap compared to a dinner in a restaurant: the food is free and the bill is calculated per drink, that usually costs around 10€ and that’s not bad !

In short, the famous “Milanese happy hour” is certainly the best way to experience the life of Milan and for a few days become an inhabitant of the city of fashion.

L’ aperitivo alla Milanese

 

L’aperitivo alla Milanese
MILANO, vita notturna sulla Terrazza Aperol

 

Come sono i Milanesi:

Gli abitanti di Milano sono persone sfuggenti, sempre di corsa; sempre impegnati, continuamente al telefono, anche per strada. Capitale della moda e della finanza, Milano è difatti una città attivissima, con uno sguardo decisamente rivolto all’Europa e al futuro. Molto recettiva, tutte le mode internazionali passano da Milano prima di essere sdoganate in Italia: prima i jeans a vita bassa e i leggins, poi facebook, infine il car-sharing… Quint’essenza dell’essere milanesi sono i neologismi con cui si esprimono: non è italiano né tantomeno il dialetto (che è ormai introvabile in centro città), bensì un mix di inglese e termini vezzeggiativi o abbreviati, perché i milanesi non hanno mai tempo da perdere, nemmeno a parole: vanno al “brunch”, devono andare a fare “benza”, fanno le cose “al volo” perché “non hanno sbatti” o “sono presi male”. In più per i Milanesi il passato non conta, il loro interesse è rivolto solo verso il futuro: il weekend fuori porta da fare ogni maledetta settimana durante la bella stagione (magari a “Curma” o a “Forte”), la vacanza per staccare dall’ufficio ad agosto, le serate da organizzare in settimana. L’importante è uscire di casa: il Milanese – per dirla come Aristotele – è l’animale sociale per eccellenza, non può mancare a nessun evento (o “happening” come li chiama lui) !

ITALY MILAN Milan, Naviglio Grande at dusk The Naviglio Grande is a canal in Lombardy, northern Italy, joining the Ticino river near Tornavento to the Porta Ticinese dock, also known as the Darsena, in Milan
MILANO, scende la sera sul Naviglio Grande

Dove trovare i Milanesi:

Durante il giorno è pressoché impossibile scambiare chiacchiere con qualcuno: sono troppo impegnati in ufficio “a lavurà” e – quando si concedono un “break” – non vogliono essere disturbati (“devi mollarmi!”). Tutt’al più li trovi in pausa pranzo a mangiare una pizza da Spontini oppure un panzerotto da Luini all’ombra del Duomo. E’ la sera, come detto, che il Milanese fa la parte del leone: non c’è festività o evento, di qualsiasi religione sia, a cui possa mancare, anche la notte delle lanterne dei buddisti “è un must!”. I suoi posti preferiti devono essere esclusivi: un ristorantino “pettinato” per mangiare sushi (il top del top, come direbbero loro), una festa per sorseggiare “champagnino” o a bere un drink sulla Terrazza Aperol presso il Duomo, alle colonne di San Lorenzo oppure all’Arco della pace. Ma certamente il posto più caratteristico di Milano, la “location top” che ogni Milanese deve frequentare, sono i Navigli: è tra queste vie che brulicano di gente che si può assaporare la Movida milanese (ancor di più dopo la riqualificazione della Darsena), dal tramonto fino a notte inoltrata. Posto inconfondibile e unico, impersonifica perfettamente la mondanità dei Milanesi e il loro carattere. Chi si vuol sentire milanese, anche solo per una sera, deve venire qui.

L’aperitivo alla Milanese:

Il Milanese si scatena appena esce dall’ufficio e di conseguenza il rito per eccellenza è l’aperitivo, momento topico della giornata. Per festeggiare la “liberazione quotidiana” si ritrova con gli amici o colleghi al solito bar, che per tutti è notoriamente “il migliore in giro”.  Visto però che il Milanese è esagerato per natura, succede spesso che l’aperitivo si prolunghi per ore, sostituendosi del tutto alla cena anziché introdurla. Anche per questo a Milano non si usa il termine happy hour – ormai troppo banale e superato – bensì il più pomposo aperi-cena, un neologismo coniato ad hoc ma che calza perfettamente. Difatti ogni Milanese che si rispetti non esita a scatenarsi tra le 18 e le 21 di fronte all’ampia gamma di cibi che trova sul bancone del bar, assaggiando le pizzette e i sandwich, i salumi e formaggi, la pasta e i panini (solitamente tutto a buffet), sempre con un fido cocktail in mano, Negroni o Spritz che sia. Soprattutto per un turista, è la forma più genuina e pratica per scoprire una (piccola) parte della cucina italiana.  Cosa fondamentale visto che il Milanese è sempre attento al portafoglio in una città cara come Milano, l’aperi-cena è pure decisamente economico rispetto ad una cena in un ristorante: il cibo è gratuito e il prezzo viene calcolato per drink bevuto, che si aggira sui 10€ e non è affatto male!

Insomma il rinomato “aperitivo Milanese” è certamente il modo migliore per provare la vita di Milano e diventare per qualche giorno un abitante della città della moda.

Simone Colombo